Il grido dell’impegno civile alla marcia antimafia
Società | 26 febbraio 2026

Si è conclusa con grande partecipazione in una bella giornata di sole la marcia antimafia Bagheria-Casteldaccia, edizione numero 43. Un folto corteo di studenti, cittadini, sindacati e istituzioni ha percorso la storica "Strada dei Valloni", trasformando quella che un tempo era la via di fuga dei killer nel simbolo definitivo del riscatto di un intero territorio.
La manifestazione ha preso il via da piazza Garibaldi a Bagheria, dopo il concentramento presso l'arco di Villa Palagonia. Il corteo, snodandosi tra via Diego D'Amico e via De Spuches, ha poi imboccato la Sp 88. La marcia non è stata solo un gesto simbolico, ma il culmine di un percorso istituzionale iniziato lo scorso gennaio con una seduta straordinaria del consiglio comunale, presieduta da Andrea Sciortino, volta a ribadire che la lotta alla mafia è una battaglia civile nella quotidianità di ogni cittadino.
Ad aprire gli interventi è stato Vito Lo Monaco, presidente emerito del Centro studi Pio La Torre, che con la consueta energia ha ricordato le radici della protesta nata nel 1983: «Dopo 43 anni siamo ancora qui con la stessa energia di allora, con un messaggio che non risuona il vuoto di passerelle di facciata».
“Gridiamo a voce alta anche perché oggi ci chiedono di rimanere zitti e per questo vogliono che cali un silenzio anche rispetto alla sensibilità della consapevolezza di quello che a tutt’oggi continua ad essere lo strapotere della mafia”, ha proclamato dal palco l’arcivescovo Corrado Lorefice bersaglio di insulti sui social per le sue parole in difesa dei migranti. “Dobbiamo dire che noi ripudiamo la mafia, ogni forma di violenza e dunque la guerra”.
“Oggi - ha detto il presidente della commissione regionale antimafia, Antonello Cracolici - è una giornata di educazione alla memoria. 43 anni fa questa comunità reagì di fronte alla mattanza mafiosa che disseminava di morte centri come Casteldaccia, Bagheria, Altavilla, Villabate. Quella reazione deve diventare una pietra miliare, consapevoli del fatto che la mafia è più forte e pericolosa quando non spara, perché è un sistema che continua a infiltrarsi nella nostra società e che ha bisogno di tessere relazioni con la politica, l’economia, le professioni. Per questo è importante saperla riconoscere”. “I giovani oggi sono le prime vittime di cosa nostra con lo spaccio di droga che ha conquistato territori che prima erano immuni”, ha aggiunto Cracolici, ricordando che la manifestazione è storicamente una marcia antimafia e antidroga. “Per questo essere qui è un dovere civico di resistenza contro la mafia e i mafiosi”.
Il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, presente alla testa del corteo insieme alla giunta, al presidente del consiglio Andrea Sciortino e una folta rappresentanza di consiglieri comunali. C’erano anche la Consulta giovanile e i rappresentanti dei comuni del comprensorio. Tripoli ha ribadito la linea di fermezza dell'amministrazione: "Non c’è sviluppo economico né riscatto sociale senza una netta e definitiva presa di distanza da ogni logica mafiosa. La lotta alla criminalità non è una pratica burocratica, ma una battaglia civile che ci riguarda tutti. Vedere migliaia di ragazzi riappropriarsi della 'Strada della Vita' ci dà la certezza che il testimone della legalità è in buone mani. Come amministrazione, lavoriamo per garantire che ogni cittadino possa operare all’interno delle regole, libero da condizionamenti mafiosi, valorizzando quel senso di comunità che oggi è esploso tra le strade di Bagheria e Casteldaccia". La marcia Bagheria-Casteldaccia si conferma un momento fondamentale di partecipazione e sensibilizzazione, soprattutto per le giovani generazioni, dimostrando che la memoria delle vittime di mafia è un patrimonio prezioso da custodire e tramandare.
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