La Repubblica da celebrare e riconoscere
Società | 7 giugno 2026
Il 2 giugno è passato; anche quest’anno abbiamo festeggiato la nascita della Repubblica italiana. Dopo la fine dei combattimenti e la caduta del fascismo, gli italiani furono chiamati a un voto referendario per scegliere fra la monarchia e la Repubblica.
Fu un referendum bellissimo perché, dopo i patimenti e le prevaricazioni subite nel ventennio fascista, dopo le guerre che lasciarono sui campi di battaglia migliaia di uomini, si aprivano nuove strade, nuove speranze di rinascita. Avrebbero restituito agli italiani quel sorriso che era stato loro negato per le folli imprese di un dittatore tiranno che quegli italiani li aveva messi in ginocchio.
In quell’occasione, per la prima volta, andarono al voto anche le donne che tanto avevano dato alla resistenza non solo combattendo ma anche mediante attività di supporto logistico. E poi si presentarono ai seggi elettorali in massa facendo registrare un’affluenza alle urne dell’89%.
Purtroppo l’attuale conglomerato politico, con una maggioranza schiacciante, come più volte accaduto, genera – e sono convinto che lo faccia volutamente – situazioni di mero fastidio e imbarazzo istituzionale, specialmente quando sul palco delle autorità scorgi il presidente Sergio Mattarella seduto fra Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Qualcuno, spero in molti, si sarà chiesto cosa ci stanno a fare accanto al presidente degli italiani, cosa hanno in comune quelle tre istituzioni? Nulla, insieme hanno il nulla assoluto. Eppure sono lì per lo stesso motivo, per festeggiare l’anniversario della Repubblica italiana.
L’evento, tra sentimenti di pura indignazione e contenuto disappunto, assume un valore particolare perché ci ricorda come tutte le forze armate (dall’esercito nelle sue varie investiture alle forze di polizia) siano al servizio del Paese per proteggere la pace e, nel rispetto della Costituzione, per ripudiare la guerra. Dunque, il presidente della Repubblica, per obbligo istituzionale, deve sedere proprio lì, fra il fascista Ignazio La Russa e la “non antifascista” Giorgia Meloni. Questi signori, giunti nelle cabine di comando delle istituzioni, per una pericolosa distrazione a destra del popolo italiano, o forse per un preciso programma strategico, possono tranquillamente occupare posti di alta responsabilità. La presidente del Consiglio, con un sorriso smagliante non si astiene dal rilasciare dichiarazioni con le quali manifesta il suo impegno nella Repubblica italiana.
Ma la Repubblica – mi chiedo – non è l’esatto contrario dei programmi politici della Meloni? La quale con indicibile disinvoltura, dichiara: “Adesso bisogna vedere che tipo di Repubblica vogliamo”, dando a sottintendere che è vero che la Repubblica è una forma di Stato, storicamente ispirata a principi democratici in cui la sovranità appartiene al popolo che la esercita anche mediante rappresentanti eletti; ma è anche vero che la forma di governo è nelle mani di chi detiene il potere, cioè il capo del governo. Questo vuol dire che corriamo il rischio di avere in futuro una Repubblica italiana che potrà anche essere autoritaria prescindendo dal modo in cui viene esercitato il potere.
Ecco l’ennesimo tentativo di rovesciamento della Costituzione; in buona sostanza il capo del governo, con quella sua dichiarazione, ci fornisce una anticipazione di quelli che sono i suoi programmi futuri. E quando parla, senza alcuna velatura, del tipo di Repubblica da adottare vuole dire che la nostra Costituzione verrà riscritta.
Questa è una delle più inquietanti dichiarazioni pubbliche rilasciate dalla presidente del. Consiglio. Detta dalla principale voce del governo, rappresenta una dichiarazione di merito, una vera malcelata minaccia politica rivolta non solo al popolo ma anche all’opposizione parlamentare. L’Italia ha già una Costituzione, scritta col sangue dei partigiani, apprezzata dal mondo intero. È quella la Costituzione che noi vogliamo e che difenderemo strenuamente.
A ben vedere, esaminando l’attività dell’esecutivo nei trascorsi quasi quattro anni, credo che la Meloni stia puntando per il futuro a un governo autoritario e populista sottovalutando le funzioni del parlamento, per concentrare tutto il potere nelle mani del governo.
Ma torniamo al fatto specifico che ha sollevato l’indignazione di chi ha rispetto per le istituzioni che si ispirano ai principi della nostra carta costituzionale.
