Germania, attacco alla Repubblica liberale
Europa | 10 settembre 2026
Anno 2028. A seguito dei risultati di elezioni anticipate e scadenze elettorali naturali ecco la mappa del potere politico in Europa. All’Eliseo a Parigi siede Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement national. Cancelliere a Berlino è Alice Weidel, la leader di Alternative für Deutschland (AfD). A Roma Giorgina nostra - ormai più che cinquantenne e quindi eleggibile (l’età avanza per tutti…) – fa da padrona di casa nel Palazzo del Quirinale con mamma e sorella oltreché, come è sacrosanto, con la giovane figlia. A Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Vannacci impone ogni mattina di buon’ora esercizi ginnici nel cortile a tutti i dipendenti. Non è una capitale dell’Unione europea comunque a Londra l’inquilino di Downing Street 10 è il premier Nigel Farage. Per completare la panoramica: Orbán è tornato alla lungamente occupata carica di premier a Budapest e a Madrid Abascal, presidente del partito di estrema destra Vox, alle elezioni ha fatto le scarpe a Sanchez e siede al suo posto.
Con una così ricca presenza di eurofobici l’Unione europea è sul punto di implodere e si è già alla recita del “De Profundis”.
Abbiamo scherzato? Un po’ di fantapolitica non guasta. Ma mica tanto fantapolitica.
Il trionfo di Alternative für Deutschland, partito di destra estrema, domenica 6 settembre, nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt – il più piccolo, vecchio come anagrafe della popolazione, povero dei Lander tedeschi – ha scosso un intero continente e dappertutto ora si teme che l’onda nera dell’autoritarismo si faccia travolgente.
Per questo – tornando seri – abbiamo tentato di approfondire in cosa si sostanzia il programma elettorale che tanto plauso ha raccolto in Sassonia-Anhalt, ex Ddr, una sorta di simil Mezzogiorno nostro che dalle loro parti è collocato a est. Dove, dopo trentasei anni, l’unificazione non ha superato il dualismo tra regioni orientali ex Germania comunista più povere e regioni occidentali della “locomotiva” Germania ovest. Così come l’Italia da sedici decenni non è stata capace di superare il divario nord-sud. Con un aggravante: i poteri dei Lander tedeschi sono molto più ampi di quelli delle Regioni italiane essendo la Germania stato federale.
E allora entriamo nel cosiddetto “Programma di Magdeburgo”, dal nome della capitale della Sassonia, scritto e propagandato da AfD e così premiato dalle sorti dell’elezione. Lo facciamo con il ricorso ad una, chiamiamola così, “guida”, ottimo giornalismo di analisi e commento, anche con l’aiuto della Intelligenza Artificiale, pubblicata il 7 settembre a risultato acquisito dal quotidiano Il Foglio. Titolo: “Il manifesto di Magdeburgo dell’AfD non è estremismo da comizio, è estremismo di governo”.
Manuale di un altro modello di Stato
Afd ha stravinto le elezioni in Sassonia-Anhalt (dato definito 44,6%) con “il programma politico più radicale elaborato nella Germania del dopoguerra”. Un manuale di demolizione della Germania liberale, scritto in burocratese, corredato di uffici da creare, fondi da cancellare, persone da separare, istituzioni da piegare. Una bozza di 156 pagine, sedici capitoli e 302 misure. La versione definitiva dopo il congresso di Magdeburgo è arrivata a 258 pagine e diciassette capitoli. Se il volto elettorale è Ulrich Siegmund, trentacinquenne, il cervello programmatico si chiama Hans Thomas Tillschneider, ideologo dell’ala völkisch etno-nazionalista. “Il programma non propone semplicemente politiche più dure. Propone un’altra idea di stato”. Nella democrazia costituzionale i diritti non sono una cortesia del vincitore. Sono il muro che impedisce alla maggioranza di trasformare la vittoria in dominio. Nel programma dell’AfD quel muro viene abbassato. Chi sostiene di incarnare il popolo si prepara così a decidere chi appartiene davvero al popolo. Tutto il resto discende da qui. Il programma costruisce una gerarchia delle persone. Al vertice si colloca il tedesco conforme: cittadino per discendenza, legato alla patria, inserito nella famiglia composta da padre, madre e possibilmente molti figli. Più sotto c’è lo straniero assimilabile, accettato a condizione di abbandonare la vecchia identità. Ancora più sotto ci sono il musulmano, il richiedente asilo, il rifugiato, l’ucraino, il cittadino doppio, il ragazzo cresciuto in Germania ma privo della genealogia giusta. Non vengono tutti espulsi, naturalmente. Ma non vengono considerati uguali: sono sottoposti a regimi differenti di sospetto, prestazioni, sorveglianza e appartenenza. È la diseguaglianza trasformata in amministrazione.
