Per tanti giovani fuga dal Sud senza ritorno

Società | 9 luglio 2026
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Nel panorama demografico ed economico italiano, la storica frattura tra Nord e Sud sta diventando un elemento strutturale irreversibile. Dal 2019 sono stati oltre 313mila i giovani under 35 a lasciare il Mezzogiorno – i residenti tra i 18 e i 35 anni sono passati da oltre 4,1 milioni nel 2019 a circa 3,8 milioni nel 2026 - alla ricerca di migliori opportunità di lavoro e crescita professionale nelle regioni più sviluppate del Paese. A fronte di una perdita del Sud del 7,6 per cento della popolazione giovanile residente, il Nord ha registrato contestualmente una crescita del 4,8 per cento, con un incremento di quasi 240 mila under 35 - salendo da 4,95 a 5,19 milioni di giovani. Il Centro, invece, è rimasto sostanzialmente stabile.
A fotografare la polarizzazione tra il Nord e il Sud del Paese è un’analisi del Sole 24 Ore sulla base dei dati Istat. Tra i territori più colpiti dall’esodo giovanile ci sono il Sud Sardegna (-13%), Isernia (-12,2%), Oristano (-12,1%), Crotone (-12,1%), Potenza (-12%), Reggio Calabria (-11,9%), Catanzaro (-11%), Cosenza (-9,3%) e Vibo Valentia -8%. A preoccupare, tuttavia, non sono soltanto i numeri, ma soprattutto la qualità delle partenze: a lasciare il Mezzogiorno sono sempre più spesso i giovani più qualificati, laureati e professionisti. Il 60 per cento di coloro che abbandonano il Mezzogiorno è infatti laureato. E, in maniera speculare, i territori che attraggono maggiormente le nuove generazioni sono quelli caratterizzati da mercati del lavoro più dinamici e da una maggiore capacità di creare occupazione stabile, oltre che dalla presenza di poli universitari.
La fuga dal Sud presenta, inoltre, una connotazione specifica. Non si tratta soltanto di un massiccio esodo verso il Nord e verso l’estero per un determinato periodo di tempo, ma tale flusso migratorio rappresenta un viaggio senza ritorno. Il Mezzogiorno, infatti, non riesce ancora oggi ad avere quella capacità attrattiva in grado di richiamare i cervelli in fuga, tratto che invece distingue le regioni del Nord come la Lombardia e l’Emilia-Romagna che, sebbene non siano estranee ai fenomeni di emigrazione, registrano tuttavia saldi migratori positivi. E la perdita di capitale umano nel Meridione compromette, a sua volta, le prospettive di innovazione e la possibilità che questo trend migratorio negativo delle regioni meridionali venga invertito.
Proprio mantenendo lo sguardo al futuro, secondo le proiezioni demografiche di Istat la popolazione residente nel Mezzogiorno nella fascia d’età tra i 18 e i 35 anni passerà da 4,38 milioni previsti per il 2026 a 4,01 milioni nel 2034. Questo significa una perdita di 370 mila di residenti (-8,55%). Senza interventi in grado di creare un sistema produttivo attrattivo che possa interrompere questa fuga, la polarizzazione economica e demografica a svantaggio delle regioni meridionali del Paese diventerà un processo inarrestabile.
 di Alida Federico

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