Schiavi del sesso o del lavoro, i clan che dominano il mercato delle persone in Italia

Società | 8 aprile 2021
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Nigeriana, rumena, italiana e albanese. Sono le nazionalità più attive nella tratta di esseri umani in Italia, tanto sul versante dei responsabili dei reati ad essa afferenti che su quello delle vittime. Gli autori di illeciti denunciati e/o arrestati per i delitti di cui agli articoli 600 (riduzione o mantenimento in condizioni di schiavitù o servitù), 601 (tratta di persone) e 602 (acquisto e alienazione di schiavi) del Codice Penale sono stati, nel 2020, 144 nigeriani, 37 romeni, 32 italiani e 10 albanesi. Inferiori le segnalazioni a carico di bulgari (4 nel 2020), bangladesi (4) e serbi (3). Per gli stessi crimini, nel medesimo periodo, si sono registrate 11 vittime italiane, 8 nigeriane 4 rumene e 3, a testa, ucraine e marocchine. Questi i dati del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della polizia Criminale-Ministero dell’Interno, diffusi con il report “La tratta degli esseri umani in Italia” e relativi al quinquennio 2016-2020 (sebbene i dati non siano consolidati per il 2020).

I nigeriani dominano il panorama dei delitti legati alla tratta anche nel periodo 2016-2019: 871 segnalazioni totali. Seguono i romeni (245), gli italiani (208) e gli albanesi (62). Sembrano meno frequenti le segnalazioni a carico di soggetti bulgari (18) e ghanesi (13), seguiti da pakistani e serbo-montenegrini, marocchini, cinesi ed ungheresi. Allo stesso modo, nell’arco di tempo considerato, prevalgono, globalmente, in maniera netta, le vittime nigeriane: 202, di cui 53 minori di età che sono più del 26% del totale. Al secondo posto vi sono le rumene – 87, di cui 6 minorenni, che rappresentano meno del 7% del numero complessivo. Chiudono il podio le italiane, con 71 vittime, tra cui 12 minori, pari al 16,9% del totale. Sul territorio nazionale, sebbene con una minore frequenza, sono state censite anche 17 vittime di nazionalità bulgara (tra cui una minorenne), 9 marocchine, 7 tunisine e 6 moldave, che precedono altre diverse nazionalità.

Fatta eccezione del 2017, anno in cui si rileva un incremento nel numero di segnalazioni di persone denunciate/arrestate (462, a fronte delle 350 registrate nel 2016), nel periodo 2016-2020, complessivamente, sembra esserci un calo delle segnalazioni per i reati legati alla tratta: nel 2018 i soggetti segnalati sono stati 409; nel 2019, 323; nel 2020, 254, con un decremento del 21,4% rispetto all’anno precedente. Tra i reati denunciati, relativi al quadriennio 2016-2019, prevalgono la riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (688 segnalazioni) e la tratta di persone (610) rispetto a quelli afferenti all’acquisto e alienazione di schiavi (246). Tuttavia, secondo il report del Ministero dell’Interno, nel 2019 (l’ultimo con dati consolidati) si è avuto un decremento sia dei segnalati per la riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (in progressivo calo nell’intero periodo) sia di quelli per la tratta di persone (in diminuzione a partire dall’anno 2017) e per l’acquisto e alienazione di schiavi. Nel 2020 sono continuati a prevalere le segnalazioni per la riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (117, in diminuzione del 5,6% nei confronti del precedente anno) e per la tratta di persone (88, in decremento del 34,8%), rispetto a quelle afferenti all’acquisto e alienazione di schiavi (49, con una flessione del 23,4%). 

Guardando più da vicino le nazionalità coinvolte nelle singole fattispecie di reati relativi alla tratta, emerge che nel periodo 2016-2019 i nigeriani sono quelli maggiormente coinvolti nella tratta di persone (440, complessivamente, le segnalazioni nel quadriennio), mentre i romeni sono soprattutto attivi nella riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (159 segnalazioni), così come anche gli italiani (143) e gli albanesi (41). Anche nel 2020, i nigeriani confermano una maggior propensione per la tratta di persone (con 77 segnalazioni), mentre gli italiani risultano per lo più inclini alla riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (30 segnalazioni), al pari dei romeni (28) e degli albanesi (8). Sul versante delle vittime, il dato aggregato di ciascuno dei citati delitti nel periodo 2016-2019 mostra una netta prevalenza delle persone oggetto di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (279), rispetto alla tratta di persone (118) e all’acquisto e alienazione di schiavi (44). Le vittime nigeriane sono maggiormente assoggettate alla tratta di persone (97, di cui 29 minorenni), mentre quelle di nazionalità romena vengono per lo più fatte oggetto di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (66 in totale, di cui 5 minori), così come le vittime italiane (65, tra cui 10 minori). Nel 2020, invece, quest’ultime risultano più assoggettate alla riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (10, di cui 2 minorenni), al pari di quelle di nazionalità nigeriana (4, nessuna minore di età) e romena (3, nessuna minorenne).

 di Alida Federico

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