Il Gattopardo in sala, il cinema celebra la nascita di un capolavoro
Ma ancora più determinante fu, nella vita dello scrittore, l’influenza della moglie, della madre e anche del cugino Lucio Piccolo, il poeta che vinse il premio San Pellegrino e con cui scambiava burle bonarie.
Molto si è discusso sulle motivazioni, non solo letterarie, che indussero Tomasi a scrivere il «Gattopardo» a un tavolo riservato in un caffè del centro di Palermo. La competizione con il cugino poeta è solo una parte, neppure importante, delle tante ragioni che stanno dietro al capolavoro. In un’intervista a Massimo Ammaniti, Lanza Tomasi ricorre a una interpretazione psicologica: «Forse la chiave più profonda la troviamo in un sogno che lui fece nel 1950 a Roma all’Hotel Quirinale: Giuseppe era stato condannato a morte e doveva recarsi in una caserma dove sarebbe avvenuta la sua esecuzione». Alla sua presenza muore il soldato che gli comunica la condanna a morte. Lo scrittore è preso da un senso di liberazione che aveva iniziato a diventare reale con la morte della madre a cui era tanto legato. Senza di lei si libera il progetto di Tomasi di esplorare, racconta il figlio adottivo, «il mondo siciliano, la famiglia del Gattopardo, il principe di Salina, cui restituisce un ruolo centrale nella sua vita, offuscato fino ad allora dal suo attaccamento simbiotico alla madre».
l libro descrive il tramonto di una classe sociale, l'aristocrazia, e fa i conti con la sua storia. Il contesto descritto nel romanzo richiama il declino dell’aristocrazia europea vissuto da Lampedusa e da sua moglie. Si tratta, dice Lanza Tomasi a Manniti, di un processo che «si ripete oggi nel declino globale della classe media e l’incertezza del futuro prende il posto dell’aspettativa di una vita realizzata ed appagante».