Mattarella: la lotta alla mafia comincia a scuola

Società | 30 aprile 2021
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“Nel giorno del 39/esimo anniversario della morte per mano mafiosa di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo esprimo il mio apprezzamento per l'evento da voi organizzato che, attraverso un dialogo con le giovani generazioni, mantiene viva la memoria delle vittime della lotta contro la criminalità organizzata quali grandi esempi di impegno civico e di senso dello Stato per l'intera collettività”. Inizia con queste parole il messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al centro studi Pio La Torre nel 39/mo anniversario dell'uccisione politico - mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.  “Vanno incoraggiate in ogni modo le iniziative volte a diffondere la cultura della legalità - prosegue il presidente Mattarella - quali contributi essenziali al processo, storicamente ineluttabile, di sradicamento dalla società dei fenomeni mafiosi. Educare gli studenti al rispetto dei principi civici significa porre le basi per costruire una collettività futura libera da ogni forma di condizionamento criminale. Per queste ragioni manifesto il mio apprezzamento verso il progetto educativo promosso ogni anno dal Centro studi, quale tangibile contributo al consolidamento di una coscienza pubblica che ripudia ogni espressione di violenza. Nell'unirmi al ricordo di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, rivolgo a tutti i presenti e agli studenti collegati in video il mio caloroso saluto”.

 

Impegno, memoria, prevenzione e lotta le parole ricorrenti nei tantissimi messaggi pervenuti da rappresentanti delle istituzioni, sindacati, associazioni, familiari delle vittime di mafia, detenuti e studenti che hanno risposto all'appello del centro Pio La Torre. “La lezione di Pio è ancora valida – ha detto Vito Lo Monaco, presidente del centro studi – spezzare il rapporto tra mafia, politica e corruzione è il filo rosso che lega le vecchie mafie alle nuove che, con la crisi pandemica, corrompono di più. Un messaggio sintetizzato anche dai lavori degli studenti e visibili sul nostro sito www.piolatorre.it, e dai risultati della 14/ma indagine della percezione mafiosa che tramite il nostro progetto educativo antimafia, riconosciuto e sponsorizzato dal Ministero dell'Istruzione, ha coinvolto oltre 100mila studenti da Nord e Sud Italia di 650 scuole, compresa una rappresentanza di studenti detenuti”.

 

Nella videoconferenza trasmessa in streaming sono numerosi i videomessaggi di affetto e partecipazione inviati, come quello della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati: “La biografia di Pio La Torre è stata un vero e proprio manifesto: dal consiglio comunale di Palermo all’Assemblea Regionale siciliana sino alla Camera dei deputati la sua attività politica è stata vissuta come servizio per il Paese e per i cittadini. Il profondo attaccamento al valore della legalità si è tradotto nella capacità di promuovere iniziative legislative che hanno lasciato il segno nella lotta alla mafia, tutto ciò sostenuto dalla coscienza del fondamento etico della politica. E proprio questa testimonianza – ha aggiunto Casellati - ha tanto da insegnarci nei tempi drammatici che stiamo vivendo: la dedizione disinteressata al bene comune, l’onestà e la trasparenza rendono le istituzioni un riferimento forte e solido. Mai come ora abbiamo bisogno di sentire la presenza dello Stato nella protezione della salute, nel rilancio dell’economia come nella tutela dei più fragili”.

 

Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha ricordato l'eredità di Pio La Torre portata avanti dal nostro centro studi: “Liberare il Paese dalla mafia significa intervenire sulle disuguaglianze, sul lavoro, sulla dispersione scolastica, sulla povertà economica e culturale, sostenere persone e attività imprenditoriali prima che la criminalità organizzata sfrutti situazioni di fragilità per insinuarsi dove sono più accentuati fattori di vulnerabilità economica e sociale. Questa esigenza è più che mai sentita in un momento come questo, a causa della pandemia. Attività del centro Pio La Torre come i laboratori di lettura, di musica o i seminari su temi di attualità offrono spazi di confronto preziosi e un’alternativa culturale che costituisce un modello civile positivo. Si tratta del primo e fondamentale passaggio affinché il progetto di Paese a cui ha lavorato Pio La Torre sia finalmente e doverosamente portato a termine”.

