Il gran “perdono” per Fabrizio Miccoli
Società | 4 giugno 2026
Ora possiamo stare tutti più tranquilli. Abbiamo riacquistato la nostra serenità. Ebbene sì: la notizia che Fabrizio Miccoli è stato perdonato per quella frase contro Falcone infelicemente pronunciata in auto in compagnia di un figlio di capomafia – intercettata dalla polizia giudiziaria – ci rassicura tutti. L’ex capitano del Palermo calcio ha scontato la pena (tre anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso). Dunque, sanato l’aspetto penale, non gli restava che occuparsi dell’aspetto morale per riottenere quella verginità che, per una sciocchezza, era rimasta ferita.
In fondo cosa volete che sia per un campione come lui, che ha fatto sognare, per parecchi anni, il popolo palermitano con le sue magistrali fantasie calcistiche (e questo non lo nega nessuno)? Un peccatuccio da “quattro soldi “. E allora avanti tutta con la richiesta di perdono inoltrata nientemeno che a Maria Falcone. E così il mitico Fabrizio si presenta al museo di Palazzo Jung – su invito di Vincenzo Di Fresco, nipote di Giovanni Falcone – per incontrare Maria Falcone. Chi, più di lei, avrebbe potuto concedere il perdono a un grande campione del calcio, tanto amato dai palermitani?
Non farlo sarebbe stato un’offesa alla città e, indubbiamente un calo dei consensi. Così, siamo tutti più sereni: i tifosi palermitani che hanno riconquistato il proprio idolo; lo stesso Miccoli, che, essendosi lavato il corpo e l’anima, può tranquillamente partecipare – “per la prima volta” – alla manifestazione del 23 maggio 2026; la giustizia e Maria Falcone, che non solo lo annovera nelle proprie file dell’antimafia, ma lo accoglie a palazzo Jung dove viene sigillato il perdono, e dove un mese addietro è stato presentato il libro “Gloria e peccato di un campione”. Autore? Ovviamente Fabrizio Miccoli.
Fatte queste considerazioni, non posso fare a meno di riflettere sulla questione e di chiedermi: perché? Perché il mitico Miccoli si risveglia da un sonno profondo per chiedere il perdono alla famiglia Falcone? E lo fa improvvisamente, senza avere mai partecipato almeno a una delle manifestazioni, a un evento, a un convegno – lo ha detto lui stesso –. Senza avere un minimo di conoscenza di quel mondo dell’antimafia. E perché Maria Falcone sente il bisogno di concedere il perdono a colui che si è macchiato di un fatto imperdonabile che riguarda lei stessa e la sua famiglia?
I miei dubbi rimangono tali.
di Elio Collovà
In fondo cosa volete che sia per un campione come lui, che ha fatto sognare, per parecchi anni, il popolo palermitano con le sue magistrali fantasie calcistiche (e questo non lo nega nessuno)? Un peccatuccio da “quattro soldi “. E allora avanti tutta con la richiesta di perdono inoltrata nientemeno che a Maria Falcone. E così il mitico Fabrizio si presenta al museo di Palazzo Jung – su invito di Vincenzo Di Fresco, nipote di Giovanni Falcone – per incontrare Maria Falcone. Chi, più di lei, avrebbe potuto concedere il perdono a un grande campione del calcio, tanto amato dai palermitani?
Non farlo sarebbe stato un’offesa alla città e, indubbiamente un calo dei consensi. Così, siamo tutti più sereni: i tifosi palermitani che hanno riconquistato il proprio idolo; lo stesso Miccoli, che, essendosi lavato il corpo e l’anima, può tranquillamente partecipare – “per la prima volta” – alla manifestazione del 23 maggio 2026; la giustizia e Maria Falcone, che non solo lo annovera nelle proprie file dell’antimafia, ma lo accoglie a palazzo Jung dove viene sigillato il perdono, e dove un mese addietro è stato presentato il libro “Gloria e peccato di un campione”. Autore? Ovviamente Fabrizio Miccoli.
Fatte queste considerazioni, non posso fare a meno di riflettere sulla questione e di chiedermi: perché? Perché il mitico Miccoli si risveglia da un sonno profondo per chiedere il perdono alla famiglia Falcone? E lo fa improvvisamente, senza avere mai partecipato almeno a una delle manifestazioni, a un evento, a un convegno – lo ha detto lui stesso –. Senza avere un minimo di conoscenza di quel mondo dell’antimafia. E perché Maria Falcone sente il bisogno di concedere il perdono a colui che si è macchiato di un fatto imperdonabile che riguarda lei stessa e la sua famiglia?
I miei dubbi rimangono tali.
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