Tratta e sfruttamento: una vittima su 4 è minorenne

Società | 26 luglio 2019

Un quarto delle vittime di tratta presunte o identificate in Europa sono minorenni e lobiettivo principale dei trafficanti di esseri umani è lo sfruttamento sessuale. E’ l’allarme lanciato da Save the Children che delinea i contorni del fenomeno nel suo rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2019”. Sulle 20.500 vittime di uno dei sistemi più violenti e senza scrupoli che si conoscano, registrate nellUnione nel biennio 2015/2016, il 56% dei casi riguarda, infatti, la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, con un 26% legato allo sfruttamento lavorativo; 1 vittima su 4 ha meno di 18 anni, 2 su 3 sono donne o ragazze. In Italia le vittime di tratta accertate sono 1.660, con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9% al 13%. Un trend in aumento confermato anche dal riscontro diretto degli operatori del progetto “Vie dUscita” di Save the Children, che nel 2018, in sole 5 regioni, hanno intercettato 2.210 vittime di tratta minori e neo-maggiorenni, un numero cresciuto del 58% rispetto alle 1.396 vittime del 2017. Nonostante questi dati rappresentino solo la superficie di un fenomeno perlopiù sommerso, la sempre più giovane età delle vittime e la prevalenza dello sfruttamento di tipo sessuale trova conferma anche tra i 74 nuovi casi di minori che sono riusciti a uscire dal sistema di sfruttamento nel 2018 nel nostro Paese e sono stati presi in carico dai programmi di protezione istituzionale, soprattutto in Piemonte (18) e Sicilia (16). Uno su 5, infatti, non supera in età i 15 anni e lo sfruttamento sessuale riguarda quasi 9 casi su 10.

In Italia, lo sfruttamento lavorativo, anche se non rappresenta il principale obiettivo del sistema della tratta, è in crescita e nel 2018 gli illeciti registrati con minori vittime, sia italiani che stranieri, sono stati 263, per il 76% nel settore terziario. Il numero maggiore di violazioni sono state segnalate nei servizi di alloggio e ristorazione (115) e nel commercio (39), nel settore manifatturiero (36), nellagricoltura (17) e nelledilizia (11).

Le ragazze che sono maggiormente esposte al traffico delle organizzazioni e delle reti criminali che poi gestiscono in Italia un circuito della prostituzione in continua crescita provengono dalla Nigeria o dai Paesi dellest europeo e dai Balcani. Il numero delle vittime di tratta minori e neo-maggiorenni intercettate in sole 5 regioni dagli operatori del progetto “Vie dUscita” è, infatti, cresciuto del 58%, passando dalle 1.396 vittime del 2017 alle 2.210 nel 2018, mentre i Paesi di origine sono per il 64% la Nigeria e per il 34% Romania, Bulgaria e Albania. È il riscontro diretto di un fenomeno che, se proiettato su tutte le regioni italiane, indica realisticamente che i minori o i neo-maggiorenni sfruttati sessualmente in Italia sarebbero diverse migliaia. Lo sfruttamento sessuale di vittime così giovani e vulnerabili - ha spiegato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children - lascia nelle loro vite un segno indelebile con gravissime conseguenze. Anche nel caso più fortunato di una fuoriuscita, sono diversi gli ostacoli che le giovanissime vittime devono superare durante il percorso di inclusione e integrazione indispensabile per poter costruire un futuro dignitoso e autonomo”.

