Francesco Renda, lo storico della Sicilia e del movimento contadino
Cultura | 25 giugno 2024

Fu un protagonista prima e un testimone dopo delle pagine cruciali del dopoguerra siciliano: dal banditismo all’autonomia, alle lotte contadine. Nel fuoco di quelle vicende Francesco Renda ha poggiato il suo impegno politico e la sua attività di storico. A 11 anni dalla scomparsa, sarà ricordato da storici, studiosi, sindacalisti con un confronto di tre giorni promosso dall’Istituto Gramsci siciliano di cui Renda fu uno dei fondatori. Il seminario sarà aperto il 27 giugno nella sala Mattarella di palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana di cui lo storico fu anche componente come deputato regionale del Pci, e proseguirà poi il 28 e il 29 giugno nella sede dell’Istituto Gramsci ai Cantieri culturali.
Renda era stato giovane dirigente del movimento contadino e come tale era stato incaricato di partecipare alla festa del primo maggio 1947 a Portella della Ginestra, dove la banda di Salvatore Giuliano fece fuoco sulla folla uccidendo 11 lavoratori. Fu la prima strage dell’Italia repubblicana. A causa di un guasto alla moto che lo portava sul pianoro in cui si erano raccolti i contadini, Renda arrivò subito dopo la sparatoria: partecipò così al soccorso dei feriti.
Oltre all’impegno politico, Renda è stato per molti anni docente di storia moderna all’università di Palermo, presidente della facoltà di Scienze Politiche e autore di numerosi volumi sulla storia della Sicilia, sui Fasci siciliani, sulla storia dell’Inquisizione, sulle lotte per le terre e per la democrazia. La sua militanza politica nella sinistra si è sempre conciliata con il rigore della ricerca storica e con la lettura critica delle fonti e dei protagonisti. Nella sua autobiografia politica, Renda ha rivendicato come suo metodo storico la ricerca della verità. “Non c’è storia – ha scritto – senza verità; non verità in assoluto, ma nel senso che i fatti narrati siano veri, correttamente intesi”. (ANSA).
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