Una strada porta il nome di Giuseppe Scambiato, sindaco contadino

Cultura | 4 novembre 2019

Sollecitata dalla famiglia, l’Amministrazione di Mazzarino (CL) ha dedicato una strada comunale a Giuseppe Scambiato, comunista, sindaco-contadino di quel comune negli anni 60/70.

Peppe, sempre presente nella memoria della comunità mazzarinese, è ricordato come un uomo umile e dabbene, autodidatta stimato dai suoi compagni, dagli avversari e dagli intellettuali come Filippo Siciliano, Cardamone, Salvatore Russo, Antonietta Marino Renda, Salvatore Marino e Totò La Marca, che fu partigiano e sindaco molti anni prima di Scambiato, deputato nazionale.

Il ricordo e il ruolo di Peppe Scambiato, su suggerimento del Centro Studi Pio La Torre,è stato discusso con gli studenti della scuola media di primo grado e secondo grado della città, in un bellissimo auditorium affollato da giovani e adulti.

Scambiato, di famiglia povera, fu, prima della guerra, garzone di feudo, ventenne nel dopoguerra partecipa e promuove la lotta per la riforma agraria contro i feudatari difesi dalla mafia. Autodidatta diventa un saggio capo contadino colto e viene eletto nel consiglio comunale, poi assesore e sindaco dal 1965 al 1975; successivamente passa al consiglio provinciale favorendo l’elezione di una giovane sindaca al suo posto.

Durante questa fase, da segretario del PCI nisseno, conosco Peppe e in piena sintonia con lui aiutai il passaggio generazionale alla direzione del comune. Quale presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), alla quale apparteneva anche Scambiato come dirigente comunale e provinciale ebbi modo di continuare a frequentarlo.

Perché ricordare agli studenti il ruolo di Peppe? Perché da contadino povero, attraverso lo studio, diventa un dirigente della società e un amministratore del suo comune, importante articolazione di base dello Stato repubblicano democratico. Scambiato è un cattolico e tale rimane sino alla sua morte(1994). Nel dopoguerra si scrive all’azione cattolica, conosce l’epico scontro con gli agrari e il loro braccio armato, la mafia, contro i quali comunisti, socialisti e cattolici democratici si battono per dare un pezzo di terra ai contadini e ai braccianti per sottrarli alla miseria, e alla prepotenza padronale e mafiosa . Su suggerimento di don Carmelo Cannarozzo favorisce l’alleanza politica amministrativa dei cattolici democratici con i partiti comunisti e socialisti. Fece tesoro della lezione del dirigente comunista Mommo Li Causi che nell’autunno del 1944 si precipitò a Mazzarino in rivolta, per spiegare al popolo che solo un’organizzazione democratica dei contadini, dei lavoratori e degli intellettuali potevano garantire libertà, uguaglianza e giustizia sociale. Peppe aderirà al PCI negli anni 1960-61 per completare da cattolico il suo impegno politico. Lo fece mentre veniva alla luce il tragico e squallido “scandalo” dei preti di Mazzarino. Quattro preti cappuccini che terrorizzarono in quegli anni la comunità di Mazzarino trasformandosi in estorsori mafiosi, tradendo la loro fede. Peppe Scambiato diventa dunque un cattolico comunista che crede, come tanti milioni di italiani, nella via italiana al socialismo, elaborata sotto la guida di Palmiro Togliatti, cioè nella scelta permanente della democrazia per realizzare una società più giusta, di eguali, fondata sulla solidarietà e sul ruolo sociale del profitto e dell’economia di mercato. Anche per lui anni dopo sarà naturale diventare sostenitore del compromesso storico cioè della collaborazione tra democristiani, comunisti, socialisti, laici, democratici, indicata da Enrico Berlinguer, segretario del PCI, per difendere e consolidare la democrazia e la pace nel nostro paese e nel mondo. Scambiato partecipa con Pio La Torre e con centinaia di migliaia di siciliani alla lotta contro i missili a Comiso. Il compromesso storico fu attaccato dal terrorismo rosso e nero e osteggiato sul piano internazionale dalle super potenze per impedire la costruzione di un nuovo modello di sviluppo democratico del paese senza disuguaglianze sul piano interno e internazionale. Il tentativo del compromesso storico fallì per l’ostilità di poteri forti interni ed internazionali,i quali usarono anche il terrorismo mafioso fino all’uccisione di Aldo Moro, di Pier Santi Mattarella, di Pio La Torre e di tanti altri politici e servitori dello Stato. In che modo uomini come Peppe Scambiato poterono assumere ruoli dirigenziali, pur provenendo da condizioni sociali e culturali inizialmente sfavorevoli ? Essi furono costruttori della moderna democrazia,organizzarono sindacati, cooperative di contadini e braccianti per gestire le terre assegnate con la riforma agraria, chiesero sempre l’applicazione della Carta Costituzionale e il riconoscimento dei diritti sociali e civili previsti; gestirono amministrazioni comunali e provinciali. Erano il frutto, dopo il ventennio fascista, dall’intenso lavoro politico culturale dei partiti di massa di quell’epoca . Sconfitto il nazifascismo col contributo della Resistenza antifascista, la Carta costituzionale che nacque, riconobbe e riconosce il ruolo fondamentale dei partiti quali strutture di rappresentanza democratica e quello di intermediazione agli organismi sindacali, associativi e professionali. Fecero parte, gramscianamente ,di partiti che erano “ intellettuali collettivi” il cui compito principale fu l’educazione civica e politica delle masse per migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini. In questo progetto di società Peppe, come tanti non era in contraddizione con la sua fede religiosa. Il vangelo si rivolgeva agli ultimi come il PCI. La coesistenza tra spiritualismo e azione politica concreta dava luogo a quell’etica sociale che intende la politica come servizio per gli altri e non per arricchimento o potere personale. Le applicazioni pratiche di questa etica si ritrovano nella Riforma agraria intesa come superamento del retaggio feudale con la distribuzione delle terre a chi poteva lavorarle, così come nel piano regolatore di Mazzarino elaborato sotto la sua sindacatura che ha salvaguardato il grande patrimonio architettonico, storico e culturale di Mazzarino che oggi si trova a poter progettarne la fruizione culturale e turistica per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, fermare l’emigrazione dei giovani con una nuova crescita socio-economica. La lezione che i giovani possono trarre dall’esperienza di vita di Peppe è la seguente:

  • Lo studio quale strumento per migliorare se stessi e la società; (impugnare un libro è come un’arma); (B. Brecht)

  • Esiste un solo bene, la coscienza e un solo male , l’ignoranza ( Socrate);

  • La democrazia è partecipazione intellettuale, fisica e conoscenza per la quale oggi si può e si deve utilizzare la rivoluzione digitale, anche per contenere l’uso distorto dei seminatori di falsità, di odio,di razzismo, di sovranismo o populismo.

Oggi come ieri la crisi della democrazia si supera con la partecipazione fisica ed intellettuale dei cittadini organizzati nel proprio territorio e nei propri luoghi di lavoro, dalle scuole alle campagne, dagli uffici alle città. E’ il messaggio che Peppe rivolgerebbe oggi ai suoi concittadini.

 di Vito Lo Monaco

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