Conoscenza e legalità, le armi dei giovani contro le fake news

Junior | 2 marzo 2021
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Ecco le riflessioni degli studenti del Liceo LSA Pacinotti di Fondi sulla videoconferenza promossa dal centro studi Pio La Torre dedicata a  «Articolo 21 - costituzione, informazione e democrazia: tra fake news, nuove forme di solidarietà e rivoluzione tecnologica»



Le riflessioni prodotte dai ragazzi della classe 4B LSA, prof.ssa  D'Ettorre 



Stravato Martina 4 B LSA

Le fake news e la mafia

Le fake news hanno da sempre inondato le testate giornalistiche e a questo punto, sempre di più, i social; ormai siamo abituati a leggere notizie ed essere più incerti riguardo la veridicità dei fatti narrati o, comunque, del modo in cui questi vengono esposti. 

Ed è proprio su questo argomento che ha puntato  la quarta conferenza del Centro Studi Pio La Torre. Come in tutti i convegni, sempre tenuti su argomenti di assoluta attualità e che portano a ragionare molto, numerosi sono stati gli interventi da parte di relatori coinvolti nel mondo del giornalismo: Giuseppe Giulietti (giornalista e presidente FMSI), Paolo Borrometi (presidente Art.21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”), Rino Cascio (caporedattore di RAI Sicilia) e Manila Turco (redattrice TGS). 

Il modo in cui le notizie ci sono giunte nell’ultimo anno è mutato (a causa della pandemia globale che ha colpito l’intera popolazione) diventando ancora di più in formato digitale; sicuramente le notizie che arrivano sono frutto di ricerche effettuate dagli stessi utenti, ma sta poi a questi ultimi rifiutarle e argomentarsi ricercandole in sedi opportune o anche cercando un dialogo con chi è più consapevole e può fornire informazioni più accreditate. 

Un esempio emblematico di ciò che questo fenomeno può scatenare è molto più vicino di quanto si possa credere: durante il novembre dell’anno appena concluso negli USA si sono tenute le elezioni che hanno visto come vincitore Joe Biden (democratico) contro Donald Trump (repubblicano); quest’ultimo si è molto risentito e per questo ha deciso di mandare in giro notizie false (riguardo i voti attuati in modo non democratico) che nelle persone ha scatenato una rabbia tale da spingerli ad assaltare Capitol Hill (simbolo della democrazia americana). 

Il problema principale di questo fenomeno si verifica quando le false informazioni tendono a ledere la reputazione di qualcuno (spesso sono i vip le vittime delle fake news) oppure quando cercano di deviare volutamente l’opinione pubblica verso una certa tendenza di pensiero oppure per non far vedere chi lotta a favore della verità e della giustizia: tutto questo leva al lettore il diritto di scegliere da che parte stare.

Questo fenomeno può avvenire in seguito a corruzioni di stampo mafioso per cercare di nascondere la finalità di alcuni spostamenti di soldi, non attirare troppo l’attenzione su una tematica che potrebbe vederli coinvolti, … 

I giornalisti, ad oggi, stanno perdendo di vista lo scopo del loro lavoro: rendere la verità a portata di tutti. Questo avviene perché ormai si da più importanza al lato economico della vita che a quello sociale e questo, con l’aggiunta della poca informazione e istruzione da parte delle scuole di ogni grado, fa venir meno la coscienza politica nelle persone.

Sebbene sia un fenomeno di difficilissima gestione, per la velocità e l’incontrollabilità con cui prosperano per mezzo dei canale digitali, un primo passo per difenderci dalla disinformazione è quello di recuperare la nostra consapevolezza e il nostro pensiero critico. 



Recchia Miranda 4 B LSA

 