Capitolo sulla famiglia, Comincia con la paura dell’“estinzione della popolazione autoctona”. Non parla semplicemente di denatalità: evoca la scomparsa di un popolo. La risposta è uno stato natalista, etnicamente selettivo. La famiglia da mettere al centro è quella formata da padre, madre e molti figli. Il responsabile per le pari opportunità deve lasciare il posto a un responsabile per la famiglia; ogni legge va valutata anche in base al suo effetto sulle nascite; assegni e premi sono subordinati, in diversi casi, alla cittadinanza tedesca di almeno un genitore. È il potere pubblico che sceglie quale famiglia debba diventare il motore biologico della nazione. Il welfare non viene smantellato: viene etnicizzato.
Remigrazione, popolo e patria
Capitolo immigrazione. La remigrazione smette di essere un’allusione da convegno estremista e diventa una struttura dello stato. Si prevedono cento milioni di euro per un’offensiva di espulsioni, una task force, un commissario alla remigrazione, accompagnatori al ritorno al posto di quelli all’integrazione, più posti nei centri di trattenimento, voli organizzati dal Land, obblighi di lavoro, prestazioni in natura, verifiche patrimoniali e confisca dei beni per contribuire al costo dell’accoglienza. Gli alloggi per i richiedenti asilo devono essere tenuti lontani dai centri urbani; per accertare l’età dei minori non accompagnati si vogliono imporre esami dei denti, del polso e della clavicola. I funzionari delle espulsioni sono celebrati come servitori del “popolo e della patria”. Una missione identitaria far partire le persone.
Asilo. Abolizione del diritto costituzionale d’asilo e sua trasformazione in una grazia concessa dallo stato secondo il proprio interesse politico. L’AfD lo rende decisione arbitraria del potere sulla persona perseguitata. Il soggetto del diritto scompare; resta il sovrano che valuta se la presenza dello straniero gli convenga. Non più “sei protetto perché sei perseguitato”, ma “puoi restare se noi giudichiamo utile lasciarti restare”. Quanto all’asilo nelle chiese, il programma lo contrasta facendo indagare comunità e sacerdoti e addebitando loro i costi delle espulsioni non eseguite. Agli ucraini si vuole togliere lo status di profughi di guerra, possono rifugiarsi nell’Ucraina occidentale. Per i naturalizzati: ritorno al principio di discendenza, tema scritto al posto del test, dichiarazione di fedeltà, obbligo di adottare una nuova identità e lasciarsi alle spalle quella precedente. Per gli stranieri legalmente residenti: obbligo di corsi di storia e cultura tedesca con la possibilità di perdere il permesso in caso di assenze. L’Islam viene dichiarato estraneo alla Germania. Il programma sostiene che la libertà religiosa è stata gonfiata fino a diventare un diritto eccessivo e promette di sfruttare ogni spazio legale per limitare minareti e richiamo del muezzin. Il cristianesimo è assunto come infrastruttura storica della nazione. Salvo punire le chiese quando difendono i migranti.
