Comunicati stampa

Gianni Parisi, una vita dalla parte dei più deboli
sabato 20 aprile 2019

Gianni Parisi, una vita dalla parte dei più deboli

Gianni Parisi ci ha lasciato! Gianni è stato presidente del Centro Studi Pio La Torre dal 1988 al 2002, dopo essere stato dirigente del PCI, da segretario provinciale di Palermo prima e da segretario regionale poi dal 1976 al 1981. Deputato all’Ars per tre legislature dal 1981 al 1996 e vicepresidente del governo Campione dal 1992 al 1993. Nella sua lunga attività politica si è contraddistinto per il suo rigore morale e il suo impegno politico e culturale. La via democratica del socialismo, la valorizzazione dell’Autonomia Siciliana, il riscatto del Mezzogiorno e l’emancipazione delle classi più deboli furono i suoi obiettivi per una democrazia compiuta senza mafia, clientelismo e corruzione. Il Centro Studi Pio La Torre si stringe con grande affetto alla sua compagna di studio, di lotta e di vita Svetlana, ai suoi figli Carlo e Daria e ai suoi familiari. I funerali si terranno martedì alle ore 10 presso l’Ex Real Fonderia alla Cala.

Gianni Parisi, ottanta anni dalla parte dei più deboli

Riproponiamo l'articolo scritto da Vito Lo Monaco per la festa organizzata dal Centro in occasione dei suoi  ottanta anni.

Festeggiati i primi ottant'anni di Gianni Parisi da un’affollata e rumorosa assemblea di giovani e vecchi amici e compagni del Centro Pio La Torre. E’ stato ricordato il profilo politico e umano di Gianni da Ino Vizzini, fondatore del Centro e suo compagno di tante battaglie politiche, da Nino Mannino già presidente del Centro, dal socio Angelo Capitummino, ex presidente delle Acli siciliane e dell’Ars e da me, in qualità di presidente del Centro.

Accompagnato dalla moglie Svetlana, compagna solidale di un’intera vita, alla quale Gianni ha voluto rivolgere un affettuoso pensiero ringraziando lei, per il sostegno datogli nei momenti più pesanti e difficili, e tutti i presenti per l’intensa amicizia dimostratagli.

Gianni Parisi, classe 1935, è nato ed educato in una famiglia di sinistra; il nonno era iscritto all PCd’I sin dalla fondazione. Rimasto orfano da ragazzo cresce in una famiglia di parenti (gli Attardi) dei quali parlerà nei suoi libri “La storia capovolta” e “I ricordi di Rosa”.

Nel 1953 si iscrive alla Fgci (Federazione Giovanile Comunista Italiana); nel 1955, presentato da un compagno più anziano (allora nel Pci si usava così), Pompeo Colajanni, famoso capo partigiano “Barbato”, liberatore di Torino dal nazifascismo, prende la tessera del Partito comunista.

Nel 1956 il Partito lo manda a studiare all’università di Mosca, mentre l’Unione Sovietica è scossa dal XX congresso del Pcus, dalle denunce di Nikita Krusciov, nuovo segretario del Pcus contro lo stalinismo. A Mosca Gianni Parisi conosce Svetlana che diventerà la sua compagna di vita. Nel ’60 nasce il loro primo figlio, nel 1961, laureatosi in economia, ritorna a Palermo, seguito dalla moglie e dal figlio.

Lavora nella segreteria della federazione del Pci di Palermo con Napoleone Colajanni, nel 1972 diventa segretario provinciale, dopo il mandato di Achille Occhetto, al quale succederà nel 1976 anche alla guida della segreteria regionale. Membro del Comitato Centrale del Pci, alle elezioni regionali del 1981 è eletto deputato regionale sino al 1996.

Nel 1987 è capogruppo comunista all’Ars, segretario della Commissione Bilancio; diventa assessore e vicepresidente della Regione nel governo Campione dal 1992 al 1993.

La scelta di vita di Gianni è intrecciata con le vicende del Pci e della sua evoluzione in Pds e in Pd, e con quelle più recenti del Centro Studi Pio La Torre.

Il Centro nasce ad Alcamo nel 1986 per iniziativa di Ino Vizzini, deputato regionale eletto a Trapani, poi capogruppo all’Ars. Il primo presidente del Centro è l’ing. Franco Artale, al quale succede l’avvocato alcamese Saverio Lo Monaco. Sotto la sua presidenza il Centro Studi si trasferisce a Palermo.

Nel 1996, Presidente diventa Gianni Parisi e il Centro si trasferisce nell’attuale sede di via Remo Sandron, prima ospitato dal Cersa (Centro ricerche e studi in agricoltura) della Cia (di cui ero presidente) e poi in proprio. Parisi nel 2002 lascia l’incarico di Presidente del Centro e viene eletto Nino Mannino, al quale succedo io nel 2005.

La ricostruzione cronologica serve per fissare nella memoria e trasmettere una testimonianza di vita individuale e collettiva rivista senza alcuna nostalgia e rivisitata per sottolineare valori e impegno politico pieno di passione.

L’esperienza del Centro La Torre fa parte di questa storia. Nasce e si afferma come centro di cultura laica e di sinistra, non vincolato dall’appartenenza partitica, che diventa un punto di incontro libero, autonomo, di elaborazione politica ispirata a quel pensiero laico ed etico che contrassegnò, sino alla morte per mano mafiosa, la vita di uomini come Pio La Torre. Il Centro La Torre, nel corso della sua trentennale esistenza ha conservato la memoria e l’ha messa a frutto con una ricca e continua elaborazione politica, culturale, economica, sociale.

Rifuggendo sempre dal sensazionalismo e dalla retorica dell’antimafia, non ricercando visibilità mediatica a tutti i costi né candidature “in nome di”, ha continuato a studiare la relazione tra mafia, affari e politica che fu il filo che dall’ottocento ad oggi costituisce la leva per comprendere la natura complessa del sistema politico-mafioso. Tutto ciò ha tenuto il Centro La Torre, sin dall’inizio, al riparo dalla facile polemica contro l’antimafia esibita, gli ha consentito di elaborare proposte come quelle sulle modifiche del Codice Antimafia, opponendosi con successo alla cancellazione dalla memoria legislativa del paese della legge Rognoni-La Torre, sino alla proposta, oggi all’Ars, di una legge d’iniziativa popolare sottoscritta da migliaia di siciliani e promossa da un largo schieramento sociale e culturale.

Il Centro, dalla sua fondazione ha basato la sua attività sul rapporto etico con la società e la politica, ribadendo la propria autonomia rispetto ai corpi dello Stato, sostenendoli e stimolandoli, anche criticamente, ribadendo che la prevenzione spetta alla politica ed essa non può e non deve mai essere delegata ad altri poteri, pena l’indebolimento della democrazia e la riproduzione del fenomeno mafioso.

di Vito Lo Monaco


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