La beffa dei fondi Ue: rinunciamo per evitare i tagli

Economia | 8 novembre 2018

Avevamo scritto qualche giorno fa che con la delibera n. 369 del 12/10/2018 la Giunta di governo era stata autorizzata ad avanzare alla Commissione la richiesta di ridurre il cofinanziamento nazionale del POR FESR al 20%. In sostanza il valore del programma regionale più dotato di risorse scenderà a euro 4.273.038.773 con una notevole riduzione della quota nazionale che viene accantonata e destinata ai cosiddetti programmi operativi complementari. Il problema non riguarda solo la Sicilia. saranno interessati, oltre al nostro, i programmi operativi della Basilicata e del Molise e ben cinque programmi nazionali tra i più importanti (Governance, Aree metropolitane, Scuola, Inclusione, Ricerca ed innovazione).

Le regioni del Sud più avanti nella rendicontazione della spesa non hanno voluto aderire, per la fondata preoccupazione che le risorse sottratte avrebbero finito per costituire una sorta di bancomat a disposizione del governo nazionale che avrebbe potute utilizzarle per finalità diverse da quelle previste, pur dovendo rispettare l'obbligo della destinazione nei medesimi territori. Le regioni a maggior rischio di disimpegno, tra queste la nostra, si sono invece aggrappate alla riduzione del cofinanziamento, che consente di limitare in modo notevole la somma a rischio di restituzione il prossimo 31 dicembre.

In sostanza il POR Fers ha subito una riduzione pari a circa 285 milioni di euro che fa scendere in modo significativo la somma da rendicontare a Bruxelles entro fine d'anno. Non si è fatto solo questo: infatti, per superare la ghigliottina della scadenza si sono rimodulate le linee di intervento di più complessa attuazione,in particolare l'obiettivo tematico 1 dedicato a ricerca, sviluppo tecnologico ed innovazione e l'agenda digitale (OT2); insomma le opzioni più qualificanti per agevolare la ripresa della Sicilia dalla crisi economica ed occupazionale .

Ancora più grave è stata la scelta di depotenziare l'OT 5 relativo al clima ed ai rischi ambientali, rinviando scelte che riguardano il risanamento e la messa in sicurezza del territorio. In questi giorni abbiamo tragicamente potuto constatare quali siano in termini di vite umane le conseguenze dell'assenza di interventi di tutela del territorio. Infine si sono sottratte risorse all'OT9 dedicato all'inclusione sociale ed alla lotta contro la povertà. Per raggiungere i target di spesa previsti si è preferito rimettere in campo lo stravecchio strumento dei progetti coerenti imputando a spesa europea il grande progetto dell'itinerario Agrigento- Caltanissetta e quello del passante ferroviario di Palermo.

Alla faccia del cambiamento: ancora una volta l'unica cosa che conta è certificare ad ogni costo la spesa invece di puntare sull'efficacia dell'utilizzo delle risorse e sulla quantità e qualità di sviluppo che potrebbe derivarne .Le colpe di questo eterno ritorno al passato sono tante ed equamente distribuite tra questo governo e quello che lo ha preceduto. E' davvero difficile scrivere della spesa europea senza cadere nei luoghi comuni della propaganda di schieramento. Da anni, nel quadro delle indicazioni del rapporto Barca che nel 2013 definì le strategie del nuovo ciclo di programmazione, si tenta di introdurre novità atte a superare la storica difficoltà ad utilizzare in modo efficace ed efficiente le risorse in arrivo da Bruxelles.

Il dato di maggio rilievo è che i modelli organizzativi delle nostre amministrazioni, sia quella nazionale che a livello regionale, sono scarsamente adeguati a gestire le regole introdotte dai regolamenti europei di utilizzo dei fondi. Non a caso una delle condizionalità previste dalla Commissione era l'approvazione dei piani di riforma organizzativa che sono stati concepiti con grande ritardo e ancor oggi vengono in parte disattesi. A ciò si aggiunge in Sicilia una condizione di sofferenza di una burocrazia regionale che è al tempo stesso sovradimensionata (nonostante l'uscita per prepensionamento di oltre 3000 dipendenti) e strutturalmente priva delle professionalità necessarie all'accelerazione delle procedure di spesa. Tra l'altro, sono andati in quiescenza una gran parte dei funzionari di livello medio alto che avevano gestito la fase di preparazione dei programmi ed erano indubbi portatori di competenze.

Ciò ha ulteriormente rallentato ed indebolito una gestione per molti versi inefficiente e che si è troppo adagiata sulla presenza sostitutiva dell'assistenza tecnica esterna. Bisogna avere il coraggio di innovare; ma a questo governo regionale, come del resto ai precedenti, esso sembra mancare del tutto. Si parla in questi giorni di adottare un provvedimento che era stato da noi sollecitato un paio di anni or sono (naturalmente si tratta di una pura casualità): l'utilizzo temporaneo - attraverso lo strumento dei tirocini formativi- a sostegno delle attività di implementazione e rendicontazione dei programmi europei di giovani laureati e dottori di ricerca delle Università siciliane. Può essere un segnale positivo, nonostante le comprensibili resistenze di qualche sindacato, purché si rispettino due condizioni essenziali: l'assoluta trasparenza delle modalità di selezione dei candidati e la capacità di resistere alla tentazione di creare nuovo precariato, come insegnano purtroppo le passate esperienze. Su quest'ultimo punto, che è fondamentale, non bastano le dichiarazioni verbali del governo ma sono indispensabili precisi atti amministrativi che evitino amare sorprese nel prossimo futuro.

Altrimenti sarà stata un'altra delle tante occasioni perdute.






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