Pirandello e Bukowski irrompono nella scena teatrale catanese

Cultura | 2 febbraio 2019

La Signora Morli, una e due di Luigi Pirandello. Una tematica fetish del tormentato universo pirandelliano, la “scomposizione”, quasi la “frammentazione” dell’individuo che troverà in “Uno, nessuno, centomila” la sua definitiva codificazione. Ne “La signora Morli, una e due”, scritta nel 1920 ed ispirata ad alcune novelle del grande scrittore agrigentino, il problema del “doppio” si ripropone drammaticamente anche nelle vesti d’un irrisolvibile dilemma: accettare nuovamente una “vita estetica”, gaia, spensierata o tornare a quella “etica”, più grigia e anonima, dei doveri? Abbandonata dal marito Ferrante (costretto ad espatriare), sola con un figlio da crescere e mantenere Evelina Morli viene accolta da Lello Carpani, un avvocato di lei innamorato, con cui inizia a convivere. Ma all’improvviso, 14 anni dopo, il marito ricompare per riconquistarla. L’io diviso di Evelina (ancora innamorata del consorte) si ritrova di fronte ad una scelta apparentemente irrisolvibile, che tuttavia troverà una sua forse più malinconica soluzione. Dopo una breve e “pudica” fuga alla quale è stata costretta da una menzogna del figlio avuto da Ferrante, Evelina rientrerà nel desco della nuova famiglia, dove lei, dominata dall’amore materno, torna alla figlioletta di secondo letto, mentre il figlio di Ferrante, Carlo, pur restando con il padre continuerà ad amarla (e ad essere amato) come sempre. Infuocate le frecciate contro l’imperante ipocrisia (altro tema prediletto da Pirandello), qui materializzata nelle due pettegole amiche di Evelina, una delle quali (moglie del socio di Carpani) si erge incredibilmente a moralizzatrice, pur essendo da anni amante del figlio. Riccardo Maria Tarci, che ha curato la regia, evita di calare la storia nel contesto del suo concepimento: la signora Morli - personaggio simbolico fuori dal tempo - continua a vivere dentro tutti noi. Dignitosa prova attoriale di un cast ben assortito, con Maria Rita Sgarlato perfettamente “immersa” nei martoriati panni di Evelina Morli. Altri interpreti: Filippo Brazzaventre, Carlo Ferreri, Daniele Bruno, Santo Santonocito, Anna Passanisi, Tiziana Bellassai, GianMarco Arcadipane. Al teatro “Brancati” di Catania fino a domenica 17 febbraio.

Shots, liberamente ispirato ai racconti di Charles Bukowski. Preceduto da un divertente “fuori scena” in cui i due attori protagonisti, dopo aver salutato il pubblico, fingono un litigio verbale esponendo punti di vista diametralmente opposti, “Shots”, andato in scena al piccolo e agguerritissimo “Canovaccio” (coraggiosamente proteso verso un teatro più sperimentale) mette in scena “tre storie ad alta gradazione sessuale” (lo “shot” è il tumbler basso per liquori) sul sempiterno incontro-scontro uomo-donna. Partendo da “Time-Lapse”, rimembranze del tempo felice dell’innamoramento or passato (ma che tuttavia aiuta a vivere) simulando coiti tra scontri e tenerezze, proseguendo poi con il surreale “Trentacentimentri”, che riduce l’uomo alle dimensioni d’un pupazzo affinché possa penetrare, in vertiginoso cunniliungus, nel sesso della compagna che “per troppo amore” lo ha ridotto in tal guisa, “Hank&Tess” (ultima storia) da voce a due emarginati anche dell’amore, che tentano disperatamente di uscire dalla tetraggine della condizione di esclusi dalla quale sembrano (ma solo un’illusione) allontanarsi. Autoattori la coppia, senza inibizioni, Francesco Bernava e Alice Sgroi che regalano a Catania una stuzzicante novità.

 di Franco La Magna

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