Teatro a Catania tra Fo, Pasolini e Rosso di San Secondo

Cultura | 7 luglio 2019

Diretto e interpretato da Francesco Russo per il teatro “L’Istrione” nello spazio estivo del “Centro Zo”, l’apprezzato regista-attore etneo – investito dall’imprimatur dell’inarrivabile maestro della satira Dario Fo da lui conosciuto (e, come maestro, riconosciuto) – ha portato in scena l’ormai celeberrimo Mistero Buffo, strepitoso cavallo di battaglia del nostro acclamato Premio Nobel per la letteratura (1997), cimentandosi nell’irriverente giullarata medievale, con cui gli istrioneschi artisti di strada del passato canzonavano il potere, rendendo “dignità al mondo degli oppressi”. Mantenendo solo nell’incipit una chiave recitativa fedele all’originale (l’irresistibile “grammelot”, fatto di parole inventate, suoni, onomatopee…) per restituire al testo la classicità del teatro italiano, ecletticamente Russo sfugge alla trappola stucchevole dell’imitazione, rafforzandone l’originalità con una traduzione vernacolare, usata per gli altri racconti e dunque felicemente adattata al pubblico etneo e siciliano. Richiamando all’attualità la crudeltà di Papa Bonifacio VIII ed altre irriverenti giullarate, il percorso si snoda velocemente in gestualità e sonorità più confacenti alla personalità artistica di Russo, che sperimentando nuovi varchi si cimenta con successo in mutevoli performances, frutto del costante e faticoso lavoro di perfezionamento. 

Presentato una prima volta in occasione del quarantesimo anniversario della cruenta morte, Solo l’amore conta (Omaggio a Pier Paolo Pasolini), scritto e diretto da Nicola Costa, torna alla “Sala Chaplin” di Catania con un gruppo d’attori “in progress” che hanno trovato nel mentore Costa non soltanto il maestro di recitazione, ma altresì l’ideale tracciato di maturazione culturale che il “Laboratorio Accademico di Drammatizzazione Permanente e Legalità” rappresenta attraverso l’atto finale della messa in scena. Una “destrutturazione – scrive lo stesso Costa – del pensiero e dell’opera di denuncia del pensiero di PPP”, che appunto fa del teatro il topos privilegiato politico e culturale estraneo al divertissement fine a se stesso. Ne emerge uno schizzo inquietante d’un intellettuale “maledetto” – la cui opera di costante denuncia contro il potere e la reificazione degli esseri umani da parte della società dei consumi lo ha condotto ad una battaglia estrema e solitaria – di cui nessuno sembra aver raccolto l’eredità e l’invocazione all’amore universale e la cui scomparsa ha lasciato nel paese un vuoto incommensurabile. In linea con il ruolo assunto nella città etnea, alla fine dello spettacolo Costa al lanciato un “grido di dolore” contro la gestione dei teatri pubblici, troppo spesso disposta a scelte artistiche parziali (o proprio artatamente “pilotate”) fondate su opinabili criteri selettivi. “Affiatati e motivati” i ben 15 interpreti: Maria Anselmi, Angelo Ariosto, Lucia Barbera, Marina Boccafoschi, Angela Carletta, Rosa Correale, Daniele Di Martino, Marice Fiorito, Gaetano Gulisano, Noemi La Cava, Caterina La Rosa, Sonia Malafarina, Livio Milazzo, Maria Patanè e Marco Sambasile;assistenza tecnica di Conny La Cava.

 Scrittore ingiustamente trascurato il nisseno Pier Maria Rosso di San Secondo, commediografo e narratore di statura europea dal verso inquieto, ha trovato nella compagnia Carullo-Minasi (fondata nel 2009 e già onusta d’invidiabili riconoscimenti), ingaggiata per il secondo spettacolo estivo del “Teatro Stabile di Catania” (all’interno della corte del Castello Ursino), nuova linfa vitale con l’intelligente regia-recitazione di Giuseppe Marullo e Cristiani Minasi, coadiuvata dall’ottima scelta attoriale. Grottesco, ridicolo, precorritore del teatro dell’assurdo, surreale nella vuotezza del mistagogo (qui chiamato ad officiare il rito del nulla) Marionette, che passione denuda impietosamente il dramma della vita degli esseri umani “illuminati appena dalla residua passione di vivere”. Scenografia funzionale (fatta di gabbie mobili) entro la quale metaforicamente i personaggi dipanano la loro vita da marionette, divertendo drammaticamente il pubblico in un gioco tragico e buffo allo stesso tempo, che fonda e trova tutte le sue ragioni nella rappresentazione teatrale. Interpreti: Giuseppe Carullo, Cristiana Minasi, Gianluca Cesale, Manuela Ventura, Alessandra Fazzino, Ciccio Natoli.

 di Franco La Magna

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