"Sbirri al 100% cioè affidabili", parola di ragazzo mafioso

Giovani | 26 ottobre 2017

Mio padre, che è al 41 bis, mi ha detto di venire da voi perché voi siete ‘sbirri al 100%’”, ossia uomini affidabili e competenti. Queste le parole con cui un giovane mafioso, figlio di un boss al 41 bis della famiglia di Villagrazia di Carini, si è rivolto ai poliziotti della sezione Catturandi della squadra Mobile di Palermo, chiedendo loro aiuto perché non era disposto ad obbedire al diktat della famiglia mafiosa di uccidere il suo migliore amico, reo di aver preso dei soldi di una partita di droga. A raccontare agli studenti dell’ITG “F. Parlatore” di Palermo l’episodio del giovane boss – “voleva a tutti i costi parlare con uno della Catturandi” - e l’epiteto ingenuamente dato ai valorosi ‘cercatori di latitanti’ – “avevamo il riconoscimento da parte delle famiglie mafiose di essere sbirri bravi” - è stato un poliziotto che ha prestato servizio alla sezione che da la caccia ai latitanti, proprio uno di quegli sbirri al 100%. I.M.D., sovrintendente capo della polizia di Stato, ha, infatti, lavorato dal 1995 al 2013 presso la sezione Catturandi e, in quegli anni, ha preso parte agli arresti di latitanti del calibro di Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Pietro Aglieri, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Gianni Nicchi e tanti altri. Stamane ha condiviso con i giovani l’esperienza, le difficoltà e i successi di un lavoro non proprio facile, ma che dimostra l’impegno dello Stato nella lotta al crimine organizzato e i risultati positivi raggiunti. Un incontro, dunque, in linea con gli obiettivi del progetto “Giovani cittadini attivi e consapevoli”, nell’ambito del quale la manifestazione si è svolta, che ha preso le mosse anche dalla constatazione del basso grado di fiducia dei giovani nei confronti delle istituzioni e della mancanza di conoscenza degli indiscutibili successi ottenuti nel contrasto alle mafie. E se quegli sbirri che cercano latitanti sono al 100%, anche il loro lavoro ha dunque un valore in percentuale: 99%. Tra i pezzi grossi da assicurare alla giustizia, infatti, manca solo Matteo Messina Denaro.

La lotta alla mafia non passa solo attraverso la caccia ai latitanti, ma è necessario recidere i rapporti con il mondo delle professioni, della politica, dell’economia e della finanza. “La mafia c’è ancora perché trova tanta linfa”- ha puntualizzato il poliziotto che oggi presta servizio presso la sezione criminalità straniera della medesima squadra Mobile. E questa linfa può derivare anche da ciascun cittadino che, più o meno consapevolmente, sceglie di “incrementare il mercato illegale – come nel caso dell’uso degli stupefacenti o della prostituzione- che alimenta Cosa nostra”. Ecco perché è essenziale il senso di responsabilità di ciascuno di noi, “abbiamo bisogno di coerenza, di impegno civico in questo Paese - ha esortato I.M.D. E’ necessario che ciascuno di noi si impegni in ciò che sceglie di fare e lo faccia con onestà e nel rispetto delle regole. Solo facendo così non date linfa alle organizzazioni criminali”.

L’incontro, realizzato nell'ambito del finanziamento ‘Giovani protagonisti di sé e del territorio - CreAZIONI Giovani’ dell'Assessorato Regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali, è stato coordinato da Giovanni Frazzica, presidente dell’associazione P.A.R.S. che ha promosso il progetto realizzato, oltre all’ITG “F. Parlatore, anche all’ITET “M. Polo”, al liceo artistico “Ragusa-Kiyohara” e all’I.P.S.S.A.R. “P. Borsellino” di Palermo.

 di Alida Federico

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