Si chiamava Piersanti, era presidente della Regione e antimafioso

Giovani | 3 dicembre 2019


Quante volte si parla di giustizia e quante volte questo termine finisce per essere vago e dissolversi del tutto?

Quante volte uomini onesti, impegnati a rendere migliore la società, sono stati uccisi senza ottenere piena giustizia?

Un avvenimento in tal senso significativo riguarda l’uccisione di Piersanti Mattarella.

Erano gli anni della crisi della Dc in Sicilia, c’era una spaccatura all’interno del partito e si preparava il “sacco” di Palermo, quando Piersanti entrò nell’Assemblea Regionale, imponendosi, con un particolare stile fondato sulla trasparenza e battendosi per la rotazione delle persone nei centri di potere con dei limiti temporali, in modo da evitare il radicarsi di consorterie pericolose.

Il suo OBIETTIVO? Una Regione “CON LE CARTE IN REGOLA”.

Pertanto iniziò con il denunciare le irregolarità e fece pulizia all’interno del partito e nel Consiglio regionale.

Per queste ragioni si può ritenere che, mediante quelle riforme a garanzia del territorio, rivolte ad una moralizzazione della vita pubblica, in particolare nella pubblica amministrazione, nella gestione degli appalti e quant'altro, egli fu davvero rivoluzionario.

Piersanti Mattarella divenne, dunque, PROTAGONISTA di un tentativo concreto di cambiamento della Sicilia..

Voleva portare avanti un’opera di modernizzazione così da recidere i legami con la criminalità organizzata.

Tuttavia, fu questa sua dirompente determinazione, che lo spinse ad agire per lo sviluppo del proprio paese, in nome della giustizia, a renderlo un temibile avversario, non solo per la mafia.

La situazione venne ulteriormente aggravata quando, in seguito all’uccisione, per ordine di Gaetano Badalamenti, di Peppino Impastato andò a Cinisi dove pronunciò un durissimo discorso contro Cosa Nostra.

Andava eliminato.

Quarant’ anni fa, nel giorno dell'Epifania, via della Libertà fu teatro dell’efferato omicidio.

Un killer uccise con svariati colpi di pistola Piersanti Mattarella, l’allora Presidente della Regione Siciliana, l’uomo che era stato il punto di riferimento della parte sana della società civile e di quell’esigua minoranza politica che aveva a cuore gli interessi dei siciliani. Venne ucciso mentre si trovava dentro la sua auto, davanti alla sua famiglia, mentre stavano andando a messa. Tra i primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio, il fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica che provò a soccorrerlo…. Piersanti morì tra le sue braccia.

Pio La Torre, esponente del Pci siciliano e amico di Piersanti affermò a tal proposito: “si colpisce Mattarella mentre è aperta una crisi decisiva per la vita della Regione siciliana: cioè quando si apre un confronto tra tutte le forze democratiche dell’isola per dare uno sbocco unitario e positivo alla direzione politica della Regione. Mattarella era un punto di riferimento decisivo per questo confronto politico. Per questo lo si è colpito.”

Sull’uccisione di Piersanti Mattarella venne seguita la “confortevole ipotesi”, secondo la definizione di Leonardo Sciascia, dell’unicità della mafia, mentre verranno ignorati dal processo gli intrecci che Giovanni Falcone aveva individuato con l’eversione di destra e la P2.

Nel 1995, vennero condannati all'ergastolo quali mandanti dell'omicidio Mattarella, i boss della cupola: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci.

Le condanne vennero confermate in Cassazione, tuttavia, gli esecutori materiali non sono mai stati individuati con certezza.

Il processo ha messo la parola fine a un’indagine, cominciata da Giovanni Falcone, e complicata da depistaggi e da ritrattazioni di collaboratori di giustizia e testimoni.

Ha lasciato, però, l’ombra del dubbio, come ha detto alcuni anni fa Pietro Grasso, il quale, sottolineando le stranezze nella ricostruzione ufficiale dell'omicidio e suggerendo un coinvolgimento non solo della mafia ma anche del terrorismo nero e della massoneria, ha dichiarato che “le carte processuali sono riuscite a fotografare solo la parte superficiale della storia”.

Pertanto , è compito di noi giovani conoscere “in profondità” questi tristi eventi e rendere onore a chi, come Piersanti Mattarella, è morto di libertà, a chi, in virtù della correttezza, ha agito per il benessere della collettività, lottando, senza alcun altro sostegno se non avvalendosi esclusivamente delle sue competenze, del suo rigore e della sua passione, a chi ha operato per la giustizia fino a morirne….

Un uomo che, per di più, nonostante la situazione di grave pericolo, aveva la straordinaria capacità di non portare a casa le preoccupazioni e lo stress del lavoro. Era sempre sereno e pieno d’entusiasmo!

È dovere di noi giovani, quindi , decidere come vivere, se con superficialità, credendo di assolvere al nostro dovere, limitandoci a ‘postare’ su Instagram frasi con l’hashtag ‘giustizia’, oppure, sull’esempio di uomini come Piersanti Mattarella, ribellandoci veramente alla criminalità, alla corruzione, alla mafia, in modo tale da essere proprio NOI giovani a impegnarci in nome di quella giustizia che ancora oggi, purtroppo, molte vittime della mafia aspettano. Una di queste vittime “SI CHIAMAVA PIERSANTI”…..non dobbiamo dimenticarlo!

Aurora Adamo

Classe IV Liceo Classico “Virgilio” Mussomeli    





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