Caro sindaco, amministri Palermo
Egregio signor sindaco Roberto Lagalla,
dopo lunga riflessione, non ho potuto esimermi dal dare voce a quell’iniziale impulso emotivo che muoveva le origini della consolidata quotidiana constatazione dell’irreversibile stato di degrado della nostra Palermo.
È proprio così! Non v’è giorno, ora o minuto vissuto in città che non ne metta in viva evidenza il suo decadimento; e la certezza, in ogni momento, di avere ormai toccato il fondo, si trasforma presto nella sorpresa che quel fondo non è proprio tale avendone toccato un altro posto ancora più in basso.
So bene che questa lettera aperta a Lei indirizzata non produrrà alcun esito avendo ormai chiaro il radicato senso di alterigia dei politici che amministrano la cosa pubblica, che non ha limiti se non nell’affannosa ricerca del consenso. Tuttavia non voglio sottrarmi a questa denuncia che risiede essenzialmente nella vibrata protesta di chi vive in una città che vorrebbe vedere “amministrata”. E non dico “bene amministrata” ma semplicemente “amministrata”. Perché è proprio questa l’anomalia (sic!) della nostra città: quella di non essere “amministrata”. Se la città fosse amministrata male, si potrebbe pensare che sia colpa della politica o della miopia o incompetenza della sua classe dirigente e conseguentemente si potrebbero anche adottare dei correttivi, fornire dei consigli utili. Insomma, si potrebbe parlare del merito dell’amministrazione cittadina. Ma qui il problema è diverso: la città non è “amministrata”.
Sarei più appagato se potessi contestarLe di non sapere amministrare la città¸e invece no; purtroppo devo contestarLe la Sua non amministrazione dell’ente.
È ovvio che da tale inattività trae origine lo scempio cittadino.
Un piccolo elenco di attività non svolte, può rendere più agevole la comprensione.
E allora, vogliamo parlare del disastro delle strade cittadine? Che rendono assai pericolosa l’andatura dei veicoli a causa delle frequentissime buche o a causa della cattiva manutenzione?
Vogliamo parlare dello stato dei marciapiedi che a causa del loro dissesto, dovuto anche all’emergere delle radici di alberi cresciuti spontaneamente e non rientranti in alcun programma di piantumazione, mettono in ogni momento della giornata in pericolo i pedoni?
Vogliamo parlare della necessaria potatura degli alberi che ormai crescono incontrollati tanto da avere coperto tutti gli impianti di illuminazione? conseguentemente la città assume una situazione di buio totale tanto da favorire le attività illecite compiute da criminali di tutte le età (furti, rapine, scippi, vetrine sfondate), bande di minorenni che intimidiscono gli inermi passanti e soprattutto i turisti.
Vogliamo parlare della spazzatura, depositata in ogni angolo di strada, messa lì, in bella vista per ricordare ai turisti che sì, noi la raccolta differenziata la facciamo così? Non è forse vero che gli addetti al ritiro molto spesso non passano a rimuovere i sacchi di spazzatura depositati dai cittadini corretti? Non oso addentrarmi nel campo dei topi, ratti, blatte di vario genere, che vivono nei cumuli di spazzatura e sugli alberi visto che ormai, questi ultimi, a causa della loro smisurata altezza hanno raggiunto i vari piani degli edifci aprendo facili passaggi ai roditori.
È palese che la superiore descrizione costituisce solamente un rappresentativo campionario dei ben noti problemi della città rimasti senza soluzione e dei quali non si intravede in prospettiva la benché minima iniziativa di soluzione.
Si, so bene che lei vorrebbe dirmi che tutto questo degrado cittadino non può essere solo di sua paternità e non potrà di consegenza assumersene interamente la responsabilità. È vero! Però Lei, signor sindaco, amministra (sic!) la città ormai da quattro anni; in tutto questo tempo, se solo avesse risolto totalmente almeno due o tre dei problemi che le ho elencato, forse oggi potremmo parlare d’altro.
Vorrei inoltre ricordarLe – ove Le fosse sfuggito – che il degrado ambientale costituisce terreno fertile per la commissione di attività delinquenziali e per il radicamento delle attività della criminalità organizzata che così riesce più facilmene a controllare il territorio.
E non ho certo il bisogno di ricordarLe, a tal proposito, il recente nuovo fenomeno delle bande che dalle periferie si riversano in città armate di coltelli, pistole, fucili e altre armi, all’uopo organizzate per creare panico e terrore in città. Spero di non doverle ricordare quanto queste rappresaglie facciano comodo alle mafie.
Il mal funzionamento della macchina pubblica, la totale assenza dell’Autorità comunale, la vessazione fiscale imposta ai cittadini in cambio di servizi inesistenti, l’assenza di controllo del territorio, l’assenza di manifestazioni di coinvolgimento culturale della cittadinanza (e non venga a parlarmi dei deludenti spettacoli estivi o, ancora peggio, dei cantanti neo-melodici) e quant’altro, costituiscono l’humus eccellente per il più sollecito reclutamento di giovani nelle file della criminalità di ogni tipo.
Come vede, egregio signor Sindaco, non volendo appositamente percorrere la via dell’accertamento delle Sue capacità di pubblico amministratore – sulle quali comunque nutro perplessità – ho comunque dalla mia parte molti elementi a sostegno della Sua inattività.
E non venga a difendersi – sempre se vorrà farlo – sostenendo l’inconsistenza delle mie contestazioni con il pubblico consenso di cui godrebbe. Perché c’è un tempo per ogni cosa. E credo che quel consenso di cui ha immeritatamente goduto qualche tempo addietro, ormai sia venuto a termine.
Ho potuto acclaratamente constatare, in più ambienti cittadini, come anche coloro che Le sono stati più vicino siano ormai stanchi ed abbiano finalmente aperto gli occhi sullo sfacelo di una città in ginocchio. Non si illuda dei sorrisi e dei cordiali convenevoli che Suoi amici e conoscenti Le rivolgono in occasione dei Suoi frequenti incontri mondani o istituzionali.
E allora, egregio signor Sindaco, abbia un sussulto di dignità: prenda coraggiosamente atto dell’insostenibile situazione, mostri ai cittadini il coraggio delle Sue azioni e mostri finalmente – almeno una volta – di esserci: si dimetta !
Pur rifuggendo da ogni retorica linguistica non posso sottrarmi – per Sua utilità – dal citarLe il noto aforisma: errare è umano ma perseverare è diabolico.
Si lasci pervadere da uno scatto di orgoglio, chiuda qui la Sua stagione e lasci che altri – non importa di quale colore politico, purchè abbiano la voglia, la competenza, le capacità e ... l’entusiasmo – possano amministrare una delle più belle e più difficili città d’Italia facendola rinascere agli antichi splendori.
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