La Bicicletta volante di Fabio Giallombardo

Cultura | 2 maggio 2016

Il passaparola sui vari social fa brevemente e prontamente il suo dovere, è così che, in questa generazione 3.0, mi arriva velocemente l’invito ad un evento culturale che vedrà come location ideale una Racalmuto sempre pronta ad accogliere nuove iniziative intellettuali ed artistiche.

Lo scorso 3 aprile, infatti, nella suggestiva cornice della scalinata di via Repubblica, posta proprio a una decina di metri di distanza dal bronzo dell’insigne scrittore Leonardo Sciascia che in questa cittadina dell’entroterra agrigentino ebbe i natali, è stato presentato il libro dello scrittore esordiente Fabio Giallombardo, dal titolo “La Bicicletta volante”.

All’iniziativa, che ha avuto il patrocinio del Comune ed è stata organizzata dall’Associazione culturale no profit “Cristalli di Sale”, presieduta dalla dottoressa Lorella Farrauto, ha partecipato un numeroso pubblico. A narrare ai presenti i contenuti del romanzo le professoresse Nicoletta Marchese e Silvia Parroco, mentre ha vestito gli abiti della moderatrice la stessa presidente dell’Associazione. Hanno concluso i lavori l’autore e il sindaco di Racalmuto, l’avvocato Emilio Messana.

Acquistai una copia a conclusione della presentazione non perché è quasi prassi farlo ma perché mi aveva colpito l’entusiasmo delle due docenti che ne avevano tessuto le lodi e descritto quel componimento come un libro che prendeva subito e che andava divorato senza sosta. Cominciai la lettura cercando di lasciar lontane le eventuali influenze di quelle parole e prestando fede, ancora una volta, al mio proverbiale modo di andare controcorrente. Lessi assaporando pagina per pagina, senza frenesie, perché quelle pagine emanavano profumi e odori, a volte effluvi sgradevoli, di una Sicilia grezza, verace, spesso ruvida, altre rude, viva. Sembrava di percepire suoni, rumori, lamenti, pianti di una Palermo pulsante, dalle molteplici facce, ora imbellettata con un maquillage d’alta borghesia ora con le rughe di degrado, miseria e depravazione. E ancora un intreccio di contrastanti sentimenti, odio, ripugnanza, amore, amicizia, passione. Nel libro Giallombardo, nato a Padova nel 1973, ma cresciuto a Palermo dove da studente ha fatto volontariato in quartieri difficili come il Capo, la Kalsa e Ballarò, tratteggia uno spaccato di vita ambientato negli anni ‘90, in quel periodo tristemente noto per le stragi di mafia. E racconta di mafia, Fabio, di quella subdola, che striscia radente ai muri cercando di non farsi scorgere, che si incunea tra mille vicoli e si cela facendosi schermo dietro le facce dei delinquentelli di strada, degli spacconi e dei poveracci che non hanno nulla da perdere, che si vendono per fame e che, per miseria e disperazione, prostituiscono corpi e anime… la viscida mafia dei colletti bianchi.

Nel libro si intrecciano, da un canto, le storie di vita di affermati professionisti, baroni della sanità, politici rampanti, studenti della Palermo bene caduti nel letargo dell’ignavia, dall’altro, quelle di miserandi figuri che vivono di espedienti meschini fino a raggiungere i limiti dell’aberrazione. Ed è lì che si incontrano questi due ceppi opposti della società, in questo inferno fatto di pedofilia, di deviazioni, di violenza, di costrizioni. Un racconto crudo, preciso, purtroppo reale. Di questi traviamenti Giallombardo è stato testimone e, quasi a voler liberare l’anima da queste lordure viste e seguite durante la sua opera di volontariato, traspone sulle pagine del suo romanzo l’orrore di quelle realtà. Ma ecco che, quasi ad addolcire, a rendere vivibile l’inferno quotidiano, arrivano i sentimenti positivi dell’amicizia, dell’amore, della ribellione all’omertà, sentimenti che vestono i panni dei bambini di strada, dello studente figlio del medico famoso incriminato per associazione mafiosa che cerca riscatto per sé e per il suo nome, che rincorre l’idea del cambiamento, della rivoluzione sociale e culturale e si spoglia delle vesti di benestante per calarsi nel vissuto dei vicoli, del prete seminarista che contravviene alle rigide regole di una Chiesa bigotta e si mobilita per scendere nelle strade, nei vicoli, tra i più bistrattati. Lì Gaspare, questo il nome del protagonista, trova le vere amicizie, interessi nuovi che lo fanno sentire utile alla società e sposa la missione di educare quei “picciriddi” strappandoli all’ignoranza e alla delinquenza. Conoscerà l’amore, quello di Rosalia, prostituta bambina, strappata alla scuola e costretta all’ignoranza e insieme conosceranno i veri sentimenti, lui quelli ricchi di sincero trasporto lei quelli spontanei e gratuiti. Giallombardo fa suo un lessico tipico della gente di strada, crudo, diretto, un dialetto stretto. L’autore ben sa che oltre lo stretto di Messina difficilmente quell’idioma sarà comprensibile e inserisce alla fine del volume un vocabolario in cui cerca di dare una traduzione. Ammirevole idea, ma sono sempre del parere che certe frasi del nostro vernacolo sono intraducibili e se anche lo fossero perdono quella musicalità e quella connotazione a mio avviso insostituibile. Ma Fabio vuol far conoscere la Sicilia anche sotto questo aspetto, scrutando gli animi degli isolani, scovandone sentimenti e regalando riscatti. E proprio di riscatto si parla quando il protagonista, dopo esser ritornato alla sua vita alto borghese ed essersi lasciato dietro la sua storia di ribellione, viene riacciuffato dalle circostanze della vita e riportato a riallacciare quei fili che credeva di aver reciso. La mano adunca della mafia lo ritroverà per piegarlo al suo “credo” ma Gaspare è fatto di un’altra pasta e, dopo aver pagato un prezzo inestimabile per questo suo moto di ribellione, non la darà vinta né mai si venderà al malaffare.

Non potevo che centellinarmelo questo libro, volevo imprimere nella memoria a lungo termine le sensazioni che mi ha regalato.

La bicicletta volante è edito da Autodafé Edizioni, piccola ma agguerrita casa editrice di Milano ed è stato già adottato in diversi istituti scolastici d’Italia. E’ importante che certi messaggi arrivino alle nuove generazioni e soprattutto che arrivino oltre la nostra regione visto che oggigiorno, purtroppo, la connotazione del fenomeno è tutt’altro che localizzata, come le notizie di cronaca non smettono mai di ricordarci.

 di Teresa Monaca

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