Sorpresa Lamberti, se l’inusuale non è traumatico
Forse
l’autore argentino, per come sparge soprannaturale tra le sue
pagine, per come intreccia misteri e ambiguità, ha qualche debito
verso Stephen King, che ovviamente è fluviale e massimalista, a
differenza di Lamberti, conciso e dallo stile piuttosto semplice.
Qualche similitudine, comunque, c’è. Basti pensare a “La canzone
che cantavamo tutti i giorni”, secondo racconto della raccolta, in
cui il fratello del protagonista s’allontana durante un’escursione
del bosco e, al ritorno, non è più lui. O a “Il Teatro Naturale
di Oklahoma”, quinto racconto, in cui un anziano è capace di
dialogare con gli animali, chiarendo i pensieri di una giumenta
innamorata e di un orso russo depresso. Sono due storie esemplari
dell’intero volume, che non sposa in modo convinto nessun genere
(ammesso che i lettori non sappiano che forse tutta la letteratura è
di genere e ragionare in termini settoriali è strada sbagliata…)
in cui l’inusuale, il terribile, l’anomalo, il grottesco,
l’obliquo della vita – non mancano, oltre agli animali, mostri,
alieni, giganti, e creature o entità, chiamate Residenti –
emergono in qualsiasi momento nella quotidianità, sono dietro
l’angolo, parte integrante del paesaggio, però, tutt’altro che
traumatici.
di Salvatore Lo Iacono