Conoscenza come difesa

Nella giornata del 22 Febbraio, io e la mia classe abbiamo assistito alla IV videoconferenza con il Centro Studi Pio la Torre. I temi trattati riguardano per lo più l’incidenza che hanno le fake news in una democrazia, spiegandone cause e conseguenze. Dopo una breve introduzione, abbiamo ascoltato Giuseppe Giulietti, presidente FNSI. Nel leggere delle informazioni, egli ci consiglia la verifica delle fonti, in quanto queste devono necessariamente essere attendibili ed autorevoli. Le false notizie, dice, sono pericolose perché hanno il potere di cambiare la percezione della realtà in un individuo. Qual è il loro vantaggio? Quello di agire nell’oscurità e far credere agli altri quello che più si preferisce, il falso. Mai bisogna ignorare e lasciar correre questi veri e propri crimini. Siamo in grado di cambiare il domani con le azioni che facciamo oggi, possiamo scegliere il nostro destino con i piccoli gesti e le scelte di ogni giorno. Ecco perché Giulietti ci rassicura dicendoci che siamo noi i soli a selezionare le notizie a cui credere. Abbiamo poi ascoltato Paolo Borrometi, giornalista della provincia di Ragusa. Citando l’articolo 21, egli ci ricorda dell’importanza che ricopre il diritto del cittadino ad essere informato. Questo però non riguarda solo l’impegno del giornalista ma anche quello del cittadino stesso, ovvero quello di non diffondere notizie poco affidabili. Quello del fruitore deve essere un lavoro ottimale e trasparente che punta ad un giornalismo libero, fornendo un’informazione sempre più corretta, puntuale e precisa. Paolo, infine, paragona il grande impegno di Pio la Torre, nella lotta contro le organizzazioni mafiose, al lavoro del giornalista, che della propria passione ne ha fatto un lavoro. Un lavoro per sé stessi ma anche per la propria patria. Altro personaggio ascoltato è poi Rino Cascio, caporedattore dei giornalisti. L’informazione va cercata nei siti e nelle sedi più accreditate, ci dice. Egli spiega poi l’importanza dei social media, tra i maggiori canali di notizie ad oggi in circolazione. Queste piattaforme sono in grado di creare delle dirette interazioni con la società e di diffondere in modo rapido delle informazioni, anche se a volte possono diventare violente e pericolose (body shaming, cyberbullismo etc.). “Raccontare la verità a vantaggio della collettività” ce lo dice infine Marina Turco, anche lei giornalista che insiste molto sul contributo che ogni cittadino può dare per salvaguardare il giornalismo libero, comprando libri e riviste di ogni genere. Ogni riflessione ascoltata mi ha molto colpita, forse perché in generale il tema in sé è molto attuale. L’intervento di Cascio però è quello che più di tutti mi ha fatta riflettere sull’enorme influenza che i social network hanno nella vita di ognuno di noi. Credo che sia sbagliato rivolgermi ai singoli giovani poiché, ad oggi, la maggior parte delle persone adulte utilizza i social come fonte di notizie. Spesso si ha difficoltà a decifrare notizie che, unite ad immagini accattivanti, hanno un forte impatto emotivo su chi le legge. Sono ancora troppo pochi coloro che si accertano dell’attendibilità di una data informazione. D’altronde è più facile essere il primo a diffondere i cosiddetti “scoop” e avere la piena attenzione da parte di chi ci ascolta. Grazie alle tecnologie sempre più all’avanguardia, le piattaforme online sono il mezzo più rapido ed efficace per la diffusione di notizie in tutto il mondo. Bastano pochi secondi affinché una notizia venga ritwittata ed estesa a tutti i nostri utenti. Quegli stessi utenti la condividono nuovamente e poi da altri ancora, fino a quando quella data informazione è sugli schermi di tutti. Cosa possiamo fare? Un elemento importante da cui partire è sicuramente il confronto sulle notizie apprese, in ambito scolastico o familiare, e controllare che la fonte sia attendibile, come suggerito anche da Cascio e Giulietti. È bene poi migliorare la capacità di lettura critica facendo appello soprattutto alle scuole, che devono formare e indirizzare gli studenti verso una maggiore consapevolezza e selezione. A questo è strettamente legato lo studio, la conoscenza e la lettura di ogni tipo: libri, riviste, giornali, gazzette dello sport, quotidiani…ognuno avrà lo stesso fine. Altro elemento, che viene invece suggerito dalla Turco e che approvo pienamente, sarebbe quello di riappropriarsi di quello che una volta era il gusto per la carta stampata e l’odore delle pagine nuove che scorre fra le dita. Bisognerebbe insegnare che niente è come ci sembra, che niente appare com’è realmente. Avere senso critico vuol dire anche questo: attingere solo da sé stessi e dalle proprie conoscenze, nozioni che potranno sempre essere da noi dimostrate. 





De Filippis Alessio 4 B LSA

 

Fake news e mafia, due fenomeni strettamente collegati tra loro.

Il giorno 22 febbraio 2021 si è tenuta la IV videoconferenza  del centro studi Pio La Torre. Durante l’incontro, i diversi partecipanti ovvero diversi giornalisti hanno parlato del loro lavoro e principalmente del fenomeno delle fake news, ormai diffuso in tutto il mondo. Loro ci hanno illustrato quali cause negative portano o potrebbero portare queste notizie false e ci hanno spiegato per quale motivo la mafia e queste notizie sono collegate tra loro. Le fake news vengono pubblicate per diversi motivi ma i fattori principali delle loro pubblicazioni sono che portano un certo guadagno a chi le pubblica ed esse molte volte svolgono funzioni propagandistiche come è successo negli Stati Uniti con Donald Trump. 

Oltre al fenomeno delle fake news si è parlato della nascita delle nuove tecnologie  che hanno portato uno sviluppo delle diverse e molteplici aziende  e più in generale dell’intero mondo  anche se purtroppo ancora esistono paesi che sono rimasti arretrati in senso tecnologico.

Personalmente, dell’incontro  mi ha colpito scoprire come il fenomeno delle fake news aiuti, in qualche modo, la diffusione della mafia e come queste notizie riescano ad influenzare  una grande quantità di cittadini che spesso, non sapendo che ciò che stanno leggendo è falso, compiono gesti sbagliati solo perché pensano che in queste notizie ci siano dei consigli giusti, da seguire, che successivamente si rivelano essere pericolosi.



Martina Marrazzo 4 B LSA

F A K E   N E W S

un nuovo strumento di violenza

Il giorno 22 febbraio 2021, presso la sede del Centro Studi Pio La Torre a Palermo, si è tenuta la IV conferenza del Progetto Educativo Antimafia.

A prendere parte del congresso sono stati i relatori Paolo Borrometi, presidente dell’articolo 21 della Carta Costituzionale Italiana; Rino Cascio, caporedattore di Rai Sicilia; Giuseppe Giulietti, presidente dell’FNSI e la caporedattrice del TGS Marina Turco, i quali hanno argomentato e sostenuto il tema centrale della discussione: costituzione, informazione e democrazia.

