L'omaggio di Camporeale al coraggio di Giuseppe Montalbano
Camporeale, il paese di Pasquale Almerico, sindaco, democristiano, ucciso dalla mafia il 12 marzo 1957, perché si opponeva all’ingresso nel suo partito del capo mafia Vanni Sacco, invece caldeggiato da Giovanni Gioia segretario provinciale della Democrazia cristiana che non profferì parola su quella uccisione. Camporeale è anche il paese di Calogero Cangialosi, sindacalista della Cgil, socialista ucciso quasi dieci anni prima (1 aprile 1948), sempre dagli uomini di Vanni Sacco.
Ma perché Giuseppe Montalbano, medico condotto, uomo mite e onesto, al servizio della comunità, ma non della mafia, mai prono al suo potere, fu ucciso in modo barbaro nella sua azienda mentre sovrintendeva ai lavori dei campi? Soltanto perché non era “a disposizione” della mafia. Totò Rina, alle prese col maxiprocesso in corso, decise, come appurò il processo contro gli assassini del medico, che Camporeale doveva passare dal mandamento di Alcamo a quello di S.Giuseppe Jato dei Brusca e degli Agrigento ritenuti più sicuri, fedeli e in ascesa. Questi eliminano l’indisponibile Montalbano, su sollecitazione di un vile impiegatuccio suo nemico, per far saper al paese chi comanda su quel territorio da quel momento. Gli esecutori furono condannati a pene severe. Gli assassini se non sono morti marciscono in carcere.
Invece, Montalbano continua a vivere
nella memoria delle nuove generazioni come cittadino onesto che non
si piegò a nessun sopruso, senza rivendicare alcuna etichetta o
decorazione da eroe. Una storia di esemplare nobiltà d’animo
stroncata da vili e ignobili “uomini d’onore”.
di Alida Federico