Capitolo scuola. Il programma vuole inserire l’amore per la patria nella legge scolastica e nella costituzione regionale, esporre ogni giorno la bandiera, cantare l’inno, vietare le bandiere arcobaleno, riscrivere i programmi di storia dando più spazio al 1813 e al 1871, anni di particolare richiamo storico in Germania. Liceo limitato a non più del venticinque per cento di una generazione. Riportare indietro l’inclusione degli alunni con disabilità, creare classi speciali per i bambini rifugiati e prepararli al ritorno. L’AfD vuole sostituire l’obbligo scolastico con un generico obbligo educativo, aprendo all’istruzione domestica perché la scuola sarebbe un luogo d’indottrinamento. Riepilogando: bambini separati per origine e condizione, disabili allontanati dalle classi comuni, studenti selezionati precocemente, simboli nazionali obbligatori, simboli delle minoranze proibiti. “La scuola – sottolinea l’articolo del Foglio – non serve più a creare cittadini capaci di convivere tra diversi. Serve a riprodurre un’identità e a proteggere i bambini dall’incontro con idee, famiglie e vite considerate sbagliate. Non è educazione conservatrice. È irreggimentazione identitaria”.
Università. Studi di genere aboliti; quelli postcoloniali dichiarati non scientifici; rappresentanza studentesca ridimensionata. Previsti l’istituzione di una cattedra di scienza della popolazione e di un istituto di ricerca critica sull’Islam. Nel sistema dell’AfD il potere politico decreta quali discipline sono scienza e quali eresia.
Lacci e controlli ai principi democratici
Il programma lamenta che la Germania sarebbe vittima di masochismo nazionale, paralizzata dal senso di colpa per nazismo e colonialismo. La terapia deve diventare “pensare tedesco”. La ricerca sulla provenienza delle opere sottratte durante colonialismo, nazismo e dittatura comunista deve perdere fondi quando non vi siano eredi che reclamano i beni. L’arte sostenuta dallo stato dovrà contribuire soprattutto all’identità tedesca. La centrale regionale per l’educazione politica, colpevole di finanziare progetti contro razzismo ed estremismo, deve essere sostituita da un istituto per l’educazione statale e l’identità culturale. Non c’è una guerra contro la cultura finanziata dallo stato: c’è la volontà di impossessarsene. Non si contesta l’indottrinamento; si prepara il proprio. Non si difende una memoria più ampia; si vuole disinnescare la memoria che rende la Germania postbellica diffidente verso il nazionalismo etnico.
Il servizio pubblico radiotelevisivo deve essere ridotto a un’emissione minima, gli accordi che lo regolano disdetti, il canone abolito. A Radio Corax (storica emittente radiofonica libera che in quell’area dal 2000 trasmette musica e approfondimenti su temi sociali e politici, dall’emigrazione all’ambiente ai diritti civili) il governo dovrà tagliare i fondi. L’autorità dei media sarà sottoposta a nuovi controlli.
Il servizio di protezione della costituzione dovrà smettere di pubblicare rapporti sulle organizzazioni estremiste e limitarsi a violenza, terrorismo e spionaggio. Evidente cortocircuito: il partito classificato come estremista vuole governare l’ufficio che lo classifica, cambiare i criteri e abolire i documenti che rendono pubblica la classificazione. Il garante della polizia va abolito; l’Antifa (movimento politico e rete informale di attivisti di estrema sinistra) deve essere trattata come organizzazione terroristica; vanno create ronde civiche volontarie; sul possesso delle armi il programma vuole impedire che essere schedato come estremista basti a negare una licenza. L’idea è coerente: meno controllo su chi appartiene al campo patriottico, più coercizione contro chi viene collocato nel campo nemico. Lo stato non è neutrale: viene armato culturalmente prima ancora che materialmente.
Capitolo Russia. L’AfD vuole la fine delle sanzioni energetiche, la riparazione di Nord Stream 1, l’uso del tratto intatto di Nord Stream 2 e la normalizzazione dei rapporti con Mosca.
Ambiente: fermare l’eolico, ostacolare i grandi impianti solari, liquidare l’idrogeno verde, mantenere il carbone, tornare al nucleare, eliminare la tassa sulla CO2, uscire dal Green Deal e dall’Accordo di Parigi.