Come noto a noi tutti la democrazia nel nostro paese viene misurata nel rispetto della libertà fondamentale, citata espressamente nell’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. 

Dalla promozione di questo articolo fino al tempo d’oggi non sono stati riscontrati gravi problemi, ma con la diffusione di TV, telefoni e ogni altra nuova forma di tecnologia, accompagnata dal conseguente divulgarsi di social network, i danni recati alla società risultano essere innumerevoli.

Questo perché è stata resa possibile, a causa di questi mezzi, la propagazione di notizie false in grado di limitare la libertà di informazione e di stampa.

Le fake news infatti possono essere concepite come un vero e proprio strumento capace di creare nuove forme di violenza non solo per quanto riguarda il linguaggio verbale, ma anche per la campagna di odio che porta a creare una divisione tra cittadini stessi, tra cittadini e istituzioni o ancora tra cittadini e rappresentanza politica.

Un esempio a noi molto vicino di come il diffondersi di false notizie influenzi negativamente la società lo possiamo trarre proprio dal periodo segnato dalla pandemia che stiamo vivendo: in questa fase le fake news hanno inquinato il dibattito sulla diffusione del virus, sulla campagna di vaccinazione e sulla possibilità di uscire dall’attuale crisi sanitaria. 

In questo particolare momento inoltre, sembra quasi come se ogni singola persona si fosse allontanata dal prototipo di “comunicazione” dei tempi prima del Covid-19, per la paura che incutono proprio queste false notizie. 

Come si può facilmente notare infatti i rapporti tra le persone sono nettamente cambiati: si lascia ora spazio alle cosiddette chat, che non permettono un confronto ravvicinato, bensì alimentano questa forma di asocialità che sta caratterizzando quest’epoca. Tutto ciò magari per la paura di contrarre la malattia, anche se con le dovute precauzioni, come suggeriscono le fake news.

Per quanto riguarda i vaccini poi, possiamo affermare che le bufale sono più diffuse delle notizie vere che giungono a noi da fonti sicure ed una conseguenza è stata proprio la divisione in due schieramenti da parte della popolazione: i pro e i no vax. Qui si può intravedere chiaramente come le persone in questa situazione critica si siano allontanate anziché rimanere unite affrontando e superando il problema. Con ciò infatti si è dato il via a manifestazioni, battaglie e scontri tra concittadini stessi che sulla base di false notizie hanno sostenuto la propria tesi riguardo la vaccinazione e in questo contesto non ci sono stati sicuramente miglioramenti in merito ai contagi.

Dunque ora la domanda sorge spontanea: come ci si può liberare da queste notizie false che ostruiscono la società e il suo modo di pensare? Purtroppo a mio parere risulta essere impossibile bloccare rapidamente la diffusione di queste ultime, ma iniziare a limitare l’attività delle persone che contribuiscono al loro scambio sarebbe una grande svolta e per fare questo c’è bisogno dell’intera popolazione che, in merito alla propria coscienza, deve attenersi all’informazione mediante fonti certe, sminuendo e facendo così perdere potere a queste fake news che gravano tanto sulla società.





Le riflessioni dei ragazzi della classe 3 A LSA, prof.ssa D'Ettorre 

 

Alessia Di Trocchio – 3° A LSA
Nella IV conferenza del progetto educativo Pio La Torre, svoltasi il 22 febbraio 2021, si è affrontato il tema delle fake news partendo dall’articolo 21 della nostra Costituzione.
Si è detto che la democrazia si misura nel rispetto delle libertà fondamentali, una delle quali è quella che evince dall’articolo 21; il quale afferma che ognuno di noi è libero di manifestare il proprio pensiero. Questa libertà viene ampiamente garantita nel nostro paese, soprattutto nel campo del giornalismo. Quando però, le informazioni che scaturivano da quest’ambito non erano più veritiere, allora sono nate le fake news che vengono divulgate in particolar modo attraverso i social e che, ad oggi, inquinano ogni dibattito riguardante i temi più disparati, dal coronavirus all’economia. Nella conferenza si è trattato inoltre di come riconoscere un’informazione falsa da una vera, semplicemente aguzzando il senso critico, guardando attentamente e non credendo ad ogni notizia che viene letta in giro.
Un aspetto che mi ha colpito molto di tutta la conferenza, è stato un argomento trattato da Paolo Borrometi, il quale ha affermato che, dall’articolo 21, evince anche il diritto della persona ad essere informata. Le notizie che ognuno deve ricevere devono essere vere. Quelle false portano scompiglio e rabbia, come è accaduto poco tempo fa in America, dove Donald Trump, alimentando notizie false su Twitter, ha portato all’assalto del senato da parte dei suoi seguaci. Il giornalista ha affermato inoltre che, come quando una persona deve essere curata e pretende un bravo medico, allo stesso modo ogni cittadino deve pretendere informazioni veritiere.
Questo mi ha fatto riflettere e giungere ad una conclusione riguardante le persone che diffondono notizie false. Le fake news esistono a causa del fatto che, chi le emana, sono persone avide, incoerenti e con senso di altruismo pari a zero. Questo perché, riprendendo l’esempio fatto da Paolo Borrometi, se la persona che chiede un medico competente nel curarla e critica il sistema sanitario italiano perché non sa rispondere alle esigenze dei cittadini, è poi la prima a divulgare notizie false, magari solo per guadagnare più soldi ricevendo molti click, è lei stessa che contribuisce a mettere in crisi il paese. In quanto, scrivendo notizie false, offre agli altri delle informazioni non veritiere solo per avvantaggiare se stessa nel guadagnare; e quindi, non solo è avida, ma non è neanche altruista. Invece è ampiamente incoerente, perché critica la sanità di non pensare alla popolazione quando lei è la prima a non farlo mettendo in atto comportamenti dispregevoli.
A parer mio dunque, le fake news esistono ed esisteranno sempre fino a quando le persone non inizieranno a preoccuparsi anche dei loro doveri, non solo dei diritti che gli spettano. Questi ci sono, sono scritti nella Costituzione, sta a noi iniziare a collaborare per far rinascere quei valori, quali coerenza, altruismo e senso di appartenenza, che ogni cittadino deve possedere per essere chiamato tale e per arrivare ad un paese realmente veritiero e quindi pienamente democratico, in quanto la democrazia di un paese si misura proprio in base alle informazioni che da questo emergono. 

