Perché le minacce alla giudice dei grandi casi

Società | 29 luglio 2026
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Antonella Consiglio, presidente dei gip del Tribunale di Palermo, ha ricevuto pesanti minacce dal boss ergastolano Nino Madonia. Un ergastolano ormai cronico visto che di ergastoli ne dovrà scontare sette. È per questo e per altre motivazioni descritte nelle sentenze, che non ha più nulla da perdere tanto da potersi permettere di inviare alla giudice Consiglio una lettera di tre pagine, scritta di suo pugno, in stampatello. Più innanzi esamineremo questa lettera; intanto, a mio modesto avviso, è indispensabile sapere – perché si abbia contezza dell’effettivo spessore del capomafia Madonia – che ha partecipato, da autore all’omicidio del Presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, del capitano Emanuele Basile, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa; pare che si sia appassionato agli esperimenti scientifici per avere inventato l’autobomba che uccise il giudice Rocco Chinnici. È un personaggio molto ambizioso tanto da sollevare in Totò Riina il sospetto che avesse legami con i servizi segreti.
Immagino che il lettore si sarà fatta almeno un’idea di cosa fosse Nino Madonia e del peso che aveva all’interno di cosa nostra. Dunque non si può negare che si tratta di un capomafia di “grande spessore” che (metaforicamente) ha scalato le vette della “hit parade delle condanne”.
Sembrerebbe che le minacce indirizzate ad Antonella Consiglio siano legate al rifiuto del giudice di autorizzargli la concessione del gratuito patrocinio. Però è molto probabile che vi sia ben altro.
Ovviamente, appena preso atto della lettera, gli enti preposti hanno fatto scattare tutti i sistemi di sicurezza avendo valutato molto pesanti le minacce.
Non è peraltro da sottovalutare il linguaggio quasi enigmatico, con il quale Madonia ha fatto intendere che vi sia una connessione fra le minacce indirizzate alla Giudice e il parere negativo pronunciato dalla Procura nazionale antimafia in un momento in cui Nico Gozzo – coniuge della giudice – ricopre il ruolo di pm presso la Procura nazionale antimafia. In ogni caso, si è appurato che Gozzo non si è occupato in alcun modo del parere di cui si tratta.
Antonella Consiglio si sta occupando in atto del duplice filone investigativo riguardante l’omicidio di Piersanti Mattarella, ucciso il 6 gennaio 1980, Presidente della Regione Sicilia.
Non è superfluo soffermarsi su un aspetto davvero importante perché costituisce – a mio modesto avviso – il nucleo principale della vicenda. Infatti Madonia in prima battuta chiede che la giudice venga esonerata dai processi che lo riguardano. E già la richiesta, sic et simpliciter, appare, quanto meno insidiosa, ingannevole. Infatti, più innanzi, nella missiva in discussione, rileviamo un aggravamento della richiesta, proprio quando Madonia spiega con assoluta chiarezza che la domanda avanzata non è inerente a fatti di procedura, bensì a motivi che riguardano la “grande inimicizia nei suoi confronti.” In pratica il capomafia intende sfacciatamente condurre la questione sul fatto personale; questione che, con questa precisazione, rende la lettera assai più pesante.
Questi sono i fatti innanzi ai quali il governo continua a latitare perché fortemente impegnato in campagna elettorale che sarà estenuante. Se questo è tutto vero – com’è vero – vedremo che delle minacce ad Antonella Consiglio non se ne parlerà più mentre tutti auspichiamo che le forze di sicurezza sapranno fare di tutto per restituire ad Antonella Consiglio e a Nico Gozzo quella serenità che gli è dovuta per l’immane impegno e la passione che ambedue hanno sempre adottato nel loro lavoro. Per quanto riguarda la società civile, sono certo che saprà dare ad Antonella e Nico tutto il sostegno e la solidarietà che meritano e di cui hanno bisogno. 

(Fonti utilizzate “Il fatto quotidiano” e “IlSicilia.it)

 di Elio Collovà

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