Solo certi politici odiano i rom, a Palermo avviata l'integrazione

Società | 8 aprile 2019
La protesta di Torre Maura è «una scintilla che può accendere tanti focolai in giro per l’Italia" del resto «più dell’89% dei discorsi d’odio nascono dai politici». Ne è convinto il presidente dell’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla, che ha presentato insieme ad Amnesty International il Rapporto annuale da cui emerge che in Italia sono circa 25mila le persone di etnia rom che vivono in baraccopoli istituzionali e baraccopoli informali. 

Il numero dei rom, secondo il rapporto, è in forte diminuzione negli ultimi anni in Italia ed è dovuto alla "condizione drammatica» di alcuni insediamenti, alla crisi economica ed anche ai «proclami politici» che stanno spingendo anche comunità di antico insediamento allo spostamento nei Paesi del Nord Europa o al ritorno nei Paesi di origine. 

Secondo l’Associazione 21 luglio, in una fase in cui per la prima volta si assiste ad un decremento delle famiglie di origine rom che abitano nelle baraccopoli e contestualmente alla possibilità di utilizzare finanziamenti europei per la promozione di azioni inclusive, l’Italia «sembra non cogliere la congiuntura favorevole». Anzi avviene il contrario come è accaduto a Torre Maura, una protesta che per il presidente dell’Associazione 21 luglio è stata «anomala: poteva essere bloccata la strada e non è stato fatto, c'erano poche forze dell’ordine ed è stato concesso ai manifestanti di collocarsi in prossimità del centro gridando slogan xenofobi e razzisti» e facendo così credere che «nel nostro paese tutto sia lecito». 

Del resto, proprio nel rapporto si sostiene che «più dell’89% dei discorsi d’odio nascono dai politici. I politici e il loro linguaggio - ha detto il presidente - hanno responsabilità enormi e soprattutto la politica non può essere un argine a questa deriva pericolosa». Nel 2018 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 125 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, di cui 38 (il 30,4% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. La media giornaliera è di 0,34 episodi al giorno, mentre se si isolano esclusivamente episodi ritenuti di una certa gravità (incitamento all’odio e/o alla discriminazione) questa si attesta su 0,10 episodi al giorno. L’Associazione 21 luglio, teme inoltre che si possa ripetere «lo stato di emergenza nomadi» proclamato in passato da Berlusconi poiché «le premesse ci sono tutte». 

In Italia - secondo il rapporto - ci sono 127 di insediamenti istituzionali, presenti in ben 74 Comuni. Al loro interno vivono circa 15.000 persone, delle quali più della metà sono rappresentati da minori, con una percentuale di cittadini con cittadinanza italiana vicina al 45%. E proprio sulla condizione abitativa dei nomadi in Italia Amnesty International ha ricordato di aver presentato «per la prima volta» un ricorso al Comitato Europeo dei Diritti sociali. Per Riccardo Nury portavoce di Amnesty International Italia «questa minoranza invisibile periodicamente diventa il problema, a cui la politica non dà risposte, il problema che riproduce questa guerra, tra ultimi e penultimi nelle periferie italiane, soprattutto quelle romane, è perché non si prendono decisioni basate sui diritti e si continuare a pensare ai rom alla stregua di pacchi da scaricare da qualche parte, senza neanche avvisare il destinatario». 

Si procede, soprattutto a Roma, «per sgomberi forzati» ma esempi positivi ci sono in Italia e l’Associazione 21 luglio cita i casi dei comuni di Moncalieri, Sesto Fiorentino, Lamezia Terme e Palermo dove i nomadi sono stati trasferiti dalla baraccopoli della Favorita a in strutture alberghiere e in un bene confiscato alla mafia. «Per questi ultimi Comuni - ha detto Carlo Stasolla dell’Associazione 21 luglio - si tratta di risposte da osservare con attenzione e da sostenere, perché rappresentano una nota di discontinuità nel panorama nazionale e il superamento dei campi rom è la sfida più grande, l’unica percorribile».

A Palermo, in particolare, è stato superato un momento di protesta dei residenti di Ciaculli, dove una delle famiglie rom è stata sistemata in una casa confiscata ai mafiosi, e sono stati avviati programmi di integrazione che si svilupperanno sin dalle prossime settimane. 

 di Dario Carnevale

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