Mafie e Covid, virus silenziosi ma letali per i più indifesi

Junior | 7 aprile 2021
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Sembra non esservi dubbio sul fatto che l’attuale situazione pandemica abbia lasciato emergere le fragilità e i problemi decennali dell’amministrazione pubblica italiana, esattamente come non c’è dubbio in merito al fatto che le mafie abbiano approfittato di questa mancanza di controllo per infiltrarsi ancora di più nei processi economici e nel mondo delle imprese. Il Covid 19 ha infatti permesso al fenomeno mafioso di radicarsi ulteriormente nella macchina produttiva del nostro Paese, e ha reso i fenomeni di corruzione più subdoli e molto allettanti per chi, ridotto allo stremo, necessita nell’immediatezza di liquidità (cosa che le mafie possono garantire).

Di conseguenza, è necessario approfondire peculiarità e metodi dei fenomeni criminali come la penetrazione delle mafie nel contesto emergenziale della pandemia. Un buon punto di partenza, oltre che informarsi attraverso opportuni strumenti di ricerca e indagini di settore, è sicuramente il questionario sulla percezione del fenomento mafioso proposto dal Centro studi Pio La Torre nel corso dell’annuale Progetto Educativo Antimafia, progetto che offre una visione d’insieme sulla percezione che gli studenti partecipanti hanno della criminalità organizzata nei loro territori di crescita e di sviluppo.

Un primo “passaggio” rilevante è comprendere in maniera più approfondita, servendosi anche di esempi concreti, i meccanismi utilizzati dalla criminalità organizzata dall’inizio della pandemia in poi nella penisola italiana. Sembra opportuno, a tal proposito,  tenere presente come il “virus economico” non abbia colpito solo il Mezzogiorno - come molti credono – ma la macchina economica e imprenditoriale di aree diverse del Paese. In particolare, rispetto a quest’ultimo punto il sondaggio proposto dal Centro Studi Pio La Torre restituisce la visione che i ragazzi hanno sulla diffusione della mafia nelle regioni di residenza. Nello specifico, al quesito “Quanto pensi sia diffusa la mafia nella tua regione?” nella regioni settentrionali della Penisola la maggior parte degli studenti, più precisamente il 43,40%, ritiene bassa la presenza della criminalità organizzata, mentre il 4,68% percepisce un livello minimo di infiltrazione del fenomeno mafioso, Nel centro Italia si registra la percentuale più alta (57,63% abbastanza forte), nella sezione relativa alla presenza del fenomeno mafioso, viceversa il dato minimo (1,69%) è legato alla scarsa sedimentazione della criminalità. Da ultimo, nel Meridione si riscontra sia il valore più alto (56,90%) sia quello più basso (1,12%). Un ulteriore quesito che ha destato la nostra attenzione e il desiderio di indagine è quello relativo alle cause circa la diffusione del fenomeno mafioso nelle regioni centro-settentrionali; tale quesito mostra come nel Nord Italia si ritiene che l’espansione della criminalità organizzata sia supportata dal riciclaggio sporco di denaro, mentre gli studenti del Centro reputano come principale causa la corruzione della classe politica. Il 35,59% degli studenti del Centro individua infatti un rapporto “molto forte” tra i politici corrotti e le associazioni mafiose, in parte confermato dal 31,91% del Nord e il 26,49% del Sud. Ciò non vuol dire però che il fenomeno non sia percepito pienamente nelle aree settentrionali e nel Mezzogiorno: a sostegno di questa constatazione si ravvisa che più della metà degli studenti intervistati (54,66%) ritiene che tra fenomeno mafioso e mondo della politica ci sia un legame “abbastanza forte”.

Sul versante economico, inoltre, la percezione dell’infiltrazione mafiosa è ancora più evidente: alla domanda “Quanto incide, a tuo avviso, la presenza della criminalità di stampo mafioso sull’economia della tua regione?”, il 21,10% degli studenti del Sud (contro il 10,17% del Centro e il 7,66% del Nord) ha risposto “molto”, mentre il 47,70% dei rispondenti ha optato per una risposta un po’ meno netta, ritenendo la presenza della criminalità organizzata sull’economia regionale rilevante ma non preponderante. Anche il resto degli studenti italiani che hanno partecipato al questionario si mantiene pressappoco sulla stessa linea di pensiero, con un 33,19% del Settentrione e un 37,29% del Centro.