 

Brizzi Marco 3 A LSA

Il coraggio di Parlare

Nella quarta videoconferenza del progetto educativo antimafia Pio La Torre, si è parlato principalmente di fake news, dei vantaggi che ottengono coloro che le diffondono e delle motivazioni principali che essi hanno. Inoltre è stato trattato l’articolo 21 della costituzione, il quale esprime il diritto del cittadino ad essere informato in maniera corretta. Naturalmente, anche la mafia si serve delle false notizie, al fine di confondere le persone e di insabbiare la realtà. Le parole del giornalista Paolo Borrometi, proprio riguardo questo diritto del cittadino, ma anche riguardo il diritto/dovere del giornalista di informare, mi hanno particolarmente colpito. Specialmente nelle terre del sud, parlare così apertamente di reati mafiosi, fare nome e cognome dei diretti interessati, è un qualcosa di molto pericoloso. Sono stato attratto in maniera particolare dalla decisione e dal coraggio di quest’uomo. Borrometi infatti, ha dovuto rinunciare ad una parte della sua libertà proprio per denunciare l’ingiusto, per mettere allo scoperto tutti questi reati che altrimenti sarebbero stati nascosti dall’omertà e dal terrore dei cittadini. Un ragazzo di una scuola partecipante al progetto ha chiesto al giornalista quali siano le motivazioni che lo spingono a fare questo lavoro e Borrometi, sorridendo, ha risposto che fa tutto questo proprio per permettere a ragazzi come noi di continuare a trascorrere la nostra vita in maniera spensierata. Il giornalista ha anche raccontato che la volontà di lavorare in questo ambito era nata quando si trovava al liceo e la sua professoressa gli raccontò la storia di uno dei nove giornalisti uccisi dalla mafia: Giovanni Spampinato (all’età di soli ventisette anni). Si è sempre parlato meno di questo giornalista perché si diceva che “se la fosse andata a cercare”. “Se l’era andata a cercare”. Come si poteva affermare una cosa del genere su un ragazzo ucciso dalla mafia, su un ragazzo che lottava per la verità. Erano questi i pensieri che lo spinsero ad intraprendere questa carriera.

Sono convinto che di persone così non ne nascano tante. Persone che non hanno paura di denunciare, di gridare al mondo intero quale sia la verità, di mettere in pericolo la propria vita pur di mettere al sicuro quella degli altri, in particolare quella dei giovani. 

Io, da persona “comune”, mi chiedo spesso come debba essere svegliarsi la mattina e non avere la certezza di tornare a dormire la sera. Prima o poi penso ci si faccia l’abitudine… o forse no? Beh, dalla sicurezza con la quale ho sentito parlare Paolo Borrometi, non mi sembra che questi personaggi abbiano poi troppe paure di questo genere… o forse sì? Forse le nascondono? Forse le nascondono per evitare di mostrare debolezza agli occhi di chi li vorrebbe morti? D’altronde abbiamo assistito a numerosi omicidi di uomini che si muovevano contro la mafia negli ultimi decenni, quindi un minimo di paura sarebbe del tutto normale. 

Credo sia veramente difficile interpretare correttamente le loro paure, le loro idee, la loro vita interiore.

Sicuramente bisogna avere qualcosa “in più” rispetto al resto delle persone per fare delle scelte così importanti. Parlo di qualità umane e di predisposizione al sacrificio o alla lotta ad esempio. Coraggio, determinazione, senso della giustizia, sono tutte virtù che permettono a uomini come Borrometi di andare avanti e non arrendersi, nemmeno quando le cose si fanno più pericolose. Nella storia abbiamo avuto personaggi come Falcone o Borsellino (per citare magistrati), come Peppino Impastato, Beppe Alfano (giornalisti), che sono stati uccisi dalla mafia, ma che hanno dato speranza e forza a tutte le persone che, come loro, hanno voluto e vogliono sconfiggere o, quanto meno indebolire, queste organizzazioni criminali.

 

Alessandro Sciarra  3^A LSA 

 

Fake news e informazioni vere, come distinguerle?

