La Torre e Di Salvo,
l'eredità antimafia
e la lotta per i diritti
Società | 30 aprile 2026

Davanti alla lapide che in via Li Muli ricorda Pio La Torre e Rosario Di Salvo si ritrovano in tanti, come ogni anno. C’è un richiamo collettivo al senso del loro messaggio declinato come un impegno contro il crimine e una lotta per i diritti sempre attuale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda nel suo messaggio che 44 anni fa quel delitto “mise in evidenza ancora una volta la pericolosità della criminalità organizzata, nemica della comunità”.
In prima fila, nel luogo in cui La Torre e Di Salvo furono uccisi, c’è anche il figlio del segretario siciliano del Pci. Franco La Torre pensa ai giovani, che incontrerà più tardi nella scuola intestata al padre, e pure al modo di renderli partecipi di “qualcosa che è successo ancor prima che loro nascessero e forse ancor prima che nascessero i loro genitori".
Si ricorda Pio La Torre e la sua eredità politica e morale sul fronte della lotta pacifista contro i missili a Comiso e come promotore, 50 anni fa, della relazione di minoranza in Commissione antimafia nella quale veniva sviluppata l’analisi della mafia come fenomeno di classi dirigenti che vanno colpite, dice Elly Schlein, segretaria del Pd, “colpendo i loro interessi, spezzando le connivenze, facendo un lavoro culturale a partire dalle scuole”.
Il ricordo di La Torre e Di Salvo non è, secondo Antonello Cracolici presidente della Commissione antimafia regionale, soltanto un atto di memoria “ma vuol dire anche riconoscere la validità di un metodo di contrasto alle mafia". Proprio quel metodo oggi va ripreso per “capire come combattere una mafia che torna a fare sentire la sua inquietante presenza attraverso l'uso delle armi e che condiziona attraverso la corruzione, la vita pubblica".
Nella prossima sessione del progetto educativo antimafia, promosso dal Centro studi Pio La Torre, si parlerà di questi ultimi 80 anni di storia dell’Italia e della Sicilia, ha annunciato il presidente del Centro Emilio Miceli. “C’è bisogno – ha spiegato – di spiegare il perché l'Italia sia l’unico Paese in Europa ad aver conosciuto ininterrottamente la strage e l'omicidio come un'arma di lotta politica. Da Portella della Ginestra in poi c’è una lunga sequela di morti innocenti siciliani e italiani, qualche volta perché colpiti da un terrorismo nero, qualche altra volta da un terrorismo rosso e qualche altra volta, anzi tante volte, dalla mafia”.
La giornata del ricordo e della commemorazione è proseguita poi nella scuola Pio La Torre con un confronto molto serrato, moderato dalla giornalista Bianca Stancanelli, nel quale sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Corte d’appello Antonio Balsamo, il presidente del tribunale Piergiorgio Morosini, il prefetto Massimo Mariani, il deputato e componente della Commissione antimafia, Beppe Provenzano, il presidente emerito del Centro La Torre, Vito Lo Monaco.
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