Il futuro che manca nell'azione del governo Musumeci

3 luglio 2020

Manca nella relazione sull'attività svolta dal Governo, presentata ieri dal presidente Musumeci all'Assemblea Regionale Siciliana , una qualsiasi idea di futuro. Per onestà, va tuttavia colto un dato di novità: dopo 17 anni dall'entrata in vigore della norma, è la prima volta che il vertice dell'amministrazione regionale rende conto in Parlamento della sua attività. Scelta rispettosa nei confronti dell'Aula ma che lo ha costretto a sintetizzare nelle trenta cartelle dell'intervento invece del semestre previsto, ben trenta mesi di vita della Giunta. Quali sono i risultati? 

E' la relazione stessa ad evidenziarne i limiti: sul piano dei rapporti finanziari con il governo nazionale, l'accordo generale è ancora ben lontano dall'essere raggiunto, mente resta bloccato, per i ritardi nella riprogrammazione delle risorse europee il miliardo e mezzo di euro in assenza del quale non sarebbe stato possibile neanche far approvare da Sala d'Ercole gli strumenti finanziari. Dal punto di vista finanziario, l'unico elemento di novità riguarda la stipula di un ulteriore accordo con il Mef che consente alla Regione di utilizzare risorse del fondo sviluppo e coesione fino all’importo di 140 milioni di euro, di cui 100 per città metropolitane e liberi consorzi. Una boccata di ossigeno per le ex province e le tre città metropolitane da tempo in condizioni di estrema sofferenze e che la pandemia ha ridotto alla canna del gas. 

Finalmente, inoltre, si è proceduto alla redazione dell’elenco, dei beni immobili di proprietà della Regione da sottoporre a dismissione, oltre 150 beni per i quali è già in corso la rivalutazione. Un'altra utile informazione si riferisce al personale dell'amministrazione regionale: il presidente ha annunciato che sono state “programmate le assunzioni di 108 unità di personale in categoria “D” e, grazie alla norma che ha posto fine al precariato, si è proceduto alla stabilizzazione di 300 precari regionali di categoria “A” e “B”. Sono state avviate le procedure di assunzione di altri circa 280 precari nelle categorie “C” e “D”, e si potrà dire chiuso il capitolo del precariato nell’Amministrazione regionale, quando saranno state completate le procedure di assunzione di 12 dipendenti da destinare all’Ufficio stampa.” Annuncio certamente significativo ma che non fa alcuna luce sull'esistenza di un qualsivoglia progetto di riforma della pubblica amministrazione regionale che è pregiudiziale alla possibilità stessa che la Sicilia esca dalla lunga fase di stagnazione resa ancor più drammatica dalle conseguenze della pandemia Covid 19. Insomma vanno bene le assunzioni, ma per far che? 

Ancor più deludente è il riferimento alla delicatissima e decisiva questione del sistema di smaltimento dei rifiuti, che utilizza l'assunzione di migliaia di lavoratori nelle SRR (società di regolamentazione della gestione dei rifiuti costituite in base alla l.r.9/2010) come strumento di pressione sulla debole e divisa maggioranza di governo: “la politica, a tutti i livelli ed in tutti i settori, ha potuto in questi vent’anni procedere all’assunzione senza concorso di migliaia di persone in quel comparto, che oggi rende in quest’Aula quelle persone il pegno umano su cui trovare l’intesa per portare al voto il disegno di legge sui rifiuti” Insomma, a quanto si capisce “la politica” sarebbero tutti quelli che hanno governato prima dell'attuale presidente, ma cosa questo governo abbia fatto per cambiare il sistema resta un mistero. Quanto a genericismo, non ci si può di certo lamentare. Eppure vengono ben individuate le criticità e le collusioni esistenti nel sistema dei rifiuti che “in Sicilia è stato costruito ed alimentato nel corso degli ultimi decenni per favorire un perverso intreccio tra politica, burocrazia e imprenditoria privata...Si è dato vita ad un pericoloso oligopolio che controlla circa l’80% del trattamento dei rifiuti nell’isola, con la politica assente, o per lo meno distratta, e qualche volta acquiescente, con certa burocrazia corrotta, che gestiva i processi autorizzativi nell’interesse del privato, il quale, in alcuni casi, nella spregiudicatezza della propria condotta, si muoveva con metodi tipici delle organizzazioni mafiose e criminali.”

 I mali sono ben individuati, ma qual è la proposta del governo regionale?

 Musumeci sostiene poi che non sono ancora pienamente prevedibili gli effetti negativi della pandemia sull'economia siciliana, anche se disegna un quadro giustamente drammatico del netto peggioramento delle condizioni di vita dei siciliani. Ancora una volta all'analisi, che ha elementi oggettivi, non seguono idee coraggiose ed attuabili per affrontare l'emergenza e costruire un disegno di sviluppo alternativo. Quali le proposte per l'indispensabile profonda riforma del sistema sanitario e del welfare ma anche per il rilancio dei settori produttivi, in assenza del quale l'isola sarà condannata ad un progressivo degrado. Non c'è neanche l'ombra delle premesse di principio: vuoto pneumatico. L'unica notizia certa- e che va letta anche nella proiezione di eventi autunnali che nessuno oggi è in grado di prevedere - è che i posti di terapia intensiva da 150 sono diventati 719. Bene, anche se ci si è scordati di spiegare il pasticcio sui numeri dei contagiati. 

Ciò che fa più specie è il riferimento finale, quasi ad assumerli al ruolo di stelle comete a Piersanti Mattarella e Rino Nicolosi. Due presidenti della Regione profondamente diversi nelle finalità e nei metodi dell'azione di governo: entrambi però, anche se con esiti divergenti, animati dalla ferma volontà di cambiare la situazione che avevano trovato. Ciò che certo non possiamo dire del governo Musumeci che da troppi punti di vista rappresenta la restaurazione di una Sicilia che speravamo di esserci definitivamente lasciata alle spalle.

Franco Garufi



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