La sofferta risoluzione Onu contro gli stupri come arma di guerra

Politica | 26 maggio 2019

Sia chiaro. Non è un provvedimento risolutivo. Ma è la prima volta che l’Onu approva una specifica decisione di condanna. Lo scorso 23 aprile il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna l’uso dello stupro come arma di guerra. Tredici i voti a favore e due astenuti (Russia e Cina). Gli Stati Uniti avevano minacciato di porre il veto perché nel testo della risoluzione era stato introdotto un punto sull’assistenza alla “salute riproduttiva” che, per estensione, costituiva il sostegno all’aborto per le vittime di stupro. Una posizione che l’America trumpiana, in piena restaurazione antiabortista, non avrebbe mai accettato di tollerare. Così nel nuovo testo ammorbidito il riferimento, come richiesto dagli Usa, è stato cancellato. Gli Stati Uniti avevano minacciato il veto anche se il testo era già stato emendato di uno dei suoi elementi più importanti ovvero l’istituzione di un meccanismo formale per monitorare e segnalare le atrocità durante la guerra, monitoraggio a cui si erano opposti anche la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping. Tuttavia nonostante la nuova versione più annacquata il governo di Washington era ancora contrario perché il linguaggio utilizzato riconosceva il diritto delle vittime di abortire e di conseguenza si poneva, come osservato, in aperto contrasto con le politiche in tema di aborto adottate negli Usa dall’Amministrazione Trump. Washington si è opposta anche all’uso della parola “genere” considerandola una copertura per la promozione dei diritti dei transgender.

Alla fine il testo approvato è stato quello caldeggiato dagli Stati Uniti contenente le modifiche alla bozza e la cassazione di riferimenti relativi in particolare all’assistenza in strutture sanitarie in cui si pratica la pianificazione familiare, ritenuta un supporto implicito all’aborto.

Il testo definitivo è stato criticato dall’ambasciatore francese alle Nazioni Unite, Francois Delattre, che ha definito “questo tipo di omissione inaccettabile” in quanto “mina la dignità delle donne”. Per il rappresentante della Francia “è inspiegabile che l’accesso ai servizi per la salute sessuale riproduttiva non sia esplicitamente riconosciuto per le vittime di stupro, che sono spesso bersaglio di atroci atti di violenza e di mutilazioni barbariche”.

Alla riunione avevano partecipato, con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Gutierres, due premi Nobel per la pace, Nadia Murad e Denis Mukwege, e l’avvocatessa attivista Amal Alamuddin Clooney. La Murad - attivista irakena per i diritti umani appartenente alla minoranza yazida schiavizzata dagli uomini dello Stato Islamico - è stata rapita, stuprata e tenuta in ostaggio nel 2014 dall’Isis. Il medico congolese Angel Mukwege è uno dei massimi esperti di danni fisici interni causati da stupro. La Alamuddin, moglie dell’attore George Clooney, libanese naturalizzata britannica, è una avvocatessa specializzata in diritto penale internazionale, molto impegnata negli ultimi anni sul tema della violenza e degli stupri in guerra.

La Germania, presidente di turno dei quindici stati membri del Consiglio di Sicurezza, ha lavorato intensamente per far sì che la bozza di risoluzione fosse approvata, cercando di superare l’opposizione americana e adoperandosi per un testo di compromesso che mettesse d’accordo tutti gli attori.

Nel suo intervento l’avvocatessa Alamuddin aveva osservato che “sebbene la bozza sia un passo avanti, soprattutto nella misura in cui rafforza il regime delle sanzioni per coloro che commettono tali crimini, bisogna andare oltre”. Aggiungendo che “se questo organo (il Consiglio di Sicurezza dell’Onu o estensivamente l’Onu, n.d.r.) non può prevenire la violenza sessuale in guerra, deve almeno punirla”. La giustizia “non può avere una possibilità se le persone al potere, tra cui quelle sedute attorno a questo tavolo, non ne fanno una priorità”. Ha concluso osservando che “c’è una epidemia di violenza sessuale e la giustizia è l’antidoto. E’ il momento di farla diventare la vostra priorità e onorare sopravvissuti come Nadia Murad che hanno già sofferto troppo”.

Secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite Gutierres “nonostante numerosi sforzi la violenza sessuale continua ad essere una caratteristica orribile dei conflitti in tutto il mondo” e gruppi di attivisti hanno dimostrato che “è usata deliberatamente come arma di guerra”. “Dobbiamo riconoscere che lo stupro in guerra colpisce in larga misura le donne perché è collegato a questioni più ampie come la discriminazione di genere” ha proseguito sottolineando che c’è “una impunità diffusa e la maggior parte di questi crimini non viene denunciata, investigata o perseguita”. Infine ha incoraggiato il Consiglio di Sicurezza a “lavorare insieme per superare le differenze: la risposta globale deve garantire la punizione degli autori e il sostegno completo ai sopravvissuti”.

La risoluzione è dunque solo un primo, sofferto passo. Ma, pur con le timidezze ed ambiguità dietro le quali si sono nascoste le superpotenze, introduce una cornice giuridica, per ora piuttosto generica, all’interno della quale cominciare a lavorare. I prossimi passi non potranno che essere due e conseguenziali. 1) Perseguire come criminali di guerra risolutamente - senza tregua né prescrizione, perdono o amnistie - tutti coloro che si macchiano di stupri nei conflitti. Stupri singoli e, ancor più, collettivi a danno di minoranze o gruppi etnici che si intende vessare, terrorizzare, sradicare. 2) Punire questi criminali di guerra con la severità che dobbiamo esigere stante l’abiettezza delle disumane violenze perpetrate.

 di Pino Scorciapino

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