L'Ocse boccia il sistema scolastico italiano: troppi docenti anziani

Società | 11 settembre 2018

LItalia, secondo quanto riportato nel rapporto annuale dellOcse Education at a Glance 2018che mette a confronto i sistemi educativi dei Paesi industrializzati, rimane il Paese Ocse con gli insegnanti più anziani, nonostante le nuove assunzioni hanno invertito il trend abbassando letà media. Anche le retribuzioni sono diminuite costantemente dal 2010 al 2016 e rimangono sotto la media Ocse. Per bambini e ragazzi fra i 5 e i 14 anni l'Italia ha conquistato un tasso di scolarizzazione completa (superiore al 90%), mentre l'obiettivo è quasi raggiunto per i bambini di età inferiore. Secondo il rapporto dell'Ocse, solo una regione italiana, il Lazio, registra un tasso di scolarizzazione inferiore al 90% nella scuola pre-primaria per i bambini di 4 anni. LOcse sottolinea come negli ultimi anni sia maturata una crescente consapevolezza del ruolo essenziale svolto dalleducazione e cura della prima infanzia per lo sviluppo, lapprendimento e il benessere infantile. In Italia il 24% dei bambini sotto i tre anni frequenta lasilo nido, rispetto a una media Ocse che arriva al 35%.

Il livello di spesa per studente è leggermente aumentato, tornando ai livelli del 2010, ma solo per effetto di una contrazione più accentuata degli studenti, diminuiti dell8% mentre le retribuzioni sono calate del 7%. Il livello di spesa per listruzione in Italia, inoltre, è inferiore alla media Ocse (3,9% del Pil contro il 5%), anche se il divario è più limitato nella scuola primaria e aumenta con i livelli di istruzione. Risulta tuttavia decisamente più bassa per quanto riguarda listruzione terziaria (73% della media Ocse e 67% escluse le spese per ricerca e sviluppo) e nelle scuole pre-primarie (74%).

Il corpo docente italiano rimane il più anziano dellOcse con il 58% degli insegnati che ha più di 50 anni, in costante aumento dal 2010, anche se la percentuale ha iniziato a calare nel 2016 in seguito alle assunzioni della Buona Scuola. Nessuna inversione di tendenza si è registrata, invece, per le retribuzioni, diminuite costantemente dal 2010 al 2016, anno in cui lo stipendio medio era pari al 93% di quello del 2005. Non solo lo stipendio medio italiano è inferiore alla media Ocse, ma per di più anche la progressione nel corso della carriera è di gran lunga inferiore. Un insegnante della scuola primaria, ad esempio, ha uno stipendio iniziale di 28.514 dollari in Italia contro 31.919 della media Ocse e arriva dopo 15 anni a 34.444 dollari contro 44.281. Un docente di secondaria superiore entra con uno stipendio di 30.739 dollari (34.534 di media) e arriva dopo 15 anni a 38.581 (47.869).

Per contro l’Italia è uno dei Paesi con il più alto compenso per i dirigenti scolastici che arrivano ad avere retribuzioni lorde effettive che sono il doppio di quelle degli insegnanti.

Il rapporto sottolinea come a livello globale la provenienza economico-sociale rimanga ancora determinante per la progressione dellistruzione dei singoli. Con disuguaglianze che tendono a riflettersi poi sul mercato del lavoro, dove i ragazzi che si sono fermati allistruzione secondaria hanno molte meno possibilità di trovare lavoro e stipendi pari al 65% dei coetanei con istruzione superiore.

In Italia il numero dei laureati (nella fascia di età 25-34 anni) è inferiore rispetto agli altri Paesi Ocse. La quota è però aumentata costantemente durante l'ultimo decennio, dal 19% nel 2007 al 27% nel 2017. Il profilo degli studenti, invece, è simile a quello degli altri Paesi: più donne rispetto agli uomini (con il 55% nel 2016 rispetto alla media Ocse del 54%) e un'età media di iscrizione di 20 anni, rispetto ai 22 degli altri Paesi. Secondo il rapporto, nel 2016 in Italia l'84% degli studenti che accedono all'istruzione superiore si è iscritto prevalentemente a corsi di laurea di primo livello (bachelor) o a programmi di studio equivalenti e il 15% a corsi di laurea di secondo livello (master).

Il tasso di occupazione in Italia è inferiore rispetto a quello dell'area Ocse, ma il divario aumenta con i livelli d'istruzione e ha raggiunto 18 punti percentuali nel 2017 per i giovani laureati. Anche la quota dei giovani adulti italiani con una laurea è inferiore rispetto agli altri Paesi dellOcse, anche se questa quota è aumentata costantemente nellultimo decennio dal 19% al 27% nel 2017. In linea con gli altri Paesi, le ragazze tendono ad avere un maggiore successo scolastico. Nelle secondarie, a livello globale è maschio il 60% dei ripetenti, mentre a completare il livello terziario arrivano il 38% dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni e il 50% delle ragazze, con un gap che è andato allargandosi nellultimo decennio (in Italia siamo rispettivamente al 20 e al 33%).

Nel mondo del lavoro, tuttavia, l80% delle ragazze con istruzione terziaria trova lavoro contro l89% dei maschi, per di più con uno stipendio che è inferiore, a pari età, del 26% rispetto ai colleghi maschi.

Le inefficienze del sistema scolastico si riflettono nella capacità di trovare un lavoro. Il tasso di occupazione in Italia è inferiore rispetto alla media Ocse, con un divario che aumenta con i livelli di istruzione arrivando a 18 punti per i giovani con istruzione terziaria.

A destare preoccupazione è anche il livello di giovani inattivi, i cosiddetti Neet:in Italia il 30% dei 20-24enni nel 2017 era senza lavoro, non studiava e non frequentava alcun corso di formazione rispetto al 16 di media Ocse, arrivando al 34% nella fascia detà tra i 25 e i 29 anni (28% per gli uomini e 40% per le donne).

LItalia eccelle tuttavia rispetto agli altri Paesi in merito alla partecipazione ai percorsi di istruzione tecnica e professionale, che si attesta al 22%, su livelli più elevati di paesi come Germania e Francia.

 di Melania Federico

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