Da Castellammare al Quirinale: storia della famiglia Mattarella

L' uomo che ha dedicato le sue prime parole da Presidente della Repubblica alle difficoltà e alle speranze dei concittadini è un uomo determinato, coerente con l' impianto valoriale con cui è cresciuto. Valori laici, non soltanto religiosi, la disponibilità al dialogo, il rispetto dell' altro. Lo stile e il pensiero di Sergio Mattarella sono frutto delle sue origini e del suo percorso di vitae di impegno politico sperimentato già tra le mura domestiche. Per dipanare questo lungo filo rosso che lega la personalità del nuovo Capo dello Stato aquella del fratello Piersanti ucciso dalla mafia e del padre Bernardo, ministro nel dopo guerra, nasce la prima biografia di «Sergio Mattarella, il Presidente degli italiani», di Riccardo Ferrigato con un contributo di Giovanni Grasso (edizione San Paolo, pagine 160, euro 12,90).
Questo filo conduttore fatto di passione politica, spiritualità cristiana e profondo senso di responsabilità nei confronti della Repubblica lega questi tre uomini. Bernardo, giovane attivista del Partito Popolare e fiero oppositore del Partito Fascista: il libro ripercorre le sue vicende politiche partite da Castellammare del Golfo e approdate a ruoli ministeriali nei governi di Alcide De Gasperi, ma anche le frequentazioni con Giorgio La Pira, Aldo Moro, monsignor Montini (futuro Paolo VI) e la battaglia per la laicità dello Stato. Piersanti, il maggiore dei figli maschi, viene raccontato dall' attivismo nell' Azione Cattolica fino alla carica di presidente della Regione Siciliana; si ripercorre il suo impegno per la trasparenza e per la lotta alla mafia nell' isola, un impegno pagato con la vita. Il giorno dell' Epifania del 1980 un killer lo uccide, mentre sta uscendo di casa con la famiglia per recarsi a messa. Tra i primi ad accorrere sul luogo dell' attentato c' è proprio Sergio, fratello e consigliere, che trae il suo nome da papa Sergio I, nato a Palermo da una famiglia originaria di Antiochia nel 650, «un pontefice colto, dal carattere forte, ma non autoritario. Antiche fonti della Chiesa lo ricordano così: "Ricompose molte controversie e discordie, avrebbe preferito morire piuttosto che approvare gli errori". Sembra una profezia», ricorda il volume appena pubblicato.
Sergio Mattarella viene chiamato a raccogliere l' eredità politica del fratello Piersanti. Il libro ripercorre la vicenda politica e umana di Sergio, parlamentare per 25 anni e tre volte ministro, il suo ruolo di protagonista nel difficile passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica, il suo pensiero, i suoi ideali, il suo stile.
In piena tangentopoli, Mattarella ha l' occasione di dire quello che pensa ad Assago, nel novembre del 1991. Il vicesegretario della DC tiene un discorso forte.
«La questione morale», attacca Mattarella, «è la questione stessa della Democrazia cristiana». Poi l'affondo più duro: chi si proclama cristiano in politica non deve avere «la faccia poco rassicurante di chi chiede una tangente, l'arroganza di chi crede che tutto si possa comprare». Sollecita «il contenimento delle spese e la effettiva impermeabilità alle influenze e ai contatti di mafia e camorra». Ma, in definitiva, spiega che basterebbe «il rispetto dei dieci comandamenti. In particolare di quello che dice: non rubare». «L'assemblea esplode in un boato, i delegati applaudono a lungo, in piedi- ricordano gli autori -. Il timido professorino siciliano si è trasformato in un combattivo leone».
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