Valanga di no, la Sicilia si schiera con i magistrati
Società | 23 marzo 2026

La Sicilia ha bocciato la riforma del governo sulla magistratura con una valanga di no. Il dato – quasi il 61 per cento – è perfino superiore a quello nazionale. E a Palermo si è raggiunto addirittura il 69 per cento. Il successo poteva anche essere messo nel conto ma queste proporzioni erano inattese. I siciliani hanno dato al loro no una connotazione che va subito colta: hanno compattamente difeso la Costituzione ma hanno manifestato il pieno sostegno alla magistratura. “È significativo – dice Emilio Miceli, presidente del centro studi Pio La Torre – che proprio a Palermo, Napoli, Reggio Calabria, cioè nelle terre di mafia, i cittadini si siano riconosciuti nell’impegno dei magistrati”.
La mobilitazione è stata massiccia e questo è l’elemento che ha dato il senso di una partecipazione molto sentita. Evidentemente la riforma è stata percepita anche come un ostacolo alla funzione di controllo della magistratura e come un tentativo di modificare, in favore dell’esecutivo, l’equilibrio tra i poteri dello Stato. “Il voto – aggiunge Miceli – ha voluto punire l’arroganza di chi voleva manomettere la Costituzione non avendo nei propri geni ereditari una solida cultura democratica. E questo è stato un errore molto grave: i promotori della riforma non hanno capito che la gente, magari li vota, ma non si fida di loro”.
La riforma è dunque bella e archiviata. Non ci saranno così due Csm, non ci sarà l’Alta corte disciplinare, i componenti del Csm non saranno sorteggiati. Il no lascia tutto come prima. Ma c’è un riflesso politico molto chiaro che il governo e Giorgia Meloni non possono ora trascurare. La presidente del Consiglio aveva ben chiaro che una sconfitta del sì l’avrebbe indebolita e per questo, mentre sosteneva che non si sarebbe fatta da parte, in realtà si è impegnata in una campagna nella quale si è molto esposta. Aveva ben chiaro che la vittoria del no avrebbe aperto nella sua maggioranza una partita difficile. Ora deve cominciare a prendere atto che gli italiani, commenta Benedetta Tobagi, vogliono ancora essere di "sana e robusta Costituzione". E così il referendum non è il punto di arrivo ma il punto di partenza di una nuova stagione politica
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