Sindaci nel mirino: una minaccia ogni 15 ore. Record in Campania e Sicilia

Politica | 6 aprile 2019

Una minaccia ogni 15 ore. Continuano ad aumentare in Italia gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali: nel 2018 sono stati 574, il 6,2% in più rispetto ai 537 dell’anno precedente. E’ quanto emerge dall’ultima edizione del Rapporto «Amministratori sotto tiro» curato da Avviso Pubblico. Dal 2011, anno della prima edizione in cui furono censiti 212 casi, le minacce sono aumentate del 170%.

Il fenomeno lo scorso anno ha coinvolto tutte le regioni italiane ad eccezione della Valle d’Aosta, 84 Province e 309 Comuni: il 66% del totale dei casi censiti (379) si è registrato nel Mezzogiorno - il 42% dei casi al sud e il 24% nelle isole - e il restante 34% (195 casi) nel centro-nord, dove si riscontra un ulteriore aumento di minacce e intimidazioni rispetto al 2017. Preoccupa l’evidente incremento dei casi (da 52 a 93) nelle regioni del centro (16% del totale), che supera il nord-ovest (11%) e stacca il nord-est (7%). Il 14% delle intimidazioni ha avuto come bersaglio delle donne, minacciate con le stesse metodologie utilizzate per gli uomini. L’identikit tipo dell’amministratore sotto tiro - sempre secondo Avviso Pubblico - è quello del sindaco di un Comune medio-grande (oltre 50 mila abitanti) del sud Italia, cui ignoti aggressori bruciano nottetempo l’auto parcheggiata nei pressi dell’abitazione. L’81% delle intimidazioni censite nel 2018 sono state di tipo diretto (+5% rispetto all’anno precedente), rivolte cioè a ad amministratori locali e personale della pubblica amministrazione; nel 19% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto, contro municipi, uffici e strutture di proprietà comunale oppure a strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. Tra le intimidazioni di tipo indiretto, figurano anche quelle destinate a collaboratori e parenti: genitori, mogli, mariti, fratelli e sorelle.

Nel 2018 si è confermato l’aumento, in termini assoluti e percentuali, delle minacce e delle aggressioni nei confronti del personale della pubblica amministrazione: si è passati dal 21,25% del 2017 al 30% delle minacce dirette registrate nel corso del 2018. L’anno scorso il mese in cui si è riscontrato il numero più elevato di intimidazioni - ben 68 casi - è stato aprile: se due anni fa il maggior numero di intimidazioni (40%) si era concentrato nel periodo estivo - tra giugno e settembre - nel 2018 la stessa percentuale è stata registrata tra aprile e luglio, mesi in cui la media delle intimidazioni è salita a due al giorno. Riaffiora dunque un trend costante dei precedenti Rapporti - escluso il 2017 - quando si rilevava un numero maggiore di intimidazioni nei mesi che precedono le elezioni amministrative (sono circa 800 gli enti locali andati al voto nel 2018).


Campania e Sicilia in testa, il caso Agrigento

E’ la Campania per il secondo anno consecutivo la regione in cui si registra il maggior numero di intimidazioni ad amministratori locali: 93 i casi censiti nel 2018, l’8% in più rispetto all’anno precedente. Nella classifica regionale stilata da Avviso Pubblico per l’ultima edizione del Rapporto «Amministratori sotto tiro» la Campania precede, nell’ordine, la Sicilia con 87 casi (+10%), la Puglia con 59 casi, la Calabria con 56 e la Sardegna con 52 (+8%). Al sesto posto la prima regione del centro-nord, la Toscana, che con 40 casi ha più che raddoppiato il numero di atti intimidatori registrati nel 2017, quando furono 19. A seguire Lombardia (39 casi), Lazio (36), Abruzzo (23) ed Emilia-Romagna (20): fatta eccezione per quest’ultima regione, stabile rispetto al 2017, in tutte le altre si è registrato un sensibile aumento dei casi censiti.

A livello provinciale, nel 2018 il territorio più colpito si conferma Napoli (47 casi, +38% rispetto al 2017) davanti a Palermo (25 casi), Roma (20), Reggio Calabria (17), Lecce e Agrigento (16) Caserta, Bari, Catania e Sassari (15 casi ciascuno).

Il 45,5% dei 574 casi censiti da Avviso Pubblico nel 2018 si è verificato in Comuni con una popolazione inferiore ai 20 mila abitanti: il 7% nei Comuni fino a 2 mila abitanti, il 12% dai 2 mila ai 5 mila, l’11,5% dai 5 mila ai 10 mila, il 15% dai 10 mila ai 20 mila. Il 34,5% di intimidazioni e minacce, un caso su tre, sono avvenute in Comuni con oltre 50 mila abitanti. Un altro 20%, un caso su cinque, si è verificato in Comuni tra i 20 mila e i 50 mila abitanti. Sempre nel 2018 sono stati censiti atti di intimidazione e di minaccia verso amministratori locali in 45 Comuni che, in un passato più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa: si tratta di 68 casi, il 12% del totale.


