Troina e la Grande Storia
Cultura | 14 luglio 2026

“Storie di Troina e di troinesi” è il nuovo libro di Pino Scorciapino, scritto con la collaborazione di Salvatore Barbirotto e Silvestro Messina, edito dalla casa editrice catanese Carthago. Quella di Scorciapino, collaboratore di Asud’Europa, è una più che cinquantennale “carriera” di scrittore e saggista, iniziata nel 1974 quando, diciannovenne, pubblica la monografia “Troina 18 febbraio 1898. Aspetti di una sommossa contadina sanguinosamente repressa”. Da allora ha firmato diciotto titoli. «Mi sono dedicato – dice – a tre filoni di indagine confluiti nei miei libri. Il primo: la storia di Troina e dei suoi abitanti, tra cui parecchie biografie di religiosi. Il secondo: aforismi, commenti, riflessioni. Il terzo: geopolitica, politica internazionale, pacifismo, disarmo, armamenti».
Temi trattati in “Storie di Troina e di troinesi” nell’ordine: la comunità ebraica di Troina; un papa, una regina, un imperatore e forse anche un re ospitati nella cittadina; storia del vicino borgo ormai fantasma di Carcaci; le tre mogli e la ventina di figli del Conte Ruggero; vicende del vicino Borgo Giuliano; medaglie al valore ai militari che il 18 febbraio 1898 aprirono il fuoco sui dimostranti di Troina; don Siciliano salesiano inventore; intitolazione a Sartori del lago Ancipa e a Selvaggi della centrale idroelettrica di Radicone; nuovi documenti sulla “rivoluzione” del 18 febbraio 1898; la praticamente ignota “sedizione popolare” dell’1 gennaio 1868; la visita di Fanfani all’Ancipa; ipotesi sul nome di Troina nell’antichità.
“Storie di Troina e di troinesi”: il plurale è voluto. Non storia progressiva. Piuttosto tante storie, dodici. Di donne e uomini, potenti e poveracci, famosi e ignoti. Rivisitando esistenze, situazioni e luoghi senza un ordine temporale.
Quattro i saggi – dal quint’ultimo al penultimo – frutto della collaborazione con Barbirotto (tutti e quattro) e Messina (il quint’ultimo e il penultimo), ricercatori ostinati e cultori instancabili delle millenarie vicende storiche della cittadina.
Il libro si conclude con un lungo saggio che torna agli albori della storia locale e ad un interrogativo al quale non si riesce a dare una risposta incontrovertibile: quale città sicula e/o greca dell’antichità sorgeva nell’area abitata dell’odierna Troina e quale era il suo nome?
Si scrive di vicende e gente di Troina ma si indaga non meno su personaggi importanti della Grande Storia che a Troina sono stati ospitati. Quanti sanno che papa Urbano II, l’unico pontefice venuto a Troina, nel 1088, è un beato? E Urbano II è stato un papa importante o di secondo piano? Carlo V della casata degli Asburgo, re di Spagna e imperatore di Germania e Austria, ha pernottato a Troina domenica 17 ottobre 1535. «Non potevo non approfondire nel libro la conoscenza del sovrano più potente del mondo nella sua epoca, anche con particolari e notizie che definirei di “gossip erotico” nel suo viaggio in Sicilia», osserva l’autore.
E come si fa a non tracciare un profilo serissimo, anche se per certi versi curioso, di Amintore Fanfani, uno dei principali protagonisti della storia politica della Repubblica italiana, che domenica 10 marzo 1952 venne a Troina per visitare il cantiere della diga d’Ancipa?
«E ancora – continua Scorciapino – approfondiamo la figura del tenente dell’esercito che il 18 febbraio 1898 diede l’ordine di sparare su contadini e braccianti che a Troina dimostravano chiedendo pane: una strage con otto morti e oltre cinquanta feriti. Approfondiamo le conoscenze sul presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Rudinì e sui due prefetti di Catania e Palermo Capitelli e Sensales in quelle tragiche giornate».
Conclude Scorciapino: «C’è letteralmente da perdersi nella vita familiare e dinastica del “nostro” Conte Ruggero il normanno. “Nostro” in quanto fece di Troina la sua capitale nella trentennale conquista della Sicilia - per quanti sono i figli e le figlie, legittimi e illegittimi. Siamo consapevoli che il Conte Ruggero era il padre (ma credo sia opportuno aggiungere l’avverbio forse: chi leggerà il libro capirà perché) di un grande re, Ruggero II, e il bisnonno materno di un gigante del Medioevo, l’imperatore Federico II di Svevia? Ecco perché sostengo che la “Grande Storia” (quella dei personaggi famosi che l’hanno fatta e delle vicende decisive sui destini dei popoli) e la “piccola storia” (quella di noi gente comune e di centri minori come la nostra arroccata cittadina) si intrecciano ben più di quanto riteniamo».
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