Il business della tratta internazionale a scopo di sfruttamento sessuale in Italia si basa su un sistema in continua evoluzione, che si adatta al mutare delle condizioni. Le ragazze e le donne nigeriane, una volta giunte in Italia, dopo un viaggio attraverso la Libia e via mare dove subiscono abusi e violenze, devono restituire alla maman, la figura femminile che gestisce il loro sfruttamento, un debito di viaggio che raggiunge i 30.000 euro e sono costrette a lavorarefino a 12 ore tutte le notti, anche per 10-20 euro a prestazione, raccogliendo dai 300 ai 700 euro al giorno. Buona parte dei soldi servono però per pagare vitto, alloggio e vestiti, spesso anche per laffitto del posto in strada dove si prostituiscono, e lestinzione del debito diventa così quasi irraggiungibile. I trafficanti hanno, inoltre, spostato il circuito della prostituzione dai luoghi più facilmente identificabili, come le piazzole lungo le provinciali o le maggiori arterie stradali, verso luoghi meno visibili, il cosiddetto giro walk, come le fermate dei bus o i parchi, oppure allinterno delle case, che in alcuni casi sono connection-house, gestite e frequentate prevalentemente da connazionali, come quelle segnalate dagli operatori in Campania e Piemonte. Sulle nostre strade è rimasta, invece, costante la presenza di ragazze di origine rumena o bulgara, ma si segnala un aumento delle ragazze di origine albanese, un ritorno, che riguarda anche i gruppi criminali albanesi in Italia, secondi solo a quelli nigeriani. Il reclutamento delle vittime nei Paesi di origine avviene con metodi sempre più efficaci, come ad esempio in Romania, dove diverse testimonianze di vittime raccolte in Italia hanno rilevato lesistenza di “sentinelledei trafficanti che individuano in anticipo negli orfanotrofi le ragazze che stanno per lasciare le strutture al compimento dei 18 anni, e mettono in atto un adescamento basato come per tutte le connazionali - su finte promesse damore e di un futuro felice in Italia, facendo leva sulla loro condizione di deprivazione affettiva. I finti lover boy che sono affiancati ad ogni ragazza lungo tutto il periodo di sfruttamento in Italia, che può durare anni, ne controllano lattività, portando loro anche bibite energetiche durante la notte per sostenerne lo sforzo, ma esercitano un controllo totale e violento, come nel caso, riportato dagli operatori, di una ragazza rimasta incinta indotta ad entrare in una vasca riempita di cubetti di ghiaccio per indurre laborto per shock termico.

La risposta del sistema italiano di tutela delle vittime di tratta - secondo Save The Children- è ancora frammentaria ed è necessario potenziarla, come rilevato anche dal Gruppo di Esperti del Consiglio dEuropa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA) che nel 2018 ha condotto una missione di valutazione del quadro normativo e istituzionale nel nostro Paese rispetto allapplicazione della Convenzione europea in materia. Il primo Piano Nazionale dAzione adottato dal Governo nel 2016 per tracciare le linee guida del contrasto e della prevenzione ha rappresentato un passo positivo importante, ma è scaduto a dicembre 2018 e non è stato ancora definito un secondo Piano. Per quanto riguarda il Programma Unico di Emersione, che racchiude, invece, le misure concrete per lemersione, lassistenza e lintegrazione sociale delle vittime, il finanziamento è stato potenziato dallattuale governo e ammonta a 24 milioni per il triennio 2019-2021. Come sottolinea la relazione del GRETA, si dovrebbero valutare attentamente le esigenze di finanziamento per assicurare che vi siano posti di alloggio sufficienti per le vittime, femmine e maschi, di tratta.

Non si può ignorare ha aggiunto Raffaela Milano -  il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni in Italia è legato alla presenza di una forte “domanda” da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire “clienti”, i quali sono parte attiva del processo di sfruttamento. Enecessario rafforzare lazione di contrasto e, allo stesso tempo, promuovere iniziative per sensibilizzare lopinione pubblica e in particolare i più giovani sui danni gravissimi che questo mercato provoca sulle ragazze che ne sono vittima”.

Ulteriori criticità prima, durante e dopo la fuoriuscita sono state riportate dagli operatori sul campo rispetto ai complicati iter burocratici per ottenere, ad esempio, il rilascio dei codici STP (Straniero Temporaneamente Presente), per le ragazze nigeriane ed albanesi aggravati dallintroduzione del Decreto Sicurezza 113/2018 (legge 132/2018) -  ed ENI (Europeo Non Iscritto), per le ragazze originare dei Paesi dellEst Europa, fondamentale per garantire il riconoscimento del diritto alla salute attraverso i relativi servizi.  

Altri nodi critici riguardano il rilascio del permesso di soggiorno, che in ancora troppi territori è vincolato alla denuncia nei confronti degli sfruttatori da parte delle vittime, le quali, soprattutto in una fase iniziale di fuoriuscita, spesso sono restie a formalizzare la denuncia per paura di ritorsioni sui familiari nel Paese di origine. Il permesso di soggiorno daltronde non rappresenta per le vittime europee o albanesi un efficace strumento di protezione, considerato che la posizione amministrativa di queste donne è, comunque, regolare in Italia. Per tutte loro vanno messi in campo altri strumenti per incoraggiare e sostenere la fuoriuscita.

 di Melania Federico

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