Taglio dei parlamentari, all'Ars non è valso granchè

Politica | 22 settembre 2020
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Un risultato elettorale, quello del Referendum e delle sette Regioni,
ambivalente. È prevalso il sì nel Referendum, il centro sinistra e il centro destra hanno ottenuto un tre a tre nelle regionali.

Dopo la vittoria del sì per la riduzione del numero dei Parlamentari si attende la modifica della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari per ricomporre l’equilibrio costituzionale modificato dal referendum.

Rimane aperta la questione della qualità politica degli eletti se deve essere affidata agli elettori, come vuole la democrazia rappresentativa o se debbono essere scelti per cooptazione dalle segreterie pro tempore delle forze politiche.

L’esperienza della Sicilia può essere d’esempio: la riduzione dei parlamentari regionali all’ARS, da 90 a 70, sin ora non ha prodotto alcun miglioramento qualitativo né dell’attività legislativa né dei profili etici e politici degli eletti, anzi è necessaria una capacità di rigenerazione dei partiti, modellandone il collegamento con il territorio, con le categorie sociali, con gli organismi intermedi della società, sulla base di progettualità economica, sociale, ambientale e del modello di sviluppo che si vuole perseguire nell’attuale fase di transizione di sistema aggravata dall’attuale crisi pandemica.

L’ondata populista, quella sovranista e dell’antipolitica sono state frenate dal risultato elettorale.

Nelle motivazione per il sì sono passate in secondo piano le solite argomentazioni sul risparmio e il taglio delle poltrone alla casta, mentre sono venute in prima fila quelle del funzionamento e potenziamento del Parlamento.

Dal risultato delle regionali è venuto fuori uno stop al sovranismo di Salvini e Meloni la cui offensiva per conquistare la Toscana e la Puglia non è riuscita.

Dal risultato elettorale esce invece uno striminzito e irrilevante risultato per Italia Viva, Azione e +Europa.

Il Pd si sente confortato dal risultato elettorale che ne ha fatto il primo partito della coalizione, dopo il risultato negativo dei penta stellati, e che gli assegna il compito di accelerare le iniziative per progettare la spesa del Recovery Fund, l’utilizzo dei fondi del Mes, la cancellazione dei decreti di sicurezza di salviniana memoria.
Una nuova stagione di riforme è possibile se saranno ben programmate le spese coerentemente e correttamente i fondi che l’UE mette a disposizione.

La crisi del Covid diventa l’occasione storica per progettare società ed economia. Se non lo fa una sinistra rinnovata non lo può fare nessun altro. Essa sola può programmare il contrasto alla disuguaglianza sociale, territoriale, di genere e progettare una nuova società e una green economy ripescando nel suo bagaglio storico, culturale e sociale competenza e ispirazioni ideali.

Gli obiettivi enunciati dal governo Conte per la spesa delle somme dell’UE sono condivisibili – modernizzazione, digitalizzazione, superamento disuguaglianza e le altre missioni elencate – ma non sono esaustivi.

Occorre superare il neoliberismo ed esaltare la costruzione della democrazia dal basso che significa coinvolgere nella programmazione e nella spesa le istituzioni e le forze sociali, recuperare la sovranità sull’innovazione tecnologica e digitale per contribuire alla crescita sostenibile del Pianeta, rimette al centro il superamento della disuguaglianza territoriale tra Nord e Sud, tra città e campagna, tra centro e periferia.

L’Europa ha fatto scelte importanti sul terreno dell’unità politica e del contenimento del sovranismo a livello europeo.

Occorre però precisare il programma di spesa e mettere al centro la governance democratica mondiale dei processi di globalizzazione e di finanziarizzazione, traducendoli anche nelle politiche pubbliche interne.

In tale quadro devono trovare spazio anche le misure nazionali europee e mondiali di contrasto alle mafie e alla corruzione.

Esse in modo diverso, ma in ogni paese, sono un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione, e alla democrazia.

Leggi e strumenti ci sono, occorre potenziarli e renderli più efficienti.

Il governo Conte apra un tavolo di confronto con le organizzazioni sociali e antimafia anche su questo tema – mettendo a fuoco le criticità e il loro superamento.

L’indebolimento operativo di strumenti come Anac, Agenzia dei beni confiscati, le recenti vicende relative alla scarcerazione a causa del Covid di detenuti, danno l’impressione di un allentamento di attenzione politica che contrasta l’impegno repressivo delle forze dell’ordine e della giustizia e quello di prevenzione del movimento antimafia.

È aperta con il prossimo ventesimo anniversario della Convenzione ONU anticriminalità di Palermo 2000 l’occasione storica, anch’essa da non perdere, di rafforzare il tema anche a livello mondiale.
Non basta esultare per il risultato elettorale, ma occorre rimboccare le maniche e dare una progettualità condivisa alle coalizioni di governo.
Vedremo!

 di Vito Lo Monaco

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