Misteri e consorterie sotto la “Rosa Inversa”

Cultura | 29 luglio 2026
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Nei dettagli albergano le soluzioni degli enigmi. La chiave di lettura del nuovo libro di Maria Attanasio è incastonata nella sua immagine di copertina. Sulla carta vergata blu della casa editrice Sellerio, troneggia il dettaglio di un dipinto. Tonalità pastello che restituiscono la grazia di una mano femminile. Il particolare è tratto da un quadro del 1794, firmato dal pittore Thomas Lawrence. Ritrae la poetessa Catherine Grey, Lady Manners, nobildonna irlandese. La posa richiama la statuaria classica. Il pittore decise infatti di rappresentare la nobildonna nelle vesti di Giunone, come sottolinea un pavone, animale sacro alla dea, che si intravede alle sue spalle. La dama, con aristocratica delicatezza, esibisce una rosa rivolta verso il basso. È questo l’enigma in codice della lente di verità del romanzo. La Rosa Inversa è il titolo del libro di Maria Attanasio, candidato al premio Strega, da settimane ai vertici delle classifiche di vendita (Sellerio editore, pag. 234, euro 17).
Pagine che avvampano un continuo moto di mistero, financo nelle eccentriche maiuscole del titolo. Lo scenario è quello di una Sicilia di un vago Settecento. L’Isola degli accadimenti, come in altre opere dell’autrice. Calacte è la città del gran teatro del mondo. In scena un carosello goyesco di straordinari personaggi: sulfurei gesuiti, hidalgos malvagi, vedove malaminnitte, baroni oppressivi, cagliostri e inquisitori. Su tutti svetta il cavaliere Giacomo Flerez, ex professore di liceo, personaggio meravigliosamente spaventoso, insopportabile al pari del Calogero Sedara di Tomasi di Lampedusa o del Nikolaj Stavrogin di Dostoevskij. È un nostalgico filoborbonico, un reazionario che cela a fatica la sua omosessualità repressa. Identità latente che Maria Attanasio tratteggia con la delicatezza di un pastello di Guccione. Flerez è scrittore di storia patria, criato mieloso di ogni potere. Da anni lavora alla redazione della storia di Calacte. Scrive operando diaboliche censure, revisioni, manomissioni, falsità. Giungerà fino a compiere il grande misfatto: incendiare l’archivio della città e i preziosi volumi custoditi. Nel finale di partita saluterà dal balcone del suo palazzo nobiliare l’arrivo del Duce. Quel Benito Mussolini giunto in visita nella città di Luigi Sturzo, l’Odiato Prete fondatore del Partito Popolare. Flerez è il simbolo di quel ventre molle, vigliacco e opportunista, la melma umana sulla quale si fondano tutti i regimi.
Il titolo del libro è un ovvio rimando all’occulto universo di gilde, logge, consorterie, sette. Nel libro l’autrice scandaglia, con sapienza e vasta documentazione storica, il labirintico latomismo massonico meridionale. La rosa che nel pensiero massonico simboleggia la resurrezione, il mondo dei segreti inviolabili. Simbologia che alimenta, da sempre, una infinita saggistica. «Sub rosa dicta velata est», rose e misteri occulti. Nel corso dei funerali massonici, vengono deposte sul feretro le tre rose di San Giovanni. Il Grado di Rosa+Croce è il grado XVIII del Rito Scozzese Antico e Accettato. La rosa invertita, quella del titolo del romanzo, simboleggia la morte esoterica, la fine di un ciclo. Questi rimandi a negromanzie e occultismi, conferiscono al romanzo un’atmosfera di continua tensione.
Il libro della Attanasio muove dal ritrovamento di un manoscritto. Un documento che è stato celato nel buio del sottotetto di un palazzo nobiliare della Sicilia orientale. L’autore che ha vergato una sorta di journal intime è il barone Ruggero Henares, fondatore della loggia massonica La Rosa Inversa”. Escamotage à la Manzoni, omaggio al padre del romanzo italiano ma, allo stesso tempo, ovvio rimando all’opera dello scrittore Vincenzo Consolo. Il libro della Attanasio è intabarrato dalla stessa tensione civile dello scrittore di Sant’Agata di Militello. Leggere dunque il presente guardando al passato. Questo libro assume, senza infingimenti, la connotazione di omaggio allo scrittore di “Nottetempo, casa per casa” (Premio Strega nel 1992). In particolar modo al suo monito inascoltato, quello che profetizzava l’avvento del fascismo televisivo. Infausto accadimento che ha trasformato questo Paese in una nazione di telestupefatti. Il rimando più compiuto all’opera di Consolo è quello legato al romanzo Il Sorriso dell’ignoto marinaio. Anche in questo libro di Maria Attanasio, entra in scena un misterioso ritratto. Nel caso di Consolo, un ritratto di Antonello da Messina che la figlia dello speziale di Lipari sfregia, irritata da un sorriso ineffabile. Nel romanzo di Maria Attanasio, il ritratto è quello di Donna Amalia, vedova malaminnitta, sfregiato con un tagliacarte. La Rosa Inversa ha questo merito dunque, denunciare la pratica imperante. Pagine che consegnano al lettore un accorato appello, svelare l’inganno e le forme che assume il potere nella nostra epoca dominata da fascismi elettronici e digitali. Questo romanzo è un accorato J'Accuse contro il potere reazionario, quello che manipola e sovverte la storia per poter controllare masse sempre più disinformate e sempre più violente.
La densità della scrittura e la ricerca storica di Maria Attanasio fanno da contrappunto al minimalismo contemporaneo che licenzia storie tonde, materne, avvolgenti. È l’editoria industriale, quella di grande successo, storie piane, progettate per la successiva trasposizione televisiva. Quella dell’Attanasio è una scrittura consoliana, non consolatoria. Una letteratura inframmezzata dalla poesia perché, da sempre, la Attanasio ama definirsi biscrittora. La sua è una scrittura caratterizzante, una cifra stilistica inequivocabile, come accade solo con i grandi autori. Utilizza parole rare, espunte dal linguaggio corrente, opera una sorta di archeologia linguistica. Da sempre Maria Attanasio lavora sulle figure obliterate, gli esclusi dalla storia ufficiale
Il libro si chiude all’insegna della speranza. L’augurio è quello che ci sarà sempre un frammento di storia che renderà giustizia alla verità. La letteratura è resistenza, questo il portato delle pagine del romanzo. Al netto delle dinamiche mondane e industriali, quelle che sottendono all’assegnazione dei premi, è il romanzo La Rosa Inversa il vincitore morale del premio Strega 2026. La sua autrice rappresenta un raro esempio di scrittrice in un panorama contemporaneo densamente popolato da scriventi.


 di Concetto Prestifilippo

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