8 luglio, la doppia verità sulla rivolta di Palermo
Società | 5 luglio 2024

L'8 luglio 1960 Palermo fu protagonista, come altre città, di una rivolta popolare contro il governo di Fernando Tambroni che aveva ottenuto la fiducia con i voti del Movimento sociale italiano.
Lo sciopero proclamato dalla Cgil venne represso dalle forze di polizia con cariche e scontri che provocarono diverse vittime.
Quattro i morti di Palermo. Francesco Vella e Andrea Gangitano persero la vita l'8 luglio; Rosa La Barbera, colpita mentre chiudeva la finestra di casa, morì il giorno dopo. Il giovane Giuseppe Malleo, 16 anni, si spense addirittura cinque mesi più tardi. Numerosi i feriti tra manifestanti e forze di polizia.
Il caso di Palermo, che aveva anche una matrice nel disagio sociale dei ceti popolari e dei giovani dalle "magliette a strisce", viene ricostruito ora da Rino Messina nel libro "La rivolta di Palermo" edito dall'Istituto Poligrafico Europeo.
Messina, che è stato un magistrato della Procura generale di Palermo dopo avere presieduto il tribunale militare, ha scritto numerosi saggi su processi di rilevanza storica come quelli sui Fasci siciliani e sulla rivolta del "Sette e mezzo" del 1866.
Il libro sull'8 luglio 1960 approfondisce le varie fasi del processo contro una cinquantina di manifestanti quasi tutti condannati fino in Cassazione. Messina propone una lettura critica degli atti giudiziari e contesta l'impianto accusatorio che avrebbe valorizzato oltre misura i rapporti di denuncia e le dichiarazioni dei poliziotti. Le sentenze descrivono i manifestanti come "teppaglia" e come appartenenti agli strati sociali più bassi, "quasi tutti incolti (…) e privi di una buona educazione familiare, dell'educazione scolastica, e forse anche di quella religiosa". In questo modo, osserva Messina, le responsabilità sono state "caricate per intero sulle spalle degli imputati, cioè dei dimostranti".
A giudizio di Messina, si sarebbe cercato di riportare la ricostruzione dei fatti a una visione parziale e controversa: "La polizia tutta buona (…) e i dimostranti tutti cattivi". Ci sarebbe dunque la possibilità di una rappresentazione degli incidenti alternativa rispetto a quella giudiziaria. (ANSA).
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