 

Il presidente del parlamento europeo, David Sassoli, ha parlato poi della sfida lanciata dalla “Natura transnazionale delle mafie che riciclano i proventi del crimine ormai ovunque, come dimostrato dai numerosi interventi dell’Europol. Tutti i paesi sono a rischio – ha detto - Da questo punto di vista è importante che la commissione europea abbia lanciato qualche giorno fa una strategia unitaria per la lotta alla criminalità organizzata. È un passo in avanti nella lotta al riciclaggio. Sappiamo che tra il 2015 e il 2020 la metà dei 70 miliardi di euro stanziati dall’Europa per l’Italia sono stati sequestrati da gruppi mafiosi. In questo momento è estremamente necessario che le istituzioni vigilino con attenzione rispetto all’uso e alla gestione dei fondi europei, del piano di ripresa e del Recovery Fund per evitare che questo denaro non sia preda della criminalità e che invece sia destinato all’attuazione di interventi strutturali per la ricostruzione della nostra società”.

 

“L'assassinio di Pio La Torre fa presente a tutti noi la necessità di essere uniti contro ogni tipo di criminalità e ogni tipo di mafia – ha detto il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi - Ricordare chi ha perso la propria vita per la legalità, per il Paese e anche per i più deboli è un nostro dovere civico, perché vuol dire difendere quel principio di eguaglianza e solidarietà che è alla base della nostra Repubblica. Facciamo nostri gli ideali e le battaglie di Pio La Torre e di chi, come lui, si è battuto per questi. Vi ringrazio per mettere la legalità, lo Stato, i diritti e la solidarietà al centro, questo è uno dei principi fondamentali dell'educazione e della nostra scuola”. 

 

Di emergenza sociale ha parlato anche l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice: “C’è una pedagogia tipicamente mafiosa che, con un falso spirito comunitario, crea legami di dipendenza e subordinazione dai quali è molto difficile liberarsi. Penso anche alla violenza di genere che è esplosa in questo tempo in molte città, compresa la nostra Isola, qui in Sicilia, anche tra adolescenti e giovani. C’è bisogno di un nuovo spirito comunitario che ci aiuti a uscire insieme dai problemi concentrando le migliori energie emerse in questo tempo di prova a causa della pandemia”.

 

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci: “Difficile oggi poter individuare il mafioso, soprattutto quando cerca l’alleanza con il potere politico e con la burocrazia. Ecco perchè il progetto educativo del Centro studi e la percezione che i giovani hanno del fenomeno mafioso diventano occasioni per capire come rendere pienamente la gravità del fenomeno”.

 

Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè, ha ricordato la recente scomparsa di Emanuele Macaluso, più volte evocato nel corso della videoconferenza di oggi. “Macaluso ha definito La Torre un combattente dell’antimafia, grazie a lui, diceva, 'finalmente i mafiosi muoiono in carcere'. Da lì ho capito il significato della battaglia culturale di Pio La Torre, un uomo che non ho conosciuto ma che mi sarebbe piaciuto tantissimo conoscere. Oggi, comunque, con tutti i limiti lo Stato c'è”.

 

“L' impegno di contrasto alla mafia di Pio La Torre ha prodotto una legge che rispondeva a una intuizione: è più importante sottrarre il potere economico a ogni mafioso di qualunque misura sanzionatoria, perché la mafia non è un delitto, ma un sistema criminale di potere politico, economico, religioso, culturale”, ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

 

“Per essere persone libere bisogna combattere la malavita organizzata e soprattutto la cultura che questa genera – ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini - Investire per creare lavoro e infrastrutture vuol dire anche liberare le persone dal ricatto e dalla mafia e affermare i valori della legalità e della giustizia”. Compatto il fronte sindacale che si è espresso sui temi della giustizia sociale attraverso le voci di: Luigi Sbarra, segretario generale nazionale Cisl, Leonardo La Piana, segretario Cisl Palermo Trapani, Emanuele Ronzoni, segretario organizzativo Uil, Claudio Barone, segretario Generale Uil Sicilia, Alfio Mannino, segretario generale Cgil Sicilia. I loro contributi sono on line sul sito del centro Pio La Torre.