Il tema principale della quarta conferenza del progetto educativo antimafia del centro di studi Pio La Torre è il rapporto tra le fake news, ovvero informazioni/notizie false, e le organizzazioni mafiose, le quali, grazie ad esse, riescono a diffondere il terrore nella popolazione, accumulando così il potere e la supremazia sulle persone meno informate, che si fidano di queste notizie ricevute. In particolare, ci si sofferma sul modo in cui si distinguono queste fake news dalle informazioni vere.                                                                                                                                                         La conferenza inizia con l’intervento di Vito Lo Monaco che cita il ventunesimo articolo della costituzione, il quale dice che tutti hanno il diritto di esporre il proprio pensiero, con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione. Oggi, con la televisione, con il telefono e con qualsiasi altro strumento tecnologico, questo diritto concesso a noi viene spesso soppresso, ad esempio a causa delle fake news.                                                                                                                                                                           Mai come in questo periodo è importante sapere distinguere le notizie vere da tutto quello che circola in rete e che alimenta false credenze. Ma come distinguere delle fake news da delle informazioni vere? È questa la domanda alla quale ho posto più attenzione (e che tra l’altro è stata una delle due domande proposte da me nella scorsa conferenza), forse perché è quella che riguarda di più noi giovani, dato che se le fake news si diffondono è soprattutto grazie alle tecnologie.  A questa domanda ci risponde Giuseppe Giuletti in modo dettagliato. Bisogna controllare innanzitutto il mittente, ovvero chi dà la notizia al lettore. Una notizia vera deve essere piena di sostantivi e numeri, deve essere data da persone che hanno esperienza in questo campo. Bisogna assicurarsi che la notizia provenga da una fonte di cui ti fidi e/o da un sito attendibile. Se la notizia viene riportata da un'organizzazione che non conosci e, soprattutto, se è l'unica a riportarla, dubita. Una notizia vera viene sempre riportata da più di una fonte. Questo significa che se nessun altro sito riporta la stessa notizia, probabilmente siamo davanti a un falso. Se la notizia è stata ripresa da diversi siti che ritieni attendibili, allora è più probabile che sia vera, spiega Giulietti. Spesso alcune notizie sono intenzionalmente false. Dobbiamo utilizzare le capacità critiche quando leggiamo le notizie e condividerle solo se non abbiamo dubbi sulla loro veridicità. Al giorno d’oggi le nuove tecnologie hanno sia aumentato la possibilità di diffondere queste fake news, ma hanno aumentato anche la possibilità di capire se la notizia in questione è vera o falsa. Secondo i diversi giornalisti che hanno partecipato alla conferenza, non bisogna mai fermarsi all’apparenza, ma bisogna analizzare sempre i contenuti, così da non leggere e/o inoltrare ad altre persone, informazioni false. Importante è la lezione data in questa conferenza per la nostra educazione alla cittadinanza e in particolare il soffermarsi sul pensiero critico, che dobbiamo necessariamente sviluppare, come ci ripetono spesso, per poter partecipare alla vita democratica del paese.




Le riflessioni delle classi coordinate dalla prof.ssa Pierina Carta


Arianna Sarcina, Adelaide Anzelmo e Giulia Russo


Il giorno 22 febbraio dalle ore 9:00 alle ore 11:30, abbiamo assistito alla videoconferenza del Progetto Educativo Antimafia del Centro Studi Pio La Torre riguardante l’Articolo 21 – Costituzione, Informazione e Democrazia: tra fake news, nuove forme di solidarietà e rivoluzione tecnologica.

I relatori che hanno preso parte a questa conferenza sono: Paolo Borrometi, presidente Art. 21, Rino Cascio, caporedattore RAI Sicilia, Giuseppe Giulietti, presidente FNSI e Marina Turco, caporedattrice TGS.

L’ articolo 21 enuncia che: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”.

Questo articolo ci fa riflettere su un tema molto importante e attuale, ovvero la libertà di parola e di pensiero, che però non deve mai giustificare l’abuso di potere e la diffusione di notizie false, le quali hanno generato nella società di oggi forme di violenza, alimentando un clima che ha creato una divisione tra cittadini e istituzioni e cittadini e rappresentanza politica, incitando all’odio.

Paolo Borrometi ha ribadito un suo pensiero riguardante questo Articolo, giacchè esso non è solo il diritto/ dovere del giornalista ad informare, ma il diritto del cittadino ad essere informato.

La pandemia ha influito ad un ulteriore aumento della diffusione di questo fenomeno di violenza, inquinando anche il dibattito sulla campagna di vaccinazioni.

Durante la videoconferenza, ha espresso il suo pensiero Giuseppe Giulietti, il quale ha affermato che una notizia vera si distingue da una falsa con lo spirito critico, infatti bisogna fidarsi di informazioni documentate, controllandone anche le fonti. Le notizie false si sono formate in un contesto internazionale che tende a colpire il principio di autorevolezza e di competenza.

Le tecnologiche che abbiamo a disposizione, e dunque la rete internet non ha contribuito a contrastare la diffusione di fake news, ma comunque continua ad essere un mezzo importante per l’informazione, se usata in modo adeguato, quindi portando dei vantaggi.

A favore delle fake news ci sono le organizzazione mafiose, in quanto si avvalgono della loro funzione per nascondere la loro criminalità e cancellare chi lotta contro di essa.

Per dimostrare gli effetti negativi causati dalle fake news, possiamo riportare un esempio recente, avvenuto in America durante le elezioni del nuovo presidente. Donald Trump amplificava le fake news di brogli elettorali delle elezioni di Joe Biden scatenando la rabbia della gente a manifestare nei confronti di un luogo sacro.