I dati sopra riportati ci mostrano come la percezione giovanile del fenomeno mafioso,  sia in ambito politico che in ambito economico, sia variegata e dipenda largamente dal luogo di residenza, eppure sia caratterizzata da una comune consapevolezza della presenza pervasiva dello stesso favorita, in parte, dalla diffusione dell’epidemia di Covid 19.

Per comprendere meglio la situazione attuale è importante fare riferimento alla relazione annuale 2020 presentata al Viminale dal Commissario straordinario di governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Annapaola Porzio. Dalla relazione in emerge chiaramente come la situazione sanitaria abbia incrementato la progressiva diffusione di atteggiamenti criminali come l’usura sia il rischio di interessi criminali sul Recovery Plan e sulle ulteriori misure di sostegno economico. Ancora una volta, viene evidenziato come le principali vittime dell’espansione economica delle mafie e della corruzione finanziaria siano proprio le piccole-medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.

A sostegno degli scenari economici e sociali allarmanti rapprentanti, sembra utile citare un'ulteriore analisi che può aiutare a comprendere le dinamiche d’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico italiano. Ci riferiamo alla Relazione I semestre 2020 della DIA e alla rilevazione degli “effetti devestanti” sulla tenuta del sistema economico che il Covid 19 sembra produrre, aprendo numerosi spazi e opportunià di espansione per le mafie. Il fenomeno mafioso si presenta come un’alternativa appetibile, un aiuto finanziario immediato, espandendosi globalmente anche grazie alle nuove tecnologie. In linea con gli obiettivi della Convenzione di Palermo del 2000, difatti, è già stato sottolineato più volte, sia nel corso degli interventi organizzati dal Centro Studi Pio La Torre sia dal consigliere giuridico della Rappresentanza italiana Permanente dell’Onu a Vienna Antonio Balsamo, come tutti gli Stati debbano necessariamente mettere in campo nuovi strumenti tecnologici per contrastare il fenomeno mafioso.

Dunque, è possibile comprendere come sia necessaria la continua lotta contro la criminalità organizzata sia attraverso azioni specifiche poste in essere dallo Stato e dall’ONU, sia attraverso una nuova sensibilità culturale. È molto importante, infatti, che i giovani studenti vengano coinvolti in proposte progettuali sostenute dal MIUR come il Progetto Educativo Antimafia del Centro Studi Pio La Torre.

Ulteriore attestazione dell’importanza del ruolo delle attività educative è offerta dallo stesso strumento del questionario annuale. In particolare,  alla domanda “Secondo il tuo parere, cosa permette alle organizzazioni di stampo mafioso di continuare ad esistere” la maggioranza degli studenti rispondenti (41,75%) ha selezionato la risposta riguardante la mentalità dei cittadini. E ancora,  alla domanda “A tuo avviso quale di queste iniziative lo Stato dovrebbe prendere prioritariamente per sconfiggere la criminalità mafiosa?”, il 25,32% degli intervistati ha individuato come strumento proprio l’educazione alla legalità (unitamente alla risposta “colpire la mafia nei suoi interessi economici” – 21,95% – e alla risposta “combattere la corruzione e il clientelismo” – 18,49%). Di conseguenza, è possibile comprendere come gli stessi giovani avvertano la necessità di cambiare la mentalità dei cittadini in merito al tema della criminalità organizzata.

Tuttavia la rivoluzione della mentalità in alcuni contesti sembra non essere pienamente sufficiente: per quanto un cittadino possa essere moralmente irreprensibile, talvolta la penetrazione delle mafie è pervasiva e subdola, penetrando in scenari totalmente nuovi e inaspettati. La condizione drammatica di alcune piccole e medie imprese, che necessitano nell’immediato di liquidità in questo particolare momento storico, testimonia la necessità e l’urgenza di un efficace intervento politico in materia economica che ostacoli il business delle mafie. Nel corso della prima videoconferenza antimafia 2020-2021, le parole utilizzare da Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, sono apparse particolarmente dirimenti per comprende la natura del fenomeno: la legalità (e di conseguenza la lotta alla mafia) è come un “carro a due ruote”, la prima è la ruota del diritto e dell’applicazione della legge, la seconda della cultura e dell’istruzione. Senza una delle due ruote, il carro non può funzionare: bisogna che entrambe vadano di pari passo, o altrimenti il carro girerà sempre su sé stesso.

Veronica Papadia - Sara Sardisco
IV UA – Liceo Teresa Ciceri, Como

 di Veronica Papadia e Sara Sardisco

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