La presenza di Ignazio La Russa - che si identifica con il passato fascista - accanto a chi quel passato ha combattuto e combatte ancora oggi e che ora meritevolmente rappresenta le istituzioni democratiche, risulta imbarazzante e offende non solo lo Stato ma anche il capo dello Stato. Quella fotografia che gira per tutto il mondo, del palco delle autorità alla parata del 2 giugno, appare assolutamente paradossale, come irragionevole appare la dichiarazione della Meloni sulla forma della Repubblica.
Il vero rischio è quello che queste dinamiche alimentino un senso di sfiducia nei cittadini verso le istituzioni fino a creare un fenomeno di totale confusione che impedisce alla popolazione di valutare i programmi politici portati avanti da coloro che hanno eletto come propri rappresentanti.
C’è un’incoerenza palese in quella manifestazione, un netto contrasto che apparentemente sembra essere fisiologico, ma invero c’è una distanza abissale fra le istituzioni e le politiche quotidiane. Anche se personaggi come Ignazio La Russa e Giorgia Meloni non manifestano alcun disagio perché tanto si fa come loro vogliono in nome del potere che detengono.
Il popolo italiano deve impegnarsi con tutti gli strumenti possibili per fare in modo che queste anomalie non scalfiscano i principi democratici a cui è ispirata la nostra Costituzione.
In buona sostanza, se vogliamo trovare il rimedio per correggere queste storture, occorre che il popolo sia informato sulla storia del Paese, che abbia consapevolezza delle radici malaugurate del fascismo e del valore della democrazia. Però occorre anche che lo Stato si faccia carico della formazione dei giovani attraverso programmi di educazione civica.
Insomma vogliamo che il popolo italiano sia informato, cosciente e critico e che quindi possegga tutti gli strumenti culturali per esprimere un voto cosciente tanto da non permettere la formazione di situazioni incoerenti, anomale e imbarazzanti presentate al giudizio dell’intero mondo. Dunque lo Stato deve investire in cultura (cosa che francamente non mi lascia ben sperare).
Dunque abbiamo bisogno di maggiore attivismo, di maggiore partecipazione alla vita politica del Paese, di maggiore coscienza nella scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni, Ogni cittadino ha una funzione molto importante nel garantire che le istituzioni siano responsabili e conformi ai valori della democrazia.
Nel frattempo non ci resta che mantenere alto il sentimento di indignazione nel vedere la riproduzione di quella fotografia dove appare nettamente il segno della più smaccata falsità fortunatamente ben controllata da un Presidente della Repubblica che ha guardato in faccia gli italiani dimostrando ancora una volta quanto la Repubblica democratica sia il percorso voluto dai nostri padri costituenti e che ancora oggi rimane il fine ispiratore di tutti gli italiani.
di Elio Collovà
Fu un referendum bellissimo perché, dopo i patimenti e le prevaricazioni subite nel ventennio fascista, dopo le guerre che lasciarono sui campi di battaglia migliaia di uomini, si aprivano nuove strade, nuove speranze di rinascita. Avrebbero restituito agli italiani quel sorriso che era stato loro negato per le folli imprese di un dittatore tiranno che quegli italiani li aveva messi in ginocchio.
In quell’occasione, per la prima volta, andarono al voto anche le donne che tanto avevano dato alla resistenza non solo combattendo ma anche mediante attività di supporto logistico. E poi si presentarono ai seggi elettorali in massa facendo registrare un’affluenza alle urne dell’89%.
Purtroppo l’attuale conglomerato politico, con una maggioranza schiacciante, come più volte accaduto, genera – e sono convinto che lo faccia volutamente – situazioni di mero fastidio e imbarazzo istituzionale, specialmente quando sul palco delle autorità scorgi il presidente Sergio Mattarella seduto fra Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Qualcuno, spero in molti, si sarà chiesto cosa ci stanno a fare accanto al presidente degli italiani, cosa hanno in comune quelle tre istituzioni? Nulla, insieme hanno il nulla assoluto. Eppure sono lì per lo stesso motivo, per festeggiare l’anniversario della Repubblica italiana.
L’evento, tra sentimenti di pura indignazione e contenuto disappunto, assume un valore particolare perché ci ricorda come tutte le forze armate (dall’esercito nelle sue varie investiture alle forze di polizia) siano al servizio del Paese per proteggere la pace e, nel rispetto della Costituzione, per ripudiare la guerra. Dunque, il presidente della Repubblica, per obbligo istituzionale, deve sedere proprio lì, fra il fascista Ignazio La Russa e la “non antifascista” Giorgia Meloni. Questi signori, giunti nelle cabine di comando delle istituzioni, per una pericolosa distrazione a destra del popolo italiano, o forse per un preciso programma strategico, possono tranquillamente occupare posti di alta responsabilità. La presidente del Consiglio, con un sorriso smagliante non si astiene dal rilasciare dichiarazioni con le quali manifesta il suo impegno nella Repubblica italiana.
