Aumenta il lavoro precario soprattutto al Sud, donne più penalizzate
Economia | 26 luglio 2023
Secondo i dati del Eu labour force survey (rilevamento sulla forza lavoro) di Eurostat, sono circa 24 milioni i lavoratori europei con un contratto a termine, ossia uno su otto. La diffusione di una simile tipologia di contratto, che è più frequente tra i giovani, tra chi ha un livello di istruzione più basso e tra le donne, è da ricondurre alla difficoltà a trovare un lavoro permanente (36,7% delle persone sopra i 25 anni) o alla sovrapposizione con un percorso formativo in corso (28,7% delle persone sotto i 30 anni).
I Paesi Bassi, stando all’elaborazione di Openpolis dei dati Eurostat, sono lo stato Ue con la più alta percentuale di contratti a tempo determinato (23%). Seguono Spagna (18,1%), Portogallo (14,3%), Francia e Finlandia (14%). Il minor numero di contratti a termine si registra, invece, nei paesi baltici e in alcuni stati dell’Europa orientale (in particolare Romania e Bulgaria), con percentuali tra l’1,6% e il 3,5%. L’Italia si colloca in alto alla classifica (13,5%) - occupando il sesto posto tra i paesi Ue- con una incidenza che è cresciuta nel corso dell’ultimo decennio del 3,4% (dal 2013 al 2022). Il ri corso a tale tipologia di contratto è più massiccio nel Mezzogiorno (23%) rispetto alle regioni del Nord (14%) e a quelle del Centro (16,3%), secondo i dati Istat.
Il divario di genere in tema di incidenza del lavoro a tempo determinato vede penalizzate le donne nell’intero territorio dell’Ue. Nel 2022 tale tipologia di contratto ha avuto una incidenza maggiore sulle donne di 2,4 punti, in linea con quanto registrato a partire dal 2009 (2,8 punti nel 2009 e 2,5 punti nel 2010). Il paese dove la differenza di genere in materia di contratto a termine si attesta su percentuali più alte è Cipro (7 punti), seguito da Spagna, Croazia e Finlandia con più di 5 punti. In Italia lo scarto è di 3,5 punti, che è oltre la media Ue (2,4). Al contrario, in Romania, Bulgaria e Lettonia l’incidenza è maggiore tra gli uomini.
Anche con riferimento alle fasce di età, l’Italia si attesta quale lo stato Ue con la più alta percentuale di giovani con contratto a termine e non inseriti in un percorso di formazione: 43,6%, a fronte di una media europea del 25,1%.
di Alida Federico
I Paesi Bassi, stando all’elaborazione di Openpolis dei dati Eurostat, sono lo stato Ue con la più alta percentuale di contratti a tempo determinato (23%). Seguono Spagna (18,1%), Portogallo (14,3%), Francia e Finlandia (14%). Il minor numero di contratti a termine si registra, invece, nei paesi baltici e in alcuni stati dell’Europa orientale (in particolare Romania e Bulgaria), con percentuali tra l’1,6% e il 3,5%. L’Italia si colloca in alto alla classifica (13,5%) - occupando il sesto posto tra i paesi Ue- con una incidenza che è cresciuta nel corso dell’ultimo decennio del 3,4% (dal 2013 al 2022). Il ri corso a tale tipologia di contratto è più massiccio nel Mezzogiorno (23%) rispetto alle regioni del Nord (14%) e a quelle del Centro (16,3%), secondo i dati Istat.
Il divario di genere in tema di incidenza del lavoro a tempo determinato vede penalizzate le donne nell’intero territorio dell’Ue. Nel 2022 tale tipologia di contratto ha avuto una incidenza maggiore sulle donne di 2,4 punti, in linea con quanto registrato a partire dal 2009 (2,8 punti nel 2009 e 2,5 punti nel 2010). Il paese dove la differenza di genere in materia di contratto a termine si attesta su percentuali più alte è Cipro (7 punti), seguito da Spagna, Croazia e Finlandia con più di 5 punti. In Italia lo scarto è di 3,5 punti, che è oltre la media Ue (2,4). Al contrario, in Romania, Bulgaria e Lettonia l’incidenza è maggiore tra gli uomini.
Anche con riferimento alle fasce di età, l’Italia si attesta quale lo stato Ue con la più alta percentuale di giovani con contratto a termine e non inseriti in un percorso di formazione: 43,6%, a fronte di una media europea del 25,1%.
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