Cento milioni per spegnere i roghi e piromani in libertà

Società | 4 settembre 2020

Cento milioni per spegnere gli incendi in Sicilia. Tanto costa annualmente, fra uomini e mezzi, il contrasto alle fiamme. E tuttavia il numero dei roghi è in crescita e i piromani restano impuniti. L'ultimo grande rogo ha devastato una vasta area del parco di Altofonte. E oggi decine di persone si sono riunite in piazza per esprimere la loro rabbia contro i criminali del fuoco. Una manifestazione in segno di solidarietà e vicinanza ai cittadini di Altofonte dopo gli incendi che nei giorni scorsi hanno distrutto l'integrità ecologica di uno storico Parco. Il Centro studi Pio La Torre ha partecipato all'iniziativa promossa dal Forum difesa della Valle dell'Oreto con l'adesione di Legambiente e un fitto cartello di associazioni e sindacati. Chiedono maggiore sensibilizzazione e tutela nei confronti di un territorio ferito due volte, con un danno ambientale ed economico. Rispettate le norme anti-covid che prevedono il distanziamento sociale. "La carenza delle misure di prevenzione antincendio del Governo regionale oggettivamente favorisce gli speculatori e quanti alimentano il clima di insicurezza per fini politici ai danni della Sicilia della sua economia e del suo ambiente" ha detto Vito Lo Monaco, presidente del centro studi Pio La Torre. "Occorre una visione politica alternativa di sviluppo ecocompatibile - ha aggiunto - che recuperi il territorio e la sua fruizione sociale”. “Sono stati presi di mira luoghi simbolici ed aree protette – spiega Giuseppe Castellese, docente e componente del Forum – con interventi che presuppongono una strategia dolosa a monte. Per questo ci rivolgiamo anche alle istituzioni perché possano lavorare concretamente a una pianificazione per prevenire i roghi, procedendo anche a un intervento urgente di messa in sicurezza delle zone colpite, onde evitare il rischio del dissesto idrogeologico e affrontare una riflessione sulla salvaguardia del territorio”. 

Ma il disastro è in tutta la Sicilia, da Siracusa a Trapani. La riserva dello Zingaro è stata devastata dalle fiamme nei giorni scorsi, lambite anche le case sotto monte Cofano. È troppo presto per quantificare i danni, ma una cosa è certa: quest'anno ci sono stati più incendi: 1.246 dal primo aprile a fine giugno, 81 in più rispetto agli stessi mesi del 2019. L’indice è confermato anche dagli interventi dei mezzi aerei che sono stati 102 contro 67, ben 35 in più. Considerato che nel solo mese di giugno gli aerei sono intervenuti 52 volte, contro i 62 dell’anno precedente, ciò significa che l’aumento degli incendi è legato ai mesi di aprile e maggio, quando si sono registrate diverse giornate calde e con scirocco. Le aree più colpite sono nelle province di Palermo e Trapani e le isole Eolie. Ma buona parte dell'isola è stata messa a fuoco neei gironi del gran caldo. Dal 15 giugno ha preso il via ufficiale la campagna antincendio della Regione che si chiuderà il 15 ottobre. Contro il fuoco che devasta boschi, terreni agricoli, pascoli e aree protette è stato schierato un vero e proprio esercito che opera a terra e dal cielo. Oltre seimila operai impegnati a spegnere i roghi, pochissimi investigatori a caccia dei piromani, quasi nulle le opere di prevenzione. «La Sicilia brucia tutti gli anni da troppi anni. Siamo stanchi, avviliti, indignati, delusi dalla politica e dalle istituzioni. Anni di lotte, di marce e di campagne di sensibilizzazione sembrano non essere serviti a nulla. Certamente non sono serviti a fermare la mano incendiaria di questi maledetti criminali che, anche quest’estate, hanno mandato in fumo migliaia e migliaia di ettari di patrimonio boschivo». Si afferma in una nota congiunta dei Circoli Legambiente Marsala-Petrosino, Crimiso-Castelvetrano, Partinico, Pizzo Cofano, Trapani-Erice e Valle del Belice.

"Verrebbe voglia davvero di arrendersi - prosegue - Tanto, gli autori materiali di questi incendi, come quelli degli anni precedenti, resteranno impuniti. Tanto, la Regione Siciliana continuerà a ridurre le somme destinate alla prevenzione e alla tutela del capitale naturale. Tanto, passata l’ondata di indignazione collettiva, che durerà, come gli altri anni, più o meno una settimana, nessuno ne parlerà più. E dunque, come da copione, la magistratura inquirente archivierà i fascicoli aperti a carico di ignoti perché tali resteranno, il presidente Musumeci continuerà a disperarsi per l’unica emergenza che non c'è, i migranti, e noi pagheremo il prezzo del disastro: saremo sempre più poveri di ossigeno, di bellezza, di biodiversità, di acqua e di paesaggio. Noi pensiamo però che c'è sempre un limite oltre il quale la collettività non è più disposta a tollerare la ferocia criminale degli incendiari. E’ già accaduto alla mafia che, quando sembrava aver raggiunto l’apice della propria potenza, è precipitata per l’indignazione dei siciliani». A questi si chiede, quindi, di «contribuire alla rinascita della riserva dello Zingaro, della Montagna Grande, del Bosco Scorace, del Monte Sparacio e di tutti i luoghi presi di mira dai criminali». «Noi li ripianteremo - si conclude - e faremo in modo che ogni cittadino che contribuirà all’acquisto, si senta proprietario di quell'albero piantato al posto dell’albero bruciato».

 di Antonella Lombardi

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