Noi ci troviamo d’accordo con l’osservazione di Rino Cascio, poiché la paura di non sapere come si evolverà la situazione che stiamo vivendo, alimenta la voglia di informazione e ciò rappresenta un punto di forza per coloro che diffondendo notizie false incassano grandi capitali.

Questa conferenza sicuramente ci ha suscitato l’interesse verso l’insegnamento di ribellarsi sempre alle bugie e alle falsità per avere una società più giusta.

Non dobbiamo aver paura di denunciare le truffe che vediamo in rete, ma l’evoluzione tecnologica può servirci ad essere più rapidi nella raccolta dei dati per la difesa della legalità; difendere la propria dignità significa contrastare la violenza in qualsiasi forma.

In conclusione, come ci raccomanda Giuseppe Giulietti, dobbiamo essere sempre in grado di scegliere la libertà e bloccare tutte le forme di violenza fisica e psicologica.




Valerio Mongia, Marco di Fazio, Beatrice Stapane, Loris Lorello

Nella quarta conferenza del progetto educativo antimafia si è parlato dei temi che riguardano l’articolo 21 della costituzione, informazione e democrazia, fake news, falsa comunicazione, le nuove forme di solidarietà che stanno nascendo e la rivoluzione tecnologica che ci impone comportamenti diversi soprattutto in questa fase di distanziamento fisico che la pandemia ci sta imponendo.

La prima relatrice che è intervenuta nel dibattito è stata la giornalista Marina Turco che ha trattato l’argomento delle fake news e del rapporto tra notizie false e democrazia, un rapporto che non può funzionare e che è diventato una minaccia per le democrazie. Non può esserci una vita sociale ordinata che possa definirsi tale se non si sviluppa attraverso una corretta informazione, la quale era già in crisi da prima dell’inizio di questa pandemia e adesso la minaccia è diventata più forte e consistente se pensiamo a quante notizie devono far fronte i giornalisti quotidianamente sulla tutela della salute.

La questione delle fake news si lega molto anche alla crisi dell’informazione mondiale e nel nostro paese in particolare assistiamo ad una crisi di carattere “imprenditoriale/editoriale”, in Italia il giornalismo si è impoverito c’è un’economia del giornalismo in crisi e di conseguenza anche la qualità del giornalismo ne risente.

In seguito durante il dibattito è stata presentata una clip da parte del capo del sindacato dei giornalisti Giuseppe Giulietti che ha risposto ad alcune delle domande degli studenti: il relatore ha messo in evidenza come l’unico modo per riconoscere una fake news sia lo spirito critico, criticare quel sito invitando ad andare oltre a cercare di capire, guardare quel sito e soprattutto diffidando sempre di ogni informazione urlata, ricca di aggettivi, povera di sostantivi e di cifre ricordando che le notizie di cui possiamo fidarci devono essere documentate. Le fake news possono essere estremamente pericolose perché diffondere bugie può alterare la nostra percezione della realtà alimentando forme di comunicazione aggressiva. Tra le domande fatte si è trattato anche il tema del cyberbullismo sottolineando come sviluppare una coscienza critica permetta di diffidare da tutti coloro che tendono a sopprimere le differenze e le diversità, ognuno di noi può fare qualcosa contro il bullismo e in particolare bisogna ricordarsi che un giorno anche noi potremmo essere bullizzati.

Da questa trattazione, personalmente, è stato interessante notare come l’utilizzo della rete e dei social media non rappresenti fondamentalmente e in maniera assoluta uno svantaggio o un vantaggio, bensì è stato rammentato come l’utilizzo e le modalità di utilizzo di questi strumenti possano creare ponti tra gli uomini del mondo dando voce e notorietà alle ingiustizie oscurate in maniera positiva, o innalzare barriere e favorire l’odio, il razzismo, la violenza e il bullismo in maniera negativa; ma tutto dipenda da noi e dal nostro uso coscienzioso delle piattaforme telematiche.

Un altro tema fondamentale che è stato affrontato durante la conferenza è la libertà. La libertà è un valore portante nella nostra vita che, più degli altri, ci fa riflettere molto perché è strettamente collegato con il nostro futuro, con le nostre scelte personali di studio e di lavoro, con quelle possibilità che la società ci offre.

Nei tempi di oggi soprattutto tra noi giovani è molto più semplice avere il diritto nello scegliere qualsiasi cosa, che può partire da una scelta piccola e innocua ad una più importante. Le prime scelte iniziano nella scuola, perché essa secondo me non è solo fondamentale per avere un lavoro, ma lo è soprattutto nel farci aiutare a ragionare per affrontare quella che è la vita di tutti i giorni; aldilà del voto perché non siamo dei semplici numeri ma siamo persone, che magari possiamo sbagliare ma è da questi piccoli sbagli che si inizia a crescere. Una volta usciti dalla scuola dovremmo comportarci da adulti e responsabili facendoci rispettare sempre senza mai toglierci il diritto di scelta e di parola. Come diceva Giorgio Gaber: “la libertà non stare sopra un albero, la libertà è partecipazione”. Questa frase significa che un individuo per essere libero deve essere partecipante nella società. E molte persone partecipi della società, sono morte per noi, per donarcela e se ora siamo liberi è solo grazie a loro.

