"Vissi d'arte", in scena il malinconico omaggio a Maria Callas

Cultura | 8 marzo 2019

Affettuosa, intensa, partecipata rievocazione del “mito” Maria Callas, riportato alla dimensione umana dalla fedele governante Bruna (Elena Bermani), che sommessamente nell’immaginario salotto della “signora” intrattiene gli ospiti-spettatori con un racconto sospeso, sussurrato, immerso in una atmosfera quasi irreale, in attesa d’un impossibile ritorno. L’accattivante monologo “Vissi d’arte-Vissi per Maria”, scritto da Roberto D’Alessandro, ora al teatro del Canovaccio di Catania fino all’11 marzo, ripercorre per bocca d’una ammirata e pietosa governante, alcune inevitabili traches de vie della “divina”, dai trionfi sulle scene (appena accennati) alla sua doppia “caduta”, quella sentimentale per l’armatore greco Aristotele Onassis che, dopo averla conquistata alla sua corte opulenta, l’abbandonerà per sposare Jacqueline Kennedy, vedova del presidente degli USA assassinato a Dallas nel 1962, e quella precocemente professionale. 

Abbagliata dalla potenza del genio, Bruna, fedele e sottomessa, spia discretamente dal buco della serratura – mostrando con umiltà rattenuto dolore – la nascita della travolgente e distruttiva passione di Maria per il ricchissimo “Ariste” (quando già la voce cominciava a dare segni di cedimento), scoprendone il lato più oscuro ed incomprensibile, quello dell’indecifrabile tormento dal momento in cui il creso greco comincia pubblicamente a disprezzarla, definendola perfino “una voce da piano bar”, rovesciando su di lei insopportabili umiliazioni, che incredibilmente non impediranno alla donna (piegata ad una “innaturale” acquiescenza) di continuare disperatamente ad amare il suo sprezzante anfitrione. 

Accompagnato “diegeticamente” da celeberrime arie d’opera, che la stessa Bruna (concedendosi brevi pause) fa ascoltare agli “ospiti”, attraverso alcune incisioni in vinile utilizzando in scena un vecchio giradischi, il racconto si snoda tra fulminanti presenze (Pier Paolo Pasolini con cui la Callas girò nel 1969 “Medea” tratto dalla tragedia di Euripide, tentando una fugace “rentrée”; l’amico Franco Zeffirelli, che dopo la morte le tributerà nel 2002 l’omaggio cinematografico “Maria Callas”, ricostruendone gli ultimi tre mesi di vita trascorsi a Parigi in totale isolamento, ormai del tutto preda della depressione), fino a giungere alla sconfortante conclusione, non prima d’aver narrato le ultime, assurde, passeggere effusioni sentimentali del vecchio armatore, tornato momentaneamente a tardivi corteggiamenti poco prima della morte (1975; la Callas morirà nel 1977 ad appena 54 anni).

 Recitata tutta su difficilissimi mezzi toni, sui quali la veneziana Elena Bermani (attrice teatrale, televisiva e cinematografica ed altresì insegnante di recitazione) modula pacatamente con straordinaria maestria, ammaliando il pubblico, momenti d’esaltazione o strazianti rimembranze, ciabattando curva e dimessa nel “salotto” della signora, la pièce di D’Alessandro, prodotta da Tzgane Dérive e presentata nel corso della settima stagione di “Teatro Off”, che un buon riscontro di pubblico etneo continua ad ottenere, ha trovato nella regia di Ilza Prestinari l’ideale conduttrice di questa dolente ricostruzione della vita di una delle più grandi artiste mai vissute.

 di Franco La Magna

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