Salari, in Italia si guadagna di meno

Economia | 6 maggio 2026
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Salari reali in Italia a fine 2025 al di sotto dei livelli del 2019. Al netto dell’inflazione, chi lavora in Italia oggi guadagna meno di quanto guadagnava agli inizi degli anni ‘90. In questi trent’anni la media dei salari dei Paesi Ocse è, invece, cresciuta del 32,5%. Di fatto, siamo l’unica grande economia avanzata in cui negli ultimi tre decenni si è registrato un crollo del potere d’acquisto che colpisce soprattutto i giovani.
A certificare una tale stagnazione è il report annuale dell’Ocse, dove viene prospettato anche un incremento futuro dei salari in chiaroscuro, “con una crescita degli occupati che si sta raffreddando e i contratti collettivi in via di rinnovo che coprono una quota modesta dei lavoratori”. A spiegare le ragioni dello stallo dei salari è Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse: “Il fatto che i salari sono rimasti al palo in Italia per un periodo molto lungo è perché la produttività del lavoro purtroppo in Italia non è cresciuta, è cresciuta molto poco”. A ciò si aggiunga l’alta percentuale di Neet (chi non studia e non lavora) tra i giovani nella fascia 20-24 anni che, sebbene si sia ridotta dal 27% al 15,4%, colloca l’Italia agli ultimi posti nell’area Ocse – peggio di noi fa solo la Grecia – per il basso tasso di occupazione in quel target di riferimento. Anche gli scarsi fondi destinati all’università, che sono “ai livelli più bassi di gran parte dei paesi Ocse”, aggravano questo quadro. Sarebbe, dunque, opportuno “dare più risorse alle università pubbliche e rafforzare gli incentivi affinché queste assicurino che i laureati siano pronti per il mercato del lavoro”. Non ultimo, viene chiamato in causa l’antico e strutturale aspetto del sistema impresa Italia. “La scarsa dinamica imprenditoriale e l’elevata incidenza di micro e piccole imprese pesano sulla crescita della produttività e sull’innovazione”.
L’organizzazione parigina suggerisce di percorrere la strada di una importante riforma del fisco e della spesa, invitando sia al proseguimento dell’azione di contrasto all’evasione mediante l’inasprimento dei controlli sui lavoratori autonomi, sia alla riduzione dell’attrattività dei regimi fiscali troppo semplificati che favoriscono il frazionamento del lavoro. Sottolinea anche la necessità di interventi per diminuire il carico dalle tasse sul lavoro, spostandolo verso la proprietà e le rendite. Sarebbe, tuttavia, soprattutto il Pnrr a giocare un ruolo importante nella crescita dell’economia italiana dal momento che nel 2025 gli investimenti pubblici hanno rappresentato il 3,8% del Pil, valore più alto degli ultimi 35 anni.
La ricetta dell’Ocse per una economia più competitiva prevede anche il ricorso al mix energetico dal momento che la dipendenza dai combustibili fossili rappresenta una minaccia per la competitività delle imprese italiane. Diventano fondamentali “l’elettrificazione e il passaggio dal gas naturale alle rinnovabili”, così come anche un’accelerazione sulle infrastrutture di trasmissione e stoccaggio dell'energia per ridurre costi e dipendenza dall’estero.
 di Alida Federico

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