Aumentano le minacce anche sui social

In calo gli incendi (dal 28% del 2017 al 19% dell’anno scorso) e le lettere e i messaggi intimidatori (dal 14 al 11,5%), in aumento le aggressioni (dal 10 al 15%), le minacce verbali (dal 9 al 12,5%), quelle via social network (dal 9 al 12%) e le scritte offensive o minacciose (dal 5 all’8%). Diventano sempre più multiformi - secondo l’ultima edizione del Rapporto di Avviso Pubblico - le intimidazioni contro gli amministratori locali. E crescono le differenze tra macroaree geografiche.

Gli incendi, prima tipologia di minaccia al sud e nelle isole, si trovano solo al sesto posto nell’area centro-nord. Analogamente lettere e messaggi intimidatori, prima tipologia di minaccia al centro-nord, si classificano all’ottavo posto nell’area sud-isole. Una tipologia di intimidazione che «unisce» il Paese sono le aggressioni: seconda tipologia al sud e nelle isole (il 16%), quarto posto al centro-nord (13,3%). Sintomatica la progressiva escalation delle minacce veicolate sui social: da un poco significativo 3% registrato nel 2016 su scala nazionale al 12% del 2018, quarta tipologia più utilizzata. «E impiegata - spiegano gli autori del Rapporto - non solo per intimidire gli amministratori locali e il personale della pubblica amministrazione attraverso minacce, offese e insulti, ma anche come terreno di diffamazione».Nel complesso emerge che «al sud e nelle isole si intimidisce in maniera più evidente, spettacolare, senza preoccupazioni di destare allarme sociale: il 41% delle minacce si concentra nelle categorie incendi e aggressioni. Al contrario al centro-nord l’intimidazione sembra rispondere ad un’esigenza diversa - non attirare l’attenzione dell’opinione pubblica - pur mantenendo lo stesso fine: intimidire e condizionare l’operato della vittima. Il 40% delle minacce censite è veicolata attraverso lettere, messaggi e telefonate minatorie oppure tramite minacce verbali».

Una curiosità: non tutte le intimidazioni ricevute da amministratori locali e personale della pubblica amministrazione hanno una matrice criminale. Avviso Pubblico ha registrato per il terzo anno consecutivo un aumento dei casi in cui non sono le mafie o altre organizzazioni criminali a colpire, quanto singoli cittadini o gruppi di essi. Si tratta di episodi sempre meno isolati, che si verificano su tutto il territorio nazionale. Fra queste minacce e intimidazioni non criminali - 169 nel 2018, il 29,5% del totale - oltre un terzo, il 35,5%, trae origine dal malcontento suscitato da una decisione amministrativa sgradita. Un altro 22,5% è riconducibile ad un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o di un posto di lavoro. Il 17% si riferisce invece a casi di «violenza politica», in un momento storico in cui si assiste al risveglio di certi estremismi. Il 15%, infine, è strettamente collegato al tema dell’immigrazione e all’accoglienza dei rifugiati.


I comuni dove le intimidazioni ai sindaci sono ormai di casa

Esistono in Italia realtà locali in cui gli amministratori convivono da anni con le intimidazioni: nel triennio 2016-2018, sono 16 i Comuni in cui ogni anno sono state registrate minacce, aggressioni e atti minatori di vario tipo. E’ una mappa poco consolante quella disegnata da Avviso Pubblico nell’ultima edizione, presentata oggi, del Rapporto «Amministratori sotto tiro».

Sette si trovano al Sud, sei al centro e tre al Nord: Licata (Agrigento), Rosolini (Siracusa) e Gela (Caltanissetta) in Sicilia; Crosia (Cosenza) in Calabria; Scanzano Jonico (Matera) in Basilicata; Carovigno (Brindisi) e San Severo (Foggia) in Puglia; Lanciano (Chieti) in Abruzzo; Anzio, Ardea e il Municipio di Ostia (Roma) nel Lazio; Cascina e Pontedera (Pisa) in Toscana; Faenza (Ravenna) in Emilia-Romagna; Ventimiglia (Imperia) in Liguria; Carmagnola (Torino) in Piemonte.

Risalendo ancora più indietro nel tempo, va ricordato che in sei di questi Comuni/Municipi - Licata, Rosolini, Gela, Scanzano Jonico, Carovigno ed Ostia - si sono verificati atti intimidatori anche nel 2015. E a Carovigno ed Ostia persino nel 2014.  

 di Angelo Meli

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