Due donne agli antipodi per domare i dolori d'infanzia

Dopo Mariolina Venezia, Lucilla Schiaffino. Storie di sceneggiatrici per il cinema o per la tv, il loro primo mestiere, che si cimentano con il romanzo, non meritando di passare inosservate, anzi. Mettono nero su bianco, con uno sguardo obliquo, senza certe malizie o furbizie di più consumati autori di narrativa. Mariolina Venezia, quasi dieci anni fa, vinse addirittura un premio Campiello con il suo “Mille anni che sono qui”, edito da Einaudi, senza riuscire più a raggiungere però quella forza, almeno nelle opere successive. Lucilla Schiaffino ha trovato la fiducia di Daniela Di Sora e della sua casa editrice Voland, per esordire con un romanzo essenziale, “Trame d'infanzia” (176 pagine, 16 euro), che si regge su un linguaggio limpido, intreccia memoria e mistero, accosta segreti inconfessabili e destini (apparentemente) inconciliabili, e si regala anche un epilogo che sa spiazzare i lettori. Un debutto di livello, dietro “fattezze” esili e un meccanismo narrativo all'apparenza semplice.
“Trame
d'infanzia” è la storia di un viaggio in un paesino, viaggio
fisico e mentale, di due cugine che sono tornate a incontrarsi
casualmente dopo oltre un decennio; è anche un viaggio nel tempo, a
ritroso, lì, nel piccolo centro immaginario (Allieri), dove le due
trascorrevano giovanissime periodi di vacanze, in compagnia di nonni
e familiari. E lì riannodano i fili delle proprie vite, a partire da
un torbido ricordo comune intrecciato di reticenze, da una violenza
che Emma avrebbe subito dal cugino Adriano; allontanamenti in seno
alla famiglia e condizionamenti sul futuro di entrambe, a partire da
quell'episodio, emergono prorompenti pagina dopo pagina. Emma e
Riccarda, le cugine protagoniste, sono donne agli antipodi:
giornalista impegnata che lotta per i diritti dell'altra metà del
cielo, Emma, escort d'alto bordo e amante del lusso, Riccarda; hanno
trovato strade diverse (e approcci alla vita opposti, anche nei
confronti dell'amore) per fare i conti con un passato che le accomuna
e che le ha segnate. Ritrovarsi e tornare dove tutto ha avuto inizio
è doloroso, ma catartico.
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