Tempo d'estate e di meduse, in Sicilia e Sardegna le più pericolose

Società | 19 maggio 2018

Il clima sempre più caldo tropicalizza  il Mediterraneo. Ed è invasione di meduse nei nostri mari. «Negli ultimi 10 anni gli avvistamenti di questi organismi gelatinosi lungo le coste sono aumentati addirittura di dieci volte», afferma Angela Santucci, biologa marina ricercatrice dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Lesina (Foggia). Misteriose, maestose e affascinanti, le meduse sono quasi sempre temute dai bagnanti, a torto o a ragione. La maggior parte è innocua o tutt'al più punge e sono in genere le "nostrane», mentre le meduse «forestiere», cioè quelle tropicali o sub tropicali arrivate da noi attraverso il canale di Suez, sono pericolose e possono sino a provocare la morte. E’ il caso della «velenosissima Caravella portoghese, avvistata al largo della Sicilia, della Sardegna e recentemente anche a Villa San Giovanni (Reggio Calabria) o della Medusa nomade avvistata nel Canale di Sicilia, nello Stretto di Messina e lungo le coste della Sardegna, simile al nostro comune e innocuo Polmone di mare, avverte Santucci.

«Ormai ogni estate siamo a rischio per varie cause» spiega la biologa marina citando «l'innalzamento delle temperature globali che favoriscono la migrazione, il depauperamento delle popolazioni di grossi pesci predatori, nonché competitori alimentari delle meduse, l’aumento della ricchezza di nutrimento nell’acqua; la costruzione di dighe per prevenire l’erosione costiera e di porti turistici, che sono habitat ideale per le meduse che all’inizio del loro ciclo di vita sono dei polipi». In condizioni ambientali favorevoli queste masse gelatinose possono formare «massicce fioriture fastidiose e a volte anche pericolose per i bagnanti che vengono punti dai loro tentacoli provvisti di cellule urticanti».

Dall’Adriatico al Tirreno, sino allo Ionio e soprattutto alle coste di Sicilia e Sardegna, è un proliferare di animali gelatinosi che a volte pur essendo grossi non sono meduse. Come ad esempio la salpa maxima, «gelatina» innocua per l’uomo «ma la forte diffusione può causare danni agli ecosistemi», spiega Santucci osservando che peraltro «questo plancton gelatinoso compete con larve e avannotti di pesci nutrendosi del loro cibo costituito dai crostacei» e invade le praterie sottomarine costiere.

Questa grande diffusione del plancton gelatinoso può danneggiare anche «l'economia della pesca ostruendo le reti dei pescatori e causando la morte dei pesci in quanto mangiano le loro uova ed embrioni, provocando un impoverimento degli stock ittici». E proprio la costante diminuzione dei suoi predatori tonni, tartarughe e pesci spada portano alla proliferazione delle meduse.

Per frenare il fenomeno, la biologa suggerisce di vestire i panni di «sentinella delle meduse», segnalandone l’avvistamento ad associazioni ambientaliste e dall’altro, «visto che sono ricche di proteine, amminoacidi essenziali, sostanze antiossidanti e collagene, preziosi per la dieta umana, potrebbero diventare una gustosa risorsa alimentare. Oggi - conclude Santucci - l’introduzione di questo nuovo prodotto ittico in cucina è incentivato dall’entrata in vigore il 1 gennaio 2018 della nuova normativa europea 2283/2015 sui novel food con cui sarà possibile trovarlo anche nei supermercati e nei ristoranti italiani» una volta il decreto attuativo da parte del ministero della Salute.


In Sicilia e Sardegna le più pericolose, ecco come riconoscerle

Riconoscerle per evitarle. Sono soprattutto le meduse tropicali e sub tropicali che hanno invaso i nostri mari quelle da cui tenersi lontani perché velenosissime, tanto da poter causare la morte. Le «nostrane" sono in prevalenza urticanti o innocue. Ecco una mappa - fornita dalla biologa marina Angela Santucci dell’Ismar-Cnr - della presenza delle varie meduse nei nostri mari e qualche dettaglio per riconoscerle, partendo dalle due potenzialmente letali.

Physalia physalis: la Caravella portoghese è velenosissima. Arrivata dal Canale di Suez, non è una vera e propria medusa ma una colonia di polipi e meduse, attaccati a una vescica bluastra che convivono galleggiando sul pelo dell’acqua, con tentacoli lunghi anche 20 metri che contengono tossine che possono causare fortissimi dolori e anche l’arresto cardiaco. E’ stata avvistata al largo di Sicilia, Sardegna e di Villa San Giovanni (RC).

Rhopilema nomadica: pericolosissima, può raggiungere anche mezzo metro di diametro. Molto simile al nostro innocuo Polmone di mare, ma con braccia filamentose e priva del caratteristico bordino blu-viola sull'ombrella, è stato avvistato nel Canale di Sicilia, Stretto di Messina e Sardegna.

Pelagia noctiluca: la medusa luminosa, tra le più note native nel Mediterraneo, abbondante in Tirreno e Adriatico settentrionale, ha diametro tra 10 e 15 centimetri, colore tra il marrone e il violetto, ha tentacoli lunghi anche qualche metro, è molto urticante ma non fatale per l’uomo.

Rhizostoma pulmo: il polmone di mare nativo del Mediterraneo, quasi innocuo, si vede spesso in Adriatico e Ionio. Ha un’ombrella semisferica tendente al trasparente, bordi irregolari blu-viola, otto tentacoli sfrangiati e trasparenti. Può raggiungere fino a 50-60 cm di diametro e 10 kg di peso.

Cotylorhiza tubercolata: la Cassiopea mediterranea, non pericolosa, presente nel sud Italia si sta diffondendo nel Tirreno. Fino i 35 cm di diametro, sembra un disco volante di colore bianco, con una gobba rotonda e giallastra al centro, bordo frastagliato di colore giallo o verdastro, e tentacoli corti che terminano con dischetti di colore blu-viola.

Aurelia aurita: la medusa quadrifoglio è urticante, si incontra lungo le coste adriatiche ma ha invaso anche alcune lagune salmastre, come quella di Varano, lungo la costa nord del Promontorio del Gargano. Con ombrella circolare e trasparente, può raggiungere i 20 cm di diametro e il suo margine presenta una frangia con numerosi tentacoli sottili e corti semitrasparenti.

Velella velella: la barchetta di San Pietro si può incontrare nel Tirreno e in primavera si osservano spiaggiamenti anche massicci che dipingono la battigia di celeste, per via di pigmenti che la proteggono dai raggi solari. Si trova entro i primi 10 cm di acqua, vive in colonia, il diametro è di 7-8 cm.

Phyllorhiza punctata: dall’anno scorso la proliferazione di questa medusa indo-pacifica innocua per l’uomo, sono stati segnalati anche dal Golfo di Olbia. Ha corpo semisferico, diametro di circa 30-60 cm, di colore marrone-bluastro con punti bianchi e otto braccia orali ramificate e trasparenti che terminano con un gruppo di cellule urticanti.

 di Maria Tuzzo

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