 

A inviare un messaggio di vicinanza sono stati anche: Claudio Fava, presidente Commissione antimafia dell'Assemblea Regionale Siciliana, Enrico Letta, segretario nazionale Pd, Giuseppe Lupo, capogruppo Pd all' A.R.S., e i familiari delle vittime di mafia, come Tiziana Di Salvo, Filippo e Franco la Torre, Maria Falcone, della fondazione Giovanni Falcone, Giovanni Chinnici per la fondazione Rocco Chinnici, Gianfranco Amenta per la fondazione Gaetano Costa, Vittorio Teresi del Centro studi Paolo Borsellino, Leonardo Agueci, della fondazione Progetto Legalità, Umberto Santino del Centro Peppino Impastato, don Luigi Ciotti di Libera e Giuseppe Enrico Di Trapani di Addiopizzo.

 

Particolarmente prezioso quest'anno il contributo degli studenti detenuti che hanno partecipato al progetto educativo antimafia. A Palermo hanno pulito la targa che all'Ucciardone ricorda quei 14 mesi trascorsi nel carcere storico da Pio La Torre, ingiusta condanna per aver chiesto maggiori diritti per i contadini. La quinta sezione dell'Ucciardone dove una volta c'erano delle celle oggi ospita un polo didattico a lui intitolato. E proprio da qui, al termine del progetto educativo, un detenuto ha espresso parole di riconoscenza e gratitudine per un percorso che gli ha fatto conoscere “un'istruzione e un cambiamento che non credevo possibile, interrotto da scelte di vita sbagliate, dettate da opportunità mancate”.

Ha concluso la manifestazione l'attore Marco Gambino, con un dialogo tratto dall'ultimo libro di Vincenzo Consolo: “Pio La Torre orgoglio di Sicilia”, donato al centro Pio La Torre.

 In via Li Muli a Palermo, dove la mafia uccise il segretario regionale del Partito comunista Pio La Torre e il suo collaboratore Rosario Di Salvo:  nell'ora dell'omicidio, alle 9,20, una delegazione del Pd, guidata dal vicesegretario nazionale Giuseppe Provenzano, dal segretario regionale Anthony Barbagallo e da quello di Palermo, Rosario Filoramo, ha deposto una corona nel luogo dell'eccidio. Una corona di fiori è stata deposta anche dalla Cgil siciliana.


L'analisi sciasciana

 Roma, 12 aprile 1982. Due uomini conversano affiancati sul
Lungotevere. Sono Pio La Torre, segretario del Pci siciliano
e il suo compagno di partito Emanuele Macaluso. «Bada
che ora tocca a noi», dice La Torre. «Devi avvertire che tocca a
noi», insiste. «Ma hai avuto minacce?», domanda Macaluso. «No.
Il mio e un ragionamento politico», è la risposta di La Torre.
Palermo, 30 aprile 1982. Due uomini giacciono riversi all’interno di
un’autovettura. Sono Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo.
Crivellati dalle raffiche dei killer in una traversa di corso Calatafimi.
Solo diciotto giorni per confermare la spietata e lucida analisi politica
di Pio La Torre. È questa una storia semplice, paradigmatica.
Una storia sciasciana. Sicilia, politica, mafia, equilibri internazionali
e un fiume di denaro. La certezza è che Pio
La Torre aveva avuto la tragica consapevolezza politica di un
oscuro disegno criminale.
Trentanove anni dopo, quel terribile ordito assume inquietanti contorni.
Il contesto, per dirla con Sciascia, è sempre romano. Roma è il
luogo degli accadimenti.
È stata dunque solo la mafia a eliminare le due persone che volevano
imprimere un nuovo corso alla Sicilia: Pio La Torre e Piersanti
Mattarella?

Concetto Prestifilippo



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 di Antonella Lombardi

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