Ohram Pamuk: Erdogan soffoca la libertà di espressione
E mentre si aggira nel salone di Palazzo Lanza Tomasi, a chi gli fa notare che quel luogo ha a che fare col suo «Il museo dell’innocenza», risponde che «no, perché qui c'è aria d’aristocrazia - dice guardandosi intorno tra arazzi e quadri - Io colleziono, invece, oggetti e persone comuni e la funzione del museo è proprio quello di rendere straordinario ciò che straordinario non è». Un debole per Leonardo Sciascia, conosciuto negli anni Settanta attraverso il suo editore anglo-americano, Pamuk dice di aver apprezzato «Il Gattopardo», letto sempre in quel periodo. Del romanzo vi sono due traduzioni in turco, ha spiegato Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa e presidente della giuria del premio, mentre in arabo ve ne è una molto vecchia. «Tempo fa feci notare questa mancanza a Tahar Ben Jelloun; mi disse che l’arabo è una lingua religiosa, non letteraria».
E il discorso sulla lingua serve a Lanza Tomasi per ricordare un’opinione per nulla benevola espressa dal padre nei confronti di Elio Vittorini (lo scrittore che quando lavorava per Einaudi rifiutò il manoscritto del Gattopardo): riteneva che la sua scrittura non portasse alcuna novità, che Vitorini non avesse 'inventatò alcuna lingua». Alla conferenza stampa hanno preso parte anche i sindaci di Santa Margherita Belìce e di Palermo, Franco Valenti e Leoluca Orlando. Quest’ultimo ha annunciato il conferimento della cittadinanza onoraria a Pamuk.