La rivoluzione digitale ha investito il mondo del giornalismo con risvolti epocali, tutti noi siamo cambiati, siamo diventati digitali. I social sono anche luoghi di espressione democratica, ma sono diventati anche contenitori di valanghe di fake news, che vengono usate per far soldi facili. Inoltre non c'è da nascondere, soprattutto a voi ragazzi una crisi di editoria che ha impoverito un po’ il nostro settore, e questo ne fa risentire molto la qualità.

È importante soprattutto per i ragazzi comprare i giornali che è importante leggerlo, toccarlo e ancora di più assimilare le informazioni dei giornali per capire anche cosa succede nel mondo e allargare i propri confini. Il giornalismo se non piace alla politica è una cosa positiva perché il giornalismo nella sua missione ha proprio quella di essere un controllore dei potenti, di chi ci governa.

Io concordo sul fatto che magari comprare i giornali, non sempre però anche ogni tanto ci aiuta a informarci di più su quello che succede nel mondo, di quello che ci circonda, e battere così l'ignoranza e il non sapere della politica o anche di cronaca e altro.

Anche i social network che hanno rivoluzionato il mondo facendolo diventare molto più moderno, ma forse anche troppo moderno perché come si è detto non sempre quando navighi su internet ci sono notizie vere come pensiamo, ma spesso sono solo fake news, che servono a quelle persone a fare soldi grazie ai nostri click su quella pagina.

La giornalista invitata al centro per la conferenza risponde alla domanda fatta da un alunno su come si riesce a farsi credere su un argomento di cui si occupa e come capire se è una notizia fake. Lei intanto parla sulla bravura e capacità dei giornalisti invitati e dice che una persona che fa questo lavoro deve avere molta responsabilità sui temi che tratta, afferma anche che la missione principale è informare. Io penso che queste affermazioni date dalla giornalista sono importanti per lo scopo che dà al suo lavoro. Un’altra domanda che arriva da degli alunni, dove chiedono se ci sono dei condizionamenti nel lavoro che fa, lei senza pensarci due volte risponde di no in quanto afferma di lavorare in gruppo dove hanno forti morali e non vogliono pubblicare false notizie. Personalmente penso che sia una bella cosa dire le cose come stanno al proprio pubblico, fa molto piacere sentire la giornalista dire che se il direttore le avrebbe chiesto di pubblicare notizie non vere lei avrebbe rifiutato.



Capodiferro Seana Maria Capotosto Eva Petrillo Nicholas Nocella Emanuel Carnevale Daniel e Giusti Loris


L’articolo 21 della costituzione italiana cita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Durante la videoconferenza hanno preso voce diversi esponenti tra cui: Giuseppe Giulietti noto giornalista , sindacalista e politico italiano che ha risposto ad alcune domande fatte da noi giovani.

A Giulietti viene chiesto: Come possiamo essere in grado di distinguere una notizia vera da una notizia falsa? Giulietti afferma che le fake news sono oggetto ostile nell’ambito dell’informazione in quanto portano l’uomo a non porsi domande ma a credere a tutto a prescindere e impediscono a ciascuno di noi di avere una corretta informazione e di sviluppare un . Per riconoscere queste informazioni false bisogna per prima cosa andare oltre l’evidenza e avere uno spirito critico nei confronti delle notizie che ci vengono date; Come possiamo fare questo? Dobbiamo innanzitutto controllare le fonti e capire bene se si tratta di siti affidabili o meno e solo infine raccogliere le informazioni date. Con l’evoluzione tecnologica la circolazione di informazioni è più rapida ma anche più fuorviante. Questa è una cosa positiva quanto negativa perché come è più semplice ricevere informazioni giuste più rapidamente è anche semplice la diffusione a macchia di fake news. Infatti il problema non è il web ma il nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Le fake news sono uno strumento potente soprattutto nelle mani della mafia che le utilizza in due modi: oscurando i nomi delle migliaia di persone che combattono contro quest’ultima e soggiogando i ragazzi più deboli, con meno conoscenze che vengono molte volte anche da situazioni difficili portandoli dalla parte dell’illegalità. L’unico modo per prevenire che ciò accada è fare una corretta informazione e dare un’educazione adeguata.

Successivamente ha preso parola Paolo Borrometi, giornalista siciliano che ha rinunciato alla propria libertà facendo nomi e cognomi e esponendosi, per questo infatti ora è costretto a vivere sotto scorta dopo un’aggressione e svariate minacce. Borrometi è un chiaro esempio di come sia importante battersi contro le mafie e avere il coraggio di parlare in tutti i modi dando voce anche a chi non ce l’ha senza aver paura delle conseguenze, per il bene di tutti. Una voce in meno è una testimonianza in meno per tutti noi e quindi una fonte di disinformazione che va a nostro discapito. Borrometi evidenzia il fatto quanto le fake news alimentino forme di comunicazione aggressive, creino odio, rabbia e dividano intere comunità.

Un chiaro esempio è l’avvenimento del 6 gennaio 2021 in cui c’è stato un assalto a Capitol Hill (sede del governo americano) alimentata dall’ex presidente Donald Trump che dopo aver diffuso fake news riguardo alle elezioni affermando che fossero truccate ha alinentando la rabbia tra i suoi seguaci che sono arrivati a compiere questo gesto estremo.

