Mafia e antimafia, Giuseppe Di Vita racconta i delitti eccellenti

Si intitola «Mafia e antimafia, dai personaggi alle persone» ed è il libro, scritto da Pippo Di Vita, pubblicato dalla casa editrice palermitana Mohicani Edizioni, dedicato al valore della memoria ferita dai delitti eccellenti di mafia e dai depistaggi. «Nel volume, come in questa sede, si intrecciano passato e futuro - spiega l’autore, a margine della presentazione avvenuta a Palazzo delle Aquile davanti a una platea di studenti - qui ci sono sono tanti ragazzi non siciliani che magari della mafia hanno sentito parlare solo da qualche giornale o fiction e che oggi hanno potuto intervistare i familiari e ascoltare dalla loro stessa voce la storia. A questo si deve il titolo, mi interessava raccontare la persona comune abbandonata dal silenzio degli onesti e non il personaggio».
Nell’atrio di Palazzo delle Aquile, tra gli studenti delle scuole di Corleone, Monreale, Bastia Umbra, anche i numerosi familiari delle vittime di mafia, come Alfredo Morvillo, fratello della moglie di Giovanni Falcone. Recentemente i Morvillo hanno scelto di lasciare la fondazione Falcone.
«Non c'è nessuna attinenza con eventuali spaccature in seno al fronte antimafia - dice - A determinare la scelta della nostra famiglia è stato un fattore squisitamente privato che dopo tanti anni abbiamo voluto concretizzare. Sul resto, preferisco non commentare le parole di nessuno o addentrarmi in questo campo».
E davanti a tanti studenti accorsi per ascoltare le testimonianze antimafia, aggiunge: «A partire dal 1992 l’impegno delle scuole è stato enorme, non era così quando ero studente io». La presentazione del libro è stata preceduta da un momento privato a Palazzo delle Aquile durante il quale i tanti studenti presenti hanno ascoltato le testimonianze di alcuni familiari delle vittime di mafia, dai coniugi Agostino al nipote di Placido Rizzotto, da Giulio Francese ai familiari del commissario Boris Giuliano.
Durante la mattinata ai familiari sono stati donati dei calligrammi, cioè delle poesie scritte in modo da rappresentare un ritratto dei giornalisti, politici, magistrati, sindacalisti uccisi da Cosa nostra e realizzati dagli studenti della scuola di Corleone.
Al dibattito, moderato da Ambra Drago, sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, lo scrittore Vincenzo Ceruso e il presidente del centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco, che ha detto: «Siete gli eredi di una grande lotta del Paese, impegnatevi per la lotta e il cambiamento sociale».
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