Gli allarmi inascoltati della commissione antimafia

Politica | 1 marzo 2018

La Commissione bicamerale antimafia ha pubblicato il 7 febbraio scorso la relazione conclusiva dei suoi lavori. Si tratta di un testo di oltre 540 pagine che consente una visione d'insieme e un'analisi di dettaglio dell'evoluzione delle mafie operanti in Italia, Nelle considerazioni introduttive si sottolinea l'evoluzione del metodo mafioso in direzione dell'intimidazione, della corruzione e del rapporto con la cosiddetta area grigia. In sostanza, a parere dei commissari, si è assistito ad una progressiva riduzione delle componenti violente e militari che hanno ceduto il passo alla promozione di relazioni di scambio e di collusione nei mercati illegali ma soprattutto legali. Risultano sempre più stretti gli intrecci tra criminalità mafiosa, corruzione criminalità economica e dei colletti bianchi. 

Nonostante negli ultimi decenni siano stati inferti loro colpi violentissimi- come mai prima nella storia d'Italia- le organizzazioni criminali sono riuscite a penetrare nell'economia italiana ed internazionale. Ciò ha determinato anche uno spostarsi della ricerca del consenso dal livello basso della società alle elités. Le principali trasformazioni riguardano la flessibilità dell'organizzazione, la mobilità territoriale verso territori diversi da quello di originario insediamento (è di questi giorni la notizia degli omicidi compiuti dalla 'ndrangheta in Slovacchia e dei legami con settori della politica di quel paese), il rapporto con l'impresa e l'area grigia attraverso la promozione di relazioni di collusione e complicità con attori del “mondo di sopra”: imprenditori, professionisti, politici burocrati e quant'altro. Di grande interesse è l'analisi di cosa nostra che consente di costruire una vera e propria fotografia dello”stato di salute” della mafia siciliana provincia per provincia. La Commissione constata che la situazione nell'isola appare oggi assai diversa dall'epoca della strategia di attacco alle istituzioni. Si sottolinea che uno degli effetti delle stragi è stato (“paradossalmente”, viene scritto) l'avvicinamento alle istituzioni anche di una certa parte della popolazione siciliana.

 Tuttavia, cosa nostra continua ad esser presente in ciascuna provincia dell'isola. La sua attività si rivolge principalmente alle estorsioni, ma essa prova ad infiltrarsi nell'economia pubblica e privata, va alla ricerca di contatti diretti ed indiretti con interlocutori istituzionali, ha ampliato i suoi affari anche nel settore più nuovo dell'accoglienza dei migranti. In sostanza, dopo la cattura di Provenzano nell'aprile 2006 la mafia si è delineata come un'organizzazione capace di sopravvivere ma con uomini di sempre più scarso spessore e, di conseguenza, con mire di basso profilo. La scelta della sommersione non ha fatto però diminuire la capacità di compenetrazione della mafia catanese e messinese -che hanno confermato la loro caratteristica di “mafia imprenditoriale”- con taluni esponenti politici ed amministratori locali, anche attraverso diversi episodi di patto di scambio politico-mafioso e di condizionamento di competizioni elettorali. Ai tradizionali settori di presenza nell'economia legale si sono aggiunti la grande distribuzione e le energie alternative nel trapanese, il controllo del mercato ortofrutticolo nel ragusano, l'accoglienza dei migranti ed il tentativo di appropriarsi in modo fraudolento dei contributi europei che sembra coinvolgere in particolare la mafia dei Nebrodi che a tali aspetti di modernità associa la propensione tradizionale all'uso della violenza (per esempio i colpi d'arma da fuoco contro l'allora commissario del parco Antoci). A Trapani l'estorsione ha scarso rilievo perché le particolari caratteristiche socio-economiche e la presenza massiccia della massoneria conducono ad un sorta di compenetrazione tra mafia e settori della borghesia imprenditoriale e delle professioni.

 A Palermo invece l'attività criminale per eccellenza continua ad essere il racket delle estorsioni che rappresenta innanzitutto lo strumento di controllo del territorio, seguita dal gioco e dalle scommesse clandestine. E' tornato l'interesse verso il traffico degli stupefacenti anche se in funzione subalterna alle grandi operazioni gestite dalla 'ndrangheta e con quantità meno consistenti che nel passato. La capacità dell'organizzazione mafiosa di adeguarsi al cambiamento economico e sociale è dimostrata anche a Palermo dal coinvolgimento nella gestione delle attività di professionisti, commercialisti, ingegneri, avvocati, esperti in materia fiscale, esperti in transazioni anche internazionali. Importanti le osservazioni su Agrigento, dove la carenza di collaboratori di giustizia è determinata anche dai rapporti di familiarità interni alle cosche. Qui e nel Nisseno sembra superata la tradizionale contrapposizione con la Stidda, mentre è giudicato pericoloso l'incremento di aggressività mafiosa nella provincia di Enna e nell'area di Gela. In conclusione, la Commissione sottolinea che cosa nostra risulta certamente indebolita, ma sarebbe del tutto errata una lettura che ne sottovaluti la forza attuale.

 Si è conclusa la stagione stragistica e non sono stati registrati episodi significativi che lascino presagire la volontà o la capacità di un ritorno alla guerra contro le istituzioni democratiche. L'assenza, dopo il 2006, di un vertice unitario, nonostante il tentativo fallito di Lo Piccolo, era conseguente all' esistenza in vita dei due capi dei viddani Riina e Provenzano; morti entrambi, nulla esclude che possa verificarsi un tentativo di ricostruire una cupola unitaria. In ogni caso la mafia siciliana conserva intatta la capacità di penetrazione in settori della pubblica amministrazione, della politica e dell'economia. Da questo punto di vista la stessa sommersione potrebbe rappresentare una strategia di ritorno all'antico, come ha ricordato nella sua audizione lo storico Salvatore Lupo. “In prospettiva storica, questa vicenda cosiddetta corleonese sembrerà un'enclave, perché la mafia è nascosta di sua natura, la mafia si nasconde nelle pieghe delle relazioni sociali, e si è inflitta da sola la più grave sconfitta in quanto non ha più reso possibile che qualcuno dicesse che la mafia non esiste, perché la mafia si è palesata da sé nella sua esistenza indubitabile”.

 di Franco Garufi

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