Prende parola Rino Cascio evidenziando la relazione tra fake news e COVID-19: Le fake news sono state tra l’altro una parte caratteristica della pandemia che stiamo vivendo. Sono state messe in circolazione tante di quelle informazioni non veritiere espresse con l’unico scopo di alimentare la rabbia e lo scontento della popolazione. Questo fenomeno si sarebbe potuto evitare se ognuno di noi avesse verificato le fonti delle informazioni e si fosse fidato di fonti autorevoli.

Ricordiamo infine tutte le vittime innocenti di mafia che ci fanno comprendere la pericolosità reale di questa associazione che non guarda in faccia a nessuno. Il 22 Febbraio facevano il compleanno Barbara Rizzo e i due gemellini Salvatore e Giuseppe Asta. I gemellini avevano solo 6 anni mentre la mamma solo 30 anni sono stati vittime di un attacco di mafia il 2 Aprile 1985, saltarono in area per un auto bomba che la mafia aveva preparato per un giudice, Carlo Palermo.

Le fake news sono sicuramente una grande piaga dei nostri tempi che crea problemi seri all’interno delle comunità. Dobbiamo essere sempre attenti alle informazioni che ci vengono poste dinanzi, dobbiamo essere critici e non farci ingannare da notizie create con l’unico scopo di alimentare il malcontento delle persone. La disinformazione è l’arma più potente nelle mani delle persone sbagliate.



Federica Iacozza, Sara Pinto, Valentina Colantone, Eleonora Forte, Lucia Lo Stocco e

Arianna Ostacolato


Le fake news possono essere definite una minaccia per la società e per la democrazia?” e con questa domanda che la giornalista Marina Turco apre la quarta conferenza per il progetto educativo antimafia Pio la Torre. La Giornalista Turco definisce queste fake news, violenze, non solo di linguaggio ma anche oggetti capaci di dividere i cittadini dalle istituzioni. Lo abbiamo visto sopratutto in questo periodo di pandemia, sono state proprio queste ultime ad accentuare la gravità della situazione. E’ importante anche analizzare i social, in quanto nella nostra società si stanno posizionando ormai al centro della nostra vita, ci permettono di fare tantissime cose, ma soprattutto di comunicare, cercando e diffondendo informazioni, senza staccare lo sguardo da un semplice display.

Vengono definiti dalla brillante giornalista Marina Turco, come “piazze dell’informazione, ma non danno sempre vita ad una corretta informazione; anzi le abbiamo vissute come luoghi avversi della giusta informazione”. I social sono quindi luoghi di espressione democratica, che però negli ultimi anni sono diventati anche contenitore di valanghe di fake news. Lo abbiamo visto chiaramente durante le elezioni americane, precisamente nell’episodio dell’assalto a Capitol Hill, dovuto grazie alle false notizie alimentate da Trump sulla questione delle elezioni falsificate e le conseguenze che hanno avuto sui cittadini americani.

Un altro esempio molto più vicino a noi è quello dalla senatrice Liliana Segre la quale presta la sua persona per l’avvio della campagna vaccinale, è stata per questa decisione costantemente oggetto di odio. Noi ragazzi abbiamo il compito di usare i social e i loro contenuti in maniera adeguata e verificare la provenienza di queste notizie. Così come il compito dei giornalisti è quindi quello di cercare di stabilire un’alleanza con i social e di utilizzarli a loro vantaggio per sostenere la buona informazione, le fake news sono ormai diventate molto utili per le mafie, soprattutto per coprire e nascondere alcune delle loro attività criminali. Lo vediamo anche nella vita politica dove giornalismo non è mai piaciuto ai potenti in quanto unico posto in cui si mettono in luce le verità e si dà voce ai più “deboli” di uscire allo scoperto; un esempio sono le carceri, luogo che consente al detenuto di vivere un tempo di riabilitazione e di maturazione è, infatti, esigenza della stessa società, sia per recuperare una persona che possa validamente contribuire al bene di tutti, sia per depotenziarne la tendenza a delinquere e la pericolosità sociale è stato proprio grazie al giornalismo che si è fatta presente l’esigenza di dover attuare il piano per la vaccinazione contro il covid anche nelle prigioni. Interessantissimo è stato poi l’intervento del giornalista Paolo Borrometi il quale, a causa del suo lavoro, si trova in una situazione dove viene scortato costantemente a causa delle minacce contro la sua persona. In una società come la nostra il lavoro del giornalista è fondamentale, la passione del giornalista Borrometi è chiara quando afferma senza paura che per lui mettere a rischio la sua vita e la sua libertà è il proprio dovere, perché così un giorno sarà possibile fare un giornalismo libero. Ora è più facile rispondere alla domanda che ci è stata posta dalla giornalista Turco, si, ogni notizia, falsa, che involontariamente pubbliciziamo è un ostacolo ad uno dei nostri diritti, è un ostacolo alla democrazia, un giorno si riuscirà a fare giornalismo libero senza rischiare in alcun modo.

E’ con questo augurio che si conclude l’incontro, come ci ricorda il giornalista Borrometi, e i suoi colleghi Turco, Cascio e Giulietti, un giornalista deve far suo l’articolo 21 della costituzione ed informare il cittadino di verità, perché solo grazie a questa anche i più deboli un giorno si sentiranno incoraggiati a dire la propria verità e noi tutti ad ascoltarla.




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