Oltre un milione di bambini poveri nell'Italia che ignora

Società | 15 novembre 2018

A vivere in povertà assoluta in Italia sono 1,2 milioni di bambini e adolescenti. A pesare sul loro futuro non sono tuttavia solo le condizioni economiche del nucleo familiare. Ad avere un enorme impatto nel condizionare le loro opportunità di crescita e di futuro è lambiente in cui vivono. Pochi chilometri di distanza, tra una zona e laltra, possono significare riscatto sociale o impossibilità di uscire dal circolo vizioso della povertà: la segregazione educativa allarga sempre di più la forbice delle disuguaglianze, in particolare nelle grandi città, dove vivono tantissimi bambini, ed è lì che bisogna intervenire con politiche coraggiose e risorse adeguate.

 Dal IX Atlante dellinfanzia a rischio Le periferie dei bambini, dedicato alle periferie educative in Italia, si evince come allinterno di una stessa città, lacquisizione delle competenze scolastiche da parte dei minori segna un divario degno di nota. A Napoli, i 15-52enni senza diploma di scuola secondaria di primo grado sono il 2% al Vomero e quasi il 20% a Scampia, a Palermo il 2,3% a Malaspina-Palagonia e il 23% a Palazzo Reale-Monte di Pietà, mentre nei quartieri benestanti a nord di Roma i laureati (più del 42%) sono 4 volte quelli delle periferie esterne o prossime al GRA nelle aree orientali della città (meno del 10%). Ancora più forte la forbice a Milano, dove a Pagano e Magenta-San Vittore (51,2%) i laureati sono 7 volte quelli di Quarto Oggiaro (7,6%). Le differenze sostanziali tra una zona e laltra riguardano anche i NEET, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano più, sono senza lavoro e non sono inseriti in alcun circuito di formazione: nel capoluogo lombardo, in zona Tortona, sono il 3,6%, meno di un terzo di quelli di Triulzo Superiore (14,1%), mentre a Genova sono 3,4% a Carignano e 15,9% a Ca Nuova, e a Roma 7,5% Palocco e 13,8% a Ostia Nord. 

È assurdo che due bambini che vivono a un solo isolato di distanza - ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children- possano trovarsi a crescere in due universi paralleli. Rimettere i bambini al centro significa andare a vedere realmente dove e come vivono e investire sulla ricchezza dei territori e sulle loro diversità, combattere gli squilibri sociali e le diseguaglianze, valorizzare le tante realtà positive che ogni giorno si impegnano per creare opportunità educative che suppliscono alla mancanza di servizi.

Sono quasi 3,6 milioni i bambini e gli adolescenti che vivono nelle 14 principali aree metropolitane del Paese (2 su 5 del totale in Italia), e crescono spesso in zone o quartieri sensibili, delle “periferie” da tanti punti di vista differenti, non solo rispetto alle distanze dal centro città, ma in base ai diversi deficit urbanistici, funzionali o sociali dei territori. Sono ad esempio periferie funzionalii quartieri dormitorio, “svuotati” di giorno per effetto dei grandi flussi pendolari verso i luoghi di lavoro, privi di opportunità e povere di relazioni sociali. Save the Children, al fine di colmare queste disuguaglianze, è presente nelle periferie più svantaggiate di 18 città italiane grazie a una rete di 23 Punti Luce nei quali offrono a bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni lopportunità di partecipare ad attività formative ed educative, come accompagnamento allo studio, laboratori artistici e musicali, gioco e attività motorie, che solo nellanno in corso hanno coinvolto oltre 8.130 minori.



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