Ma la Repubblica – mi chiedo – non è l’esatto contrario dei programmi politici della Meloni? La quale con indicibile disinvoltura, dichiara: “Adesso bisogna vedere che tipo di Repubblica vogliamo”, dando a sottintendere che è vero che la Repubblica è una forma di Stato, storicamente ispirata a principi democratici in cui la sovranità appartiene al popolo che la esercita anche mediante rappresentanti eletti; ma è anche vero che la forma di governo è nelle mani di chi detiene il potere, cioè il capo del governo. Questo vuol dire che corriamo il rischio di avere in futuro una Repubblica italiana che potrà anche essere autoritaria prescindendo dal modo in cui viene esercitato il potere.
Ecco l’ennesimo tentativo di rovesciamento della Costituzione; in buona sostanza il capo del governo, con quella sua dichiarazione, ci fornisce una anticipazione di quelli che sono i suoi programmi futuri. E quando parla, senza alcuna velatura, del tipo di Repubblica da adottare vuole dire che la nostra Costituzione verrà riscritta.
Questa è una delle più inquietanti dichiarazioni pubbliche rilasciate dalla presidente del. Consiglio. Detta dalla principale voce del governo, rappresenta una dichiarazione di merito, una vera malcelata minaccia politica rivolta non solo al popolo ma anche all’opposizione parlamentare. L’Italia ha già una Costituzione, scritta col sangue dei partigiani, apprezzata dal mondo intero. È quella la Costituzione che noi vogliamo e che difenderemo strenuamente.
A ben vedere, esaminando l’attività dell’esecutivo nei trascorsi quasi quattro anni, credo che la Meloni stia puntando per il futuro a un governo autoritario e populista sottovalutando le funzioni del parlamento, per concentrare tutto il potere nelle mani del governo.
Ma torniamo al fatto specifico che ha sollevato l’indignazione di chi ha rispetto per le istituzioni che si ispirano ai principi della nostra carta costituzionale.
La presenza di Ignazio La Russa - che si identifica con il passato fascista - accanto a chi quel passato ha combattuto e combatte ancora oggi e che ora meritevolmente rappresenta le istituzioni democratiche, risulta imbarazzante e offende non solo lo Stato ma anche il capo dello Stato. Quella fotografia che gira per tutto il mondo, del palco delle autorità alla parata del 2 giugno, appare assolutamente paradossale, come irragionevole appare la dichiarazione della Meloni sulla forma della Repubblica.
Il vero rischio è quello che queste dinamiche alimentino un senso di sfiducia nei cittadini verso le istituzioni fino a creare un fenomeno di totale confusione che impedisce alla popolazione di valutare i programmi politici portati avanti da coloro che hanno eletto come propri rappresentanti.
C’è un’incoerenza palese in quella manifestazione, un netto contrasto che apparentemente sembra essere fisiologico, ma invero c’è una distanza abissale fra le istituzioni e le politiche quotidiane. Anche se personaggi come Ignazio La Russa e Giorgia Meloni non manifestano alcun disagio perché tanto si fa come loro vogliono in nome del potere che detengono.
Il popolo italiano deve impegnarsi con tutti gli strumenti possibili per fare in modo che queste anomalie non scalfiscano i principi democratici a cui è ispirata la nostra Costituzione.
In buona sostanza, se vogliamo trovare il rimedio per correggere queste storture, occorre che il popolo sia informato sulla storia del Paese, che abbia consapevolezza delle radici malaugurate del fascismo e del valore della democrazia. Però occorre anche che lo Stato si faccia carico della formazione dei giovani attraverso programmi di educazione civica.
Insomma vogliamo che il popolo italiano sia informato, cosciente e critico e che quindi possegga tutti gli strumenti culturali per esprimere un voto cosciente tanto da non permettere la formazione di situazioni incoerenti, anomale e imbarazzanti presentate al giudizio dell’intero mondo. Dunque lo Stato deve investire in cultura (cosa che francamente non mi lascia ben sperare).
Dunque abbiamo bisogno di maggiore attivismo, di maggiore partecipazione alla vita politica del Paese, di maggiore coscienza nella scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni, Ogni cittadino ha una funzione molto importante nel garantire che le istituzioni siano responsabili e conformi ai valori della democrazia.
Nel frattempo non ci resta che mantenere alto il sentimento di indignazione nel vedere la riproduzione di quella fotografia dove appare nettamente il segno della più smaccata falsità fortunatamente ben controllata da un Presidente della Repubblica che ha guardato in faccia gli italiani dimostrando ancora una volta quanto la Repubblica democratica sia il percorso voluto dai nostri padri costituenti e che ancora oggi rimane il fine ispiratore di tutti gli italiani.
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