L’uso di AI tra i giovani avanti piano
Società | 14 settembre 2026

In Europa il 66,4% degli adolescenti nella fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni fa già uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa, ossia sistemi in grado di creare nuovi contenuti – come testi, immagini, video o altri tipi di dati – a partire dalle informazioni e dagli schemi appresi durante il processo di addestramento. L’Italia è agli ultimi posti (51,9%), ma il fenomeno è destinato a crescere. Tra coloro che utilizzano l’IA, oltre la metà lo fa per scopi scolastici. Nel nostro Paese il 41%. E tra i giovani italiani che non utilizzano l’IA, l’8,6% dichiara di non sapere come fare.
Questo è il quadro del primo mini-dossier di Openpolis e l’impresa sociale Con i Bambini che, partendo da alcune rilevazioni di Eurostat relative al 2025, accende i riflettori sul rapporto tra intelligenza artificiale e minori.
Il dato medio europeo sull’uso dell’IA tra i giovanissimi (66,4%) nasconde significative differenze tra gli Stati membri. Paesi quali Estonia (89,3%), Grecia (85,1%) e Danimarca (83,1%) superano di gran lunga la media europea, mentre in Romania (48,2%), Germania (51,5%) e Italia (51,9%) poco più della metà dei giovani dichiara di aver utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale generativa. Si tratta comunque di dati che, come sottolinea Openpolis, vanno presi con cautela per via della rapidità con cui si sviluppano e si diffondono gli strumenti di IA, rendendo probabili cambiamenti significativi anche nel giro di pochi mesi. Tra le finalità dell’uso degli strumenti di IA tra gli adolescenti quella citata più frequentemente è quella scolastica. Tra i giovani intervistati il 50,5% ha dichiarato di aver fatto ricorso alle tecnologie di IA per attività connesse al proprio percorso di istruzione. Una quota leggermente inferiore (43,8%) lo ha fatto per scopi privati. Tra questi ultimi, le percentuali più alte di giovani si registrano in Grecia (75,3%), Cipro (75,2%) e Lituania (65,6%), mentre all’estremo opposto si collocano Polonia (37,1%), Romania (36,2%) e Italia (24,2%). Tra chi usa gli strumenti di IA prevalentemente per lo studio, le percentuali più alte si rilevano in Estonia (75,5%), Malta (74,7%) e Portogallo (70,2%), mentre quelle più basse interessano la Germania (20,9%), la Romania (31,1%) e la Finlandia (31,5%). L’Italia si colloca al quart’ultimo posto (41%).
Tra le motivazioni che spingono una percentuale non marginale di adolescenti a non fare uso dell’IA, quella più diffusa è la percezione di non averne bisogno (74,6% dei non utilizzatori). Il dato medio europeo di chi afferma di non aver mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l’esistenza è del 4,4% (in Italia è il 3%), mentre la tutela della privacy o la sicurezza dei dati è la ragione della scarsa diffusione dell’intelligenza artificiale per il 4,5% dei giovani europei (solo il 2,7% dei giovani italiani da questa motivazione).
Un dato da valutare con attenzione è quello dell’8,6% dei giovani italiani che dichiara di non utilizzare l’intelligenza artificiale perché non sa come usarla, a fronte di una media europea pari al 7,3%. Ciò chiama in causa lo sviluppo di competenze digitali, laddove non si intende soltanto assicurare abilità tecniche per maneggiare gli strumenti di IA, ma anche l’uso consapevole di questi mezzi – analizzandone potenzialità e limiti – che, sempre più rapidamente, stanno entrando nella vita quotidiana, nei percorsi di studio e nelle future esperienze lavorative. Una simile crescita digitale deve coinvolgere non solo i giovani, ma anche gli insegnanti e gli educatori per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento e preparare gli studenti alle competenze richieste dalla società digitale. Il primo passo da compiere in questa crescita digitale è quello di garantire a tutti l’accesso alla rete e alle innovazioni tecnologiche. Tuttavia, sembra che nelle scuole italiane questa parità di opportunità non sia garantita: solo il 40,7% degli edifici scolastici statali sono risultati dotati di aule informatiche nell’anno solasticco 2024/25. La Valle d’Aosta si distingue per la percentuale più elevata di strutture attrezzate. Seguono la Liguria (59,1%), il Piemonte (53,6%) e le Marche (51,4%). Al contrario, le percentuali più contenute si registrano in Abruzzo (27,8%), Calabria (27,2%) e Lazio, dove solo il 25,4% degli edifici dispone di tali spazi dedicati.
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