La mafia europea fattura 110 miliardi l'anno

Società | 11 aprile 2015

Ammonterebbe a 110 miliardi di euro l’anno il giro d’affari delle organizzazioni criminali che operano in Europa, cifra corrispondente a circa l’1% del PIL dei paesi del vecchio continente. Soldi che derivano principalmente dal tradizionale traffico di sostanze stupefacenti come eroina, cocaina, cannabis, anfetamine ed ecstasy, per un totale di 28 miliardi di euro l’anno. Sempre più consistenti, però, i proventi da frodi e furti organizzati con utili per 29 miliardi.

È quanto emerge dal rapporto finale del progetto ‘From illegal markets to legittimate business: the portfolio of organised crime in Europe’, finanziato dalla DG Affari Interni della Commissione Europea e coordinato dal centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica di Milano. Come rivela la ricerca, che ha visto coinvolti partner finlandesi, inglesi, francesi, irlandesi, olandesi e spagnoli, i guadagni illeciti vengono riciclati nell'economia legale europea, soprattutto in quelle aree con una forte presenza della criminalità organizzata (come il Sud Italia), in quelle strategiche per i traffici illeciti (ad esempio l’Andalusia) con porti e aeroporti chiave (Amsterdam / Rotterdam).

O, ancora, nelle regioni di confine (come il nord-est dell’Italia e il sud-est della Francia), in quelle a vocazione turistica e nelle grandi capitali europee (è il caso di Berlino, Parigi, Londra, Madrid, Bucarest, Roma). Secondo i dati raccolti dai ricercatori coinvolti nel progetto OCP (Organised Crime Portfolio), i guadagni delle attività illecite vengono investiti in beni di lusso quali macchine, barche e gioielli, ma anche in immobili e aziende. Ai settori tradizionalmente preda di investimenti criminali - quali edilizia, commercio al dettaglio e all’ingrosso soprattutto di abbigliamento e di prodotti alimentari, trasporti, alberghiero, ristorazione – si affiancano quelli ‘più innovativi’ come quello dell’energia rinnovabile, dello smaltimento dei rifiuti, del money transfer, i casinò, le slot-machine e il gioco d’azzardo.

Ad investire nei circuiti legali gli utili delle attività illecite sono diversi gruppi criminali, grazie all’intermediazione di professionisti e di società di servizi che giocano un ruolo fondamentale nel riciclaggio del denaro sporco. Oltre alle mafie italiane – in particolar modo la Camorra e la ‘Ndrangheta – hanno assunto un ruolo importante le organizzazioni cinesi – specializzate nei settori della vendita all’ingrosso e al dettaglio, bar, ristoranti, servizi personali come i saloni per i massaggi- quelle russe e georgiane – presenti nel settore immobiliare, della vendita all’ingrosso e al dettaglio, bar, ristoranti, hotel e casinò - quelle turche, colombiane e del Nord Africa – che impiegano i proventi della droga venduta in Europa nei loro territori di origine.

 I dati raccolti, inoltre, mostrano come sono cresciuti i casi di cooperazione tra gruppi diversi nella gestione degli affari. Ne è un esempio la joint venture tra la Camorra e le organizzazioni cinesi nell’industria dell’abbigliamento. Nonostante il numero e il valore dei beni confiscati sia aumentato negli ultimi dieci anni nella maggior parte dei paesi, i ricercatori mettono in evidenza una significativa discrepanza tra gli investimenti delle organizzazioni criminali e il volume delle confische delle autorità europee. Queste ultime riguardino soprattutto il contante, i conti bancari e i veicoli. I provvedimenti di misura patrimoniale relativi agli immobili sono, invece, in numero nettamente inferiore.

Quasi assente la confisca di aziende, nonostante i tanti investimenti delle organizzazioni criminali in diversi settori imprenditoriali. Solo l’Italia è in controtendenza, confermandosi come il paese all’avanguardia in termini di indagini patrimoniali e di confisca dei beni. Uno sguardo più specifico sull’Italia fa emergere che il fatturato criminale raggiunge quasi i 16 miliardi di euro all’anno, riconducibili al traffico e allo spaccio di eroina, cocaina, cannabis, anfetamine, ecstasy, commercio illecito di tabacco, contraffazione, frodi IVA, furti da trasporto. Se si considerano anche le estorsioni, l’usura, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico d’armi e il gioco d’azzardo si giunge a un giro d’affari di 29,5 miliardi di euro. I settori in cui vengono maggiormente reinvestiti i proventi illeciti sono l’eolico, distribuzione dei carburanti, trasporti, la grande distribuzione e quello delle slot-machine.

 di Alida Federico

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