Virgilio Titone, storico e umanista controverso e un po' indigesto

Cultura | 11 marzo 2019

Sono passati trent’anni da quando Virgilio Titone, storico e umanista tra i più controversi, si è spento all’età di 84 anni nella sua casa di Castelvetrano. Pochi lo ricordano a dispetto della profondità del suo pensiero e dell’acume dei suoi tanti scritti, alcuni di stupefacente attualità e precursori di fenomeni sociali poi verificatisi.

Perché Titone, per un quarantennio titolare della cattedra di Storia Moderna all’Università degli Studi di Palermo e opinionista di punta (come oggi si direbbe) nel panorama nazionale soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta, è stato dimenticato? La risposta è semplice: Titone è stato da sempre una voce fuori dal coro, non ha mai seguito le correnti di moda, è risultato indigesto a destra e a sinistra.

Il suo spirito libero, alieno da ogni conformismo, si rivelò sin dagli scritti giovanili. Nel 1934 il suo saggio Espansione e contrazione1 fu sequestrato dal regime fascista, malgrado il sostegno del suo mentore e maestro Benedetto Croce. In quel volume Titone sosteneva che, nel corso della storia, si alternano periodi di fecondità e sviluppo e periodi di crisi e ristrettezze, evidenziando che quella che si stava vivendo in quegli anni era una fase di contrazione. Le sue non erano considerazioni meramente accademiche perché costituivano il presupposto per condannare la politica imperialista del fascismo.

In quel libro, Titone rivelava il suo spirito avverso all’opportunismo politico e a qualsivoglia servilismo, che avrebbe connotato negli anni a venire l’intera e sterminata sua opera, divisa tra scritti di critica letteraria (soprattutto nel periodo giovanile), di storia, filosofia della storia, sociologia2.

Dopo avere insegnato nei Licei, Titone ottenne nel secondo dopoguerra, per meriti antifascisti, la cattedra di Storia Moderna all’Università di Palermo. Il giovane Titone –e ciò ne conferma l’elevata cultura e l’ampiezza delle vedute – fu tra i pochi amici di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un aristocratico di respiro europeo (la moglie, Licy Wolff, è stata una delle pioniere della psicanalisi) introverso e dalle rare frequentazioni3.

Titone fu uno storico scrupoloso e attento alle fonti, ma le sue numerose monografie si distinguevano, oltre che per l’originalità delle tesi espresse, per il rifiuto del manierismo accademico, manifestato anche in una scrittura elegante e chiara. Tra i temi più cari allo storico Titone vi fu quello della dominazione spagnola in Sicilia, che, con un’autentica operazione di revisionismo storico, venne rivalutata e considerata nei suoi aspetti positivi, in contrasto con la storiografia prevalente. D’altra parte la Spagna, dove godeva di discreta notorietà, fu come una seconda patria per Titone, che all’Ateneo di Palermo, per alcuni anni, tenne corsi di Letteratura Spagnola.

Oltre che storico in senso stretto, Titone fu un filosofo della storia. Interessantissima fu la sua visione della storia. La storia per Titone è rivelatrice dell’anima e del carattere di un popolo: gli accadimenti e le dominazioni che si succedono nei secoli scolpiscono i tratti distintivi della popolazione. Nello studio della storia assumono rilievo i costumi sessuali, sociali, i movimenti culturali, le vicende economiche. La sua particolare concezione della storia influenzò storici di spessore internazionale come Helmut Koenigsberg, britannico di origini tedesche, che Titone accolse e aiutò quando, giovanissimo studente e ricercatore del Cambrige, si recò in Sicilia e col quale ebbe un lungo sodalizio. D’altronde Titone fu molto apprezzato anche fuori dai confini della Penisola: Denis Mack Smith, nel suo saggio su Garibaldi, riconobbe che le sue note su l’eroe dei due mondi costituivano quanto di più arguto fosse mai stato scritto.

Accademico sui generis, Titone non disdegnò le collaborazioni con quotidiani e riviste (non solo scientifiche, come Nuova Antologia che ospitò molte sue note di critica letteraria e di storia). Negli anni ’60 collaborò col Corriere della sera diretto da Alfio Russo, che gli affidò la rubrica Dizionario filosofico, e poi da Giovanni Spadolini; successivamente col quotidiano Il Tempo. Amico di Augusto Guerriero, che si firmava con lo pseudonimo Ricciardetto, in quegli anni un gigante del nostro giornalismo, fu di casa nel settimanale Epoca; di idee liberali, fu tra le firme de Il Mondo di Pannunzio. I suoi articoli erano animati da una sincera verve polemica: prendevano di mira le mode correnti, i luoghi comuni, la vanità degli intellettuali, gli ideologismi4, criticavano i movimenti studenteschi ma nello stesso tempo guardavano con favore le spinte liberatorie di più disinibiti costumi sessuali. Tra i suoi amici giornalisti, l’eccentrico Panfilo Gentile e Indro Montanelli, che in una ‹‹Stanza›› del Corriere lo definì ‹‹un impasto di genialità e follia›› rimarcando l’originalità delle sue intuizioni. Sempre Montanelli salutò con entusiasmo il suo esordio nella narrativa nel ’71 con la raccolta di racconti Storie della vecchia Sicilia, edito da Mondadori con più ristampe: ‹‹ Per trovare pezzi della Sicilia altrettanto densi e compatti bisogna risalire a Verga››.

Di intuizioni Titone ne ebbe tante: la migrazione della criminalità mafiosa al Nord, la cosiddetta ‹‹questione settentrionale››5, il declino delle ideologie. Per non parlare del riconoscimento del valore letterario di Simenon, che allora (siamo nel ’62 quando vi scriveva una nota su Nuova Antologia) era considerato uno scrittore di serie b.

Oltre che da storico, da giornalista Titone indagò molto sulla Sicilia e sui siciliani. E non fu mai tenero: denunciò gli sprechi dell’autonomia speciale, il vittimismo dei siciliani, il parassitismo dei ceti impiegatizi, condannò senza sconti –tra i primi- la mafia e la vile tracotanza dei mafiosi. Titone distingueva tra le ‹‹ società della conversazione››, aperte al dialogo, al confronto e inclini allo sviluppo, e le‹‹società del silenzio››, chiuse in se stesse e generatrici di aberrazioni e malcostumi, tra i quali la mafia.

La testata che mai abbandonò, anche quando collaborava coi più prestigiosi quotidiani nazionali, fu Il Giornale di Sicilia. Agli albori degli anni ’70, l’allora direttore del Sicilia Roberto Ciuni accompagnò l’inizio della collaborazione di Titone con una avvertenza: ‹‹ Le opinioni di questo storico siciliano dalla vena polemica solitamente nascondono l’amarezza sotto toni bruschi, qualche volta sgradevoli. Ma sono sempre stimolanti, sempre disponibili al confronto, sempre sinceramente provocatorie››. Un’avvertenza che metteva in luce la passione genuina e ‹‹politicamente non corretta›› di una voce che, spentasi trent’anni fa, oggi, in un panorama culturale tendente all’omologazione, ci manca tanto6.


Antonino Cangemi

1 Vedasi V.Titone, Espansione e contrazione, introduzione alla storia d’Europa, Radio, Trapani, 1934.

2 In realtà, Titone considerava la sociologia, alla stessa stregua del suo maestro Benedetto Croce, non tanto una disciplina autonoma, bensì al servizio della storia. La sociologia, secondo il suo pensiero, era utile per il materiale che metteva a disposizione della storia. A proposito leggasi V.Titone, Storia e sociologia, Firenze, La Nuova Italia, 1964.

3 Tomasi di Lampedusa s’incontrava con pochi e selezionati amici: al Caflish di via Ruggero Settimo, al bar Mazzara, alla libreria Flaccovio. Con Titone v’erano, di solito, lo storico Gaetano Falzone e il barone magistrato amministrativo Enrico Merlo. Vedasi G. Lanza Tomasi, I luoghi del Gattopardo, Sellerio, Palermo, 2001, p.35; A.Vitello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Sellerio, Palermo, 2008, p.244.

4 Titone criticava aspramente, la riduzione del pensiero in schematismi astratti e in luoghi comuni. Uno dei luoghi comuni che mortificava la realtà semplificandola e mistificandola si rivelava, secondo l’umanista castelvetranese, nel ragionare per opposti: per esempio, una donna bella, in quanto bella, non poteva che essere considerata – per la logica elementare degli opposti - poco intelligente, un uomo dedito al crimine si riteneva – per la stessa fuorviante logica – ricco di ingegno.

5 Leggasi V.Titone, La Sicilia e la questione settentrionale, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1981.


6 Più tardi, negli anni ’80, Titone tenne sul Giornale di Sicilia la rubrica Varie ed eventuali. Erano dei corsivi, talvolta anche brevi, in cui si annotavano considerazioni eterogenee: storiche, sociologiche, letterarie. In esse spiccavano la sua umanità e una certa inclinazione alla malinconia qualche volta temperata dall’ironia. Molti di quei corsivi sono stati raccolti nei Diari pubblicati postumi in tre volumi a cura di Calogero Messina, Novecento, Palermo, 1996-1997.   

 di Antonio Cangemi

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