Decreto sicurezza come una mina vagante

Politica | 25 settembre 2026
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Come al solito il governo Meloni non perde tempo e anche in un momento politicamente delicato non si sottrae dal proporre nuove leggi per cercare di conseguire quell’obiettivo che ha avuto sempre la priorità nella gestione della “cosa pubblica”: il raggiungimento delle condizioni per varare, nella prossima legislatura, un governo con pieni poteri concentrati sotto un’unica regia.
Non possiamo negare che la Meloni possieda il senso della coerenza considerato che questo pacchetto lo voleva Silvio Berlusconi e che l’attuale esecutivo si è attribuito il compito di proseguirne l’attuazione. E dunque, nonostante sia già iniziata precocemente la campagna elettorale per l’appuntamento al voto della prossima primavera (?), l’esecutivo riesce a trovare anche il tempo per varare nuove riforme.
Ma si sa che la bulimia politica è insaziabile in nome del potere da inseguire a qualsiasi costo, anche mortificando la nostra democrazia violandone le regole.
Cosa è successo?
E’ successo che improvvisamente – dovendo prendere provvedimenti immediati per garantire la sicurezza dei cittadini a seguito degli incresciosi fatti di ingiustificata violenza verificatasi in diverse città italiane – il governo ha scelto la linea dura, intransigente e dispotica piuttosto che studiare posizioni di equilibrio fra le esigenze di ordine pubblico e la intoccabile esigenza di salvaguardare il nostro ordinamento democratico. Sarebbe stata una buona occasione per emanare una legge condivisa con le forze dell’opposizione in ragione del fatto che una riforma di tal genere non può essere divisiva ma deve palesare un interesse comune.
Ma tutto sommato la nostra sorpresa è arbitraria perché il pacchetto sicurezza, già sotto forma di legge, riflette pedissequamente quelli che sono i principi fondanti della gestione della res pubblica da parte dell’attuale organo esecutivo del Paese. Abbiamo detto e ripetuto fino allo sfinimento che l’indirizzo ideologico della odierna maggioranza guarda, in prospettiva, a uno Stato autoritario. D’altronde chi potrebbe sorprendersi se affermo che siamo già, di fatto, in uno Stato illiberale?
Dice l’ex procuratore generale, ora senatore della Repubblica, Roberto Scarpinato, che con l’art. 31 del Ddl Sicurezza si è superata la soglia di tolleranza e garanzia per la stabilità e la buona salute del nostro ordinamento democratico.

Potere senza limiti

Il pacchetto sicurezza, approvato dalle Camere, è una mina vagante e per questo costituisce un pericolo per tutti i cittadini italiani.
La novità riguarda il nuovo ruolo che viene affidato ai servizi segreti che vengono appunto investiti di un potere unilaterale, in forza del quale potranno chiedere alla pubblica amministrazione e comunque a tutti gli enti o persone che svolgono funzioni pubbliche – senza che questi possano rifiutarsi – qualsiasi informazione di qualsiasi genere, anche di carattere privato; perfino le norme sulla privacy non saranno rispettate per via della genericità della legge.
Si scorgono alcune parole in questa legge che costituiscono una sorta di lasciapassare: in buona sostanza quando si parla di “servizi segreti” e “sicurezza”, si spalancano le porte e bisogna eseguire immediatamente le disposizioni. Dunque i soggetti investiti di funzioni pubbliche devono perentoriamente eseguire le richieste che vengono dai servizi segreti; e lo fanno senza tema di rifiuto per via dell’obbligatorietà che la legge impone. Potrà essere la richiesta di accesso alle banche dati dei dipendenti, la richiesta alle università delle attività e dell’orientamento culturale e politico di studenti e docenti o dei medici che operano in strutture pubbliche che eventualmente dovranno anche esibire le cartelle cliniche dei pazienti.
Orbene vi pare una legge sensata? O non è forse la buona occasione per consolidare ancora una volta il potere autoritario dell’attuale maggioranza di destra? Vi pare tollerabile (e fino a che punto) che debbano esistere, in uno stato di diritto, leggi che limitano fortemente i diritti dei cittadini piuttosto che garantire i valori della democrazia?
La nuova legge è devastante perché mostra tutti gli elementi voluti dall’attuale governo per sostenere uno Stato dispotico improntato all’intimidazione, al ricatto, talvolta alla violenza dello Stato stesso.
Sono certo che le generazioni più anziane non avranno difficoltà a ricordare qualcosa di simile che si chiama(va) “schedatura di massa”; attività che veniva svolta dall’Ovra fascista, cioè da una polizia specifica con compiti specifici. Per completezza d’informazione non possiamo sottacere che l’acronimo in argomento vuol dire “Opera Volontaria di Repressione Antifascista” (così come volle Mussolini). L’Ovra nacque nel 1926 in seguito all’emanazione delle leggi fasciste, con il compito di controllare la società italiana per reprimere ogni forma di dissenso, di opposizione o organizzazione sovversiva contraria al fascismo. Questa organizzazione aveva pieni poteri autonomi e non subiva alcun controllo se non che rispondeva del proprio operato al Ministero dell’Interno e direttamente a Mussolini.
Un autoritarismo non di poco conto.

Campo libero all'intelligence

Insomma, la legge sulla sicurezza sembra rievocare esattamente le leggi fasciste del passato regime. Ripropone esattamente le norme dell’Ovra, per cui si ha ragione di sostenere che il pacchetto sicurezza ha le caratteristiche delle leggi fasciste e costituisce il preludio per una gestione della cosa pubblica in mano ad uno Stato di polizia.
E non basta perché il ddl sicurezza ha ampliato il perimetro delle cosiddette “garanzie funzionali” includendo tra le condotte non punibili la direzione e l’organizzazione di associazioni con finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico. In buona sostanza, gli agenti dei servizi segreti potranno compiere attività illecite (veri e propri reati) per finalità istituzionali (prevenzione, eversione, terrorismo); con ciò sarà inevitabile un rischioso ampliamento dell’impunità.
Non basta?
E allora si sappia che l’art. 31 della legge sulla sicurezza prevede anche che gli agenti dei servizi segreti potranno fabbricare e trasportare materiale esplosivo.
Ovviamente la questione è molto complicata e ha dato spazio ad approfondite discussioni fra giuristi ed esperti del settore, da cui sono scaturite diverse linee di pensiero, anche da parte delle opposizioni, queste ultime regolarmente ignorate dal governo.
Il dibattito ci conduce direttamente verso quello che è sempre stato l’obiettivo del governo: il potere. Tutto ciò di cui abbiamo parlato si sintetizza solamente nel concetto di potere politico, di potere assoluto concentrato nelle mani di una sola entità.
Credo che ciascuno di noi abbia il dovere di riflettere approfonditamente sulla questione perché quest’ultima riguarda ciascun componente della comunità, riguarda la vita dei nostri figli, dei nostri nipoti che dovranno affrontare l’inevitabile scontro fra società civile e poteri dello Stato.
Non c’è più tempo da perdere, il tempo è ormai scaduto e non dobbiamo farci trovare impreparati al prossimo appuntamento elettorale; non dobbiamo commettere il solito odioso errore del disaccordo. L’unione del centro sinistra (o “largo campo” che dir si voglia) deve essere solida e compatta, in nome di un progetto che consolidi ancor più i valori della nostra Carta costituzionale; non dobbiamo lasciare che un manipolo di sprovveduti e arroganti parvenu politici privi di cultura istituzionale, ci riproponga un’ulteriore legislatura d’impronta fascista.
 di Elio Collovà

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