Se è vero che la politica estera non è di competenza dei Lander ma del governo federale di Berlino, è altrettanto vero che in questo programma regionale compare una politica estera chiarissima, da estendere in un prossimo domani all’intera Germania: sganciarsi dalla strategia europea, indebolire il sostegno all’Ucraina, riaprire il canale energetico russo. Non è soltanto nostalgia per il gas a buon mercato. È la scelta di un asse: meno Bruxelles, meno Kyiv, più Mosca. Molte misure non possono essere decise da un Land. Ma sarebbe un errore rassicurarsi. Un governo regionale controlla scuole, programmi, università, polizia, fondi culturali, nomine, accoglienza e autorizzazioni radiotelevisive. Può non riuscire a compiere l’intera rivoluzione. Ma può iniziarla. E può usare ogni conflitto con i giudici come prova che il “sistema” impedisce alla volontà popolare di realizzarsi. Diverse proposte richiederebbero infatti interventi federali, ma istruzione, cultura, amministrazione e parti rilevanti dell’apparato di sicurezza appartengono direttamente alla sfera regionale.
La parte più horror del programma non è la castrazione dei gatti randagi, citata per mostrare fino a quale dettaglio arrivi il testo. È l’architettura complessiva. È il modo in cui una misura apparentemente ragionevole prepara la successiva, e una promessa sociale rende più presentabile una discriminazione. Asili gratuiti, ospedali, strade, medici nelle campagne, sostegni agli artigiani: il programma contiene anche questo. Cosa chiedere di meglio? L’estremismo non arriva con l’uniforme. Arriva con il bonus famiglia, il modulo ministeriale, la circolare scolastica, il taglio di bilancio, la nomina del nuovo direttore.
In conclusione il “Manifesto di Magdeburgo”, pur riguardando un Land di appena due milioni di abitanti o poco più, mette sul tavolo le carte per il passo successivo: la conquista dello stato tedesco. Vuole stabilire chi è davvero germanico, quali famiglie siano normali, quali religioni siano native, quali discipline siano scienza, quale arte sia degna, quale memoria sia sana, quale giornalismo sia neutrale, quali oppositori siano estremisti e quali estremisti possano invece riscrivere le regole dell’estremismo. Vuole trasformare la cittadinanza da spazio comune a certificato di conformità e la democrazia da sistema di limiti a investitura della maggioranza.
Conclude amaramente la guida al programma dell’AfD del Foglio: “Le democrazie non vengono distrutte soltanto da un colpo di stato. Possono essere svuotate legalmente, una competenza alla volta, un finanziamento alla volta, un programma scolastico alla volta. Prima si decide che alcuni diritti sono eccessivi. Poi che alcune identità sono estranee. Poi che alcune istituzioni non sono neutrali. Poi che alcuni cittadini appartengono meno degli altri. Alla fine resta ancora la scheda elettorale, restano i ministeri, restano le leggi. Ma la repubblica liberale non c’è più. Il manifesto di Magdeburgo è il piano minuzioso di questa scomparsa”.
di Pino Scorciapino
Con una così ricca presenza di eurofobici l’Unione europea è sul punto di implodere e si è già alla recita del “De Profundis”.
Abbiamo scherzato? Un po’ di fantapolitica non guasta. Ma mica tanto fantapolitica.
Il trionfo di Alternative für Deutschland, partito di destra estrema, domenica 6 settembre, nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt – il più piccolo, vecchio come anagrafe della popolazione, povero dei Lander tedeschi – ha scosso un intero continente e dappertutto ora si teme che l’onda nera dell’autoritarismo si faccia travolgente.
Per questo – tornando seri – abbiamo tentato di approfondire in cosa si sostanzia il programma elettorale che tanto plauso ha raccolto in Sassonia-Anhalt, ex Ddr, una sorta di simil Mezzogiorno nostro che dalle loro parti è collocato a est. Dove, dopo trentasei anni, l’unificazione non ha superato il dualismo tra regioni orientali ex Germania comunista più povere e regioni occidentali della “locomotiva” Germania ovest. Così come l’Italia da sedici decenni non è stata capace di superare il divario nord-sud. Con un aggravante: i poteri dei Lander tedeschi sono molto più ampi di quelli delle Regioni italiane essendo la Germania stato federale.
E allora entriamo nel cosiddetto “Programma di Magdeburgo”, dal nome della capitale della Sassonia, scritto e propagandato da AfD e così premiato dalle sorti dell’elezione. Lo facciamo con il ricorso ad una, chiamiamola così, “guida”, ottimo giornalismo di analisi e commento, anche con l’aiuto della Intelligenza Artificiale, pubblicata il 7 settembre a risultato acquisito dal quotidiano Il Foglio. Titolo: “Il manifesto di Magdeburgo dell’AfD non è estremismo da comizio, è estremismo di governo”.
Manuale di un altro modello di Stato
Afd ha stravinto le elezioni in Sassonia-Anhalt (dato definito 44,6%) con “il programma politico più radicale elaborato nella Germania del dopoguerra”. Un manuale di demolizione della Germania liberale, scritto in burocratese, corredato di uffici da creare, fondi da cancellare, persone da separare, istituzioni da piegare. Una bozza di 156 pagine, sedici capitoli e 302 misure. La versione definitiva dopo il congresso di Magdeburgo è arrivata a 258 pagine e diciassette capitoli. Se il volto elettorale è Ulrich Siegmund, trentacinquenne, il cervello programmatico si chiama Hans Thomas Tillschneider, ideologo dell’ala völkisch etno-nazionalista. “Il programma non propone semplicemente politiche più dure. Propone un’altra idea di stato”. Nella democrazia costituzionale i diritti non sono una cortesia del vincitore. Sono il muro che impedisce alla maggioranza di trasformare la vittoria in dominio. Nel programma dell’AfD quel muro viene abbassato. Chi sostiene di incarnare il popolo si prepara così a decidere chi appartiene davvero al popolo. Tutto il resto discende da qui. Il programma costruisce una gerarchia delle persone. Al vertice si colloca il tedesco conforme: cittadino per discendenza, legato alla patria, inserito nella famiglia composta da padre, madre e possibilmente molti figli. Più sotto c’è lo straniero assimilabile, accettato a condizione di abbandonare la vecchia identità. Ancora più sotto ci sono il musulmano, il richiedente asilo, il rifugiato, l’ucraino, il cittadino doppio, il ragazzo cresciuto in Germania ma privo della genealogia giusta. Non vengono tutti espulsi, naturalmente. Ma non vengono considerati uguali: sono sottoposti a regimi differenti di sospetto, prestazioni, sorveglianza e appartenenza. È la diseguaglianza trasformata in amministrazione.
Capitolo sulla famiglia, Comincia con la paura dell’“estinzione della popolazione autoctona”. Non parla semplicemente di denatalità: evoca la scomparsa di un popolo. La risposta è uno stato natalista, etnicamente selettivo. La famiglia da mettere al centro è quella formata da padre, madre e molti figli. Il responsabile per le pari opportunità deve lasciare il posto a un responsabile per la famiglia; ogni legge va valutata anche in base al suo effetto sulle nascite; assegni e premi sono subordinati, in diversi casi, alla cittadinanza tedesca di almeno un genitore. È il potere pubblico che sceglie quale famiglia debba diventare il motore biologico della nazione. Il welfare non viene smantellato: viene etnicizzato.
Remigrazione, popolo e patria
Capitolo immigrazione. La remigrazione smette di essere un’allusione da convegno estremista e diventa una struttura dello stato. Si prevedono cento milioni di euro per un’offensiva di espulsioni, una task force, un commissario alla remigrazione, accompagnatori al ritorno al posto di quelli all’integrazione, più posti nei centri di trattenimento, voli organizzati dal Land, obblighi di lavoro, prestazioni in natura, verifiche patrimoniali e confisca dei beni per contribuire al costo dell’accoglienza. Gli alloggi per i richiedenti asilo devono essere tenuti lontani dai centri urbani; per accertare l’età dei minori non accompagnati si vogliono imporre esami dei denti, del polso e della clavicola. I funzionari delle espulsioni sono celebrati come servitori del “popolo e della patria”. Una missione identitaria far partire le persone.
Asilo. Abolizione del diritto costituzionale d’asilo e sua trasformazione in una grazia concessa dallo stato secondo il proprio interesse politico. L’AfD lo rende decisione arbitraria del potere sulla persona perseguitata. Il soggetto del diritto scompare; resta il sovrano che valuta se la presenza dello straniero gli convenga. Non più “sei protetto perché sei perseguitato”, ma “puoi restare se noi giudichiamo utile lasciarti restare”. Quanto all’asilo nelle chiese, il programma lo contrasta facendo indagare comunità e sacerdoti e addebitando loro i costi delle espulsioni non eseguite. Agli ucraini si vuole togliere lo status di profughi di guerra, possono rifugiarsi nell’Ucraina occidentale. Per i naturalizzati: ritorno al principio di discendenza, tema scritto al posto del test, dichiarazione di fedeltà, obbligo di adottare una nuova identità e lasciarsi alle spalle quella precedente. Per gli stranieri legalmente residenti: obbligo di corsi di storia e cultura tedesca con la possibilità di perdere il permesso in caso di assenze. L’Islam viene dichiarato estraneo alla Germania. Il programma sostiene che la libertà religiosa è stata gonfiata fino a diventare un diritto eccessivo e promette di sfruttare ogni spazio legale per limitare minareti e richiamo del muezzin. Il cristianesimo è assunto come infrastruttura storica della nazione. Salvo punire le chiese quando difendono i migranti.
Capitolo scuola. Il programma vuole inserire l’amore per la patria nella legge scolastica e nella costituzione regionale, esporre ogni giorno la bandiera, cantare l’inno, vietare le bandiere arcobaleno, riscrivere i programmi di storia dando più spazio al 1813 e al 1871, anni di particolare richiamo storico in Germania. Liceo limitato a non più del venticinque per cento di una generazione. Riportare indietro l’inclusione degli alunni con disabilità, creare classi speciali per i bambini rifugiati e prepararli al ritorno. L’AfD vuole sostituire l’obbligo scolastico con un generico obbligo educativo, aprendo all’istruzione domestica perché la scuola sarebbe un luogo d’indottrinamento. Riepilogando: bambini separati per origine e condizione, disabili allontanati dalle classi comuni, studenti selezionati precocemente, simboli nazionali obbligatori, simboli delle minoranze proibiti. “La scuola – sottolinea l’articolo del Foglio – non serve più a creare cittadini capaci di convivere tra diversi. Serve a riprodurre un’identità e a proteggere i bambini dall’incontro con idee, famiglie e vite considerate sbagliate. Non è educazione conservatrice. È irreggimentazione identitaria”.
Università. Studi di genere aboliti; quelli postcoloniali dichiarati non scientifici; rappresentanza studentesca ridimensionata. Previsti l’istituzione di una cattedra di scienza della popolazione e di un istituto di ricerca critica sull’Islam. Nel sistema dell’AfD il potere politico decreta quali discipline sono scienza e quali eresia.
Lacci e controlli ai principi democratici
Il programma lamenta che la Germania sarebbe vittima di masochismo nazionale, paralizzata dal senso di colpa per nazismo e colonialismo. La terapia deve diventare “pensare tedesco”. La ricerca sulla provenienza delle opere sottratte durante colonialismo, nazismo e dittatura comunista deve perdere fondi quando non vi siano eredi che reclamano i beni. L’arte sostenuta dallo stato dovrà contribuire soprattutto all’identità tedesca. La centrale regionale per l’educazione politica, colpevole di finanziare progetti contro razzismo ed estremismo, deve essere sostituita da un istituto per l’educazione statale e l’identità culturale. Non c’è una guerra contro la cultura finanziata dallo stato: c’è la volontà di impossessarsene. Non si contesta l’indottrinamento; si prepara il proprio. Non si difende una memoria più ampia; si vuole disinnescare la memoria che rende la Germania postbellica diffidente verso il nazionalismo etnico.
Il servizio pubblico radiotelevisivo deve essere ridotto a un’emissione minima, gli accordi che lo regolano disdetti, il canone abolito. A Radio Corax (storica emittente radiofonica libera che in quell’area dal 2000 trasmette musica e approfondimenti su temi sociali e politici, dall’emigrazione all’ambiente ai diritti civili) il governo dovrà tagliare i fondi. L’autorità dei media sarà sottoposta a nuovi controlli.
Il servizio di protezione della costituzione dovrà smettere di pubblicare rapporti sulle organizzazioni estremiste e limitarsi a violenza, terrorismo e spionaggio. Evidente cortocircuito: il partito classificato come estremista vuole governare l’ufficio che lo classifica, cambiare i criteri e abolire i documenti che rendono pubblica la classificazione. Il garante della polizia va abolito; l’Antifa (movimento politico e rete informale di attivisti di estrema sinistra) deve essere trattata come organizzazione terroristica; vanno create ronde civiche volontarie; sul possesso delle armi il programma vuole impedire che essere schedato come estremista basti a negare una licenza. L’idea è coerente: meno controllo su chi appartiene al campo patriottico, più coercizione contro chi viene collocato nel campo nemico. Lo stato non è neutrale: viene armato culturalmente prima ancora che materialmente.
Capitolo Russia. L’AfD vuole la fine delle sanzioni energetiche, la riparazione di Nord Stream 1, l’uso del tratto intatto di Nord Stream 2 e la normalizzazione dei rapporti con Mosca.
Ambiente: fermare l’eolico, ostacolare i grandi impianti solari, liquidare l’idrogeno verde, mantenere il carbone, tornare al nucleare, eliminare la tassa sulla CO2, uscire dal Green Deal e dall’Accordo di Parigi.
Se è vero che la politica estera non è di competenza dei Lander ma del governo federale di Berlino, è altrettanto vero che in questo programma regionale compare una politica estera chiarissima, da estendere in un prossimo domani all’intera Germania: sganciarsi dalla strategia europea, indebolire il sostegno all’Ucraina, riaprire il canale energetico russo. Non è soltanto nostalgia per il gas a buon mercato. È la scelta di un asse: meno Bruxelles, meno Kyiv, più Mosca. Molte misure non possono essere decise da un Land. Ma sarebbe un errore rassicurarsi. Un governo regionale controlla scuole, programmi, università, polizia, fondi culturali, nomine, accoglienza e autorizzazioni radiotelevisive. Può non riuscire a compiere l’intera rivoluzione. Ma può iniziarla. E può usare ogni conflitto con i giudici come prova che il “sistema” impedisce alla volontà popolare di realizzarsi. Diverse proposte richiederebbero infatti interventi federali, ma istruzione, cultura, amministrazione e parti rilevanti dell’apparato di sicurezza appartengono direttamente alla sfera regionale.
La parte più horror del programma non è la castrazione dei gatti randagi, citata per mostrare fino a quale dettaglio arrivi il testo. È l’architettura complessiva. È il modo in cui una misura apparentemente ragionevole prepara la successiva, e una promessa sociale rende più presentabile una discriminazione. Asili gratuiti, ospedali, strade, medici nelle campagne, sostegni agli artigiani: il programma contiene anche questo. Cosa chiedere di meglio? L’estremismo non arriva con l’uniforme. Arriva con il bonus famiglia, il modulo ministeriale, la circolare scolastica, il taglio di bilancio, la nomina del nuovo direttore.
In conclusione il “Manifesto di Magdeburgo”, pur riguardando un Land di appena due milioni di abitanti o poco più, mette sul tavolo le carte per il passo successivo: la conquista dello stato tedesco. Vuole stabilire chi è davvero germanico, quali famiglie siano normali, quali religioni siano native, quali discipline siano scienza, quale arte sia degna, quale memoria sia sana, quale giornalismo sia neutrale, quali oppositori siano estremisti e quali estremisti possano invece riscrivere le regole dell’estremismo. Vuole trasformare la cittadinanza da spazio comune a certificato di conformità e la democrazia da sistema di limiti a investitura della maggioranza.
Conclude amaramente la guida al programma dell’AfD del Foglio: “Le democrazie non vengono distrutte soltanto da un colpo di stato. Possono essere svuotate legalmente, una competenza alla volta, un finanziamento alla volta, un programma scolastico alla volta. Prima si decide che alcuni diritti sono eccessivi. Poi che alcune identità sono estranee. Poi che alcune istituzioni non sono neutrali. Poi che alcuni cittadini appartengono meno degli altri. Alla fine resta ancora la scheda elettorale, restano i ministeri, restano le leggi. Ma la repubblica liberale non c’è più. Il manifesto di Magdeburgo è il piano minuzioso